Martedì, 17 Marzo 2026

 

Il Carnevale tradizionale in Arcidiocesi

Su Carrasegare, il tradizionale Carnevale sardo (che letteralmente significa tagliare la carne, in riferimento alla vittima sacrificale protagonista dei riti carnevaleschi), racchiude un insieme di manifestazioni folkloristiche particolari che lo differenziano da quello moderno, spensierato e colorato, e trae origine da antichi riti in onore del dio greco Dioniso che segnavano la fine dell'inverno, caratterizzati da danze sfrenate e grandi abbuffate.

La Chiesa nel tempo cercò di moderare queste manifestazioni accostandole ai due santi venerati a metà gennaio, Sant'Antonio abate e San Sebastiano, in onore dei quali si accendono grandi falò. Sono questi i giorni in cui fanno la loro prima apparizione le tradizionali maschere, tutte molto simili, caratterizzate dalla presenza di vittime sacrificali, dalle sembianze animalesche e coperti da pesanti sonagli, Mamutzones o Maimones (forse dal greco Mainoles, il pazzo, il folle, aggettivo riferito a Dioniso), che si muovono con ritmo cadenzato e cercano di fuggire ai guardiani, sos Bardianos o sos Omadores (i domatori) che, con bastoni nodosi, catene e funi li tengono a bada. Accanto a loro anche s'Urzu, che si rifà alla figura mitologica dell'orco, presente anche nella cultura sarda, sa Filonzana (la filatrice) raffigurazione della morte, e il misterioso Maschinganna. Alcune sono state preservate nel tempo fino a oggi, mentre in molti paesi sono state riscoperte a partire dagli anni '70, grazie anche agli studi dell'antropologa Dolores Turchi. Tutte, comunque, contribuiscono a mantenere in vita tradizioni, rappresentando un importante richiamo turistico, animando anche se per pochi giorni le vite dei piccoli centri. In alcuni paesi della nostra Arcidiocesi si sono mantenute le antiche tradizioni del Carnevale sardo, alcune con elementi comuni, altre con caratteristiche uniche e originali. Scopriamone qualcuna insieme.

Ardauli

S'Intibidu, l'antico Carnevale ardaulese ha inizio la mattina del Mercoledì delle Ceneri al suono de sa corroneta (un corno di bue): s'Urzu, vestito di pelli nere di capra, barba lunga, volto tinto di nero e coperto da un fazzoletto da donna, una corona d'edera e alloro sul capo e in mano un bastone di olivastro, si risveglia e inizia a dimenarsi. I suoi seguaci, con indosso pelli di animale, campanacci e volto annerito coperto da un fazzoletto nero, acceso un fuoco, gli ballano attorno, facendo schiamazzi e suonando una lunga canna. Il gruppo è circondato da tre guardiani, con indosso un mantello nero con cappuccio (su cabanu) che, percuotendo i seguaci, catturano s'Urzu e, dopo averlo legato a dei pali o alberi lungo il tragitto e avergli ballato attorno, lo conducono fino alla roccia de su Crastu mannu dove viene ucciso. Una volta morto, la corona de s'Urzu viene posta sulla roccia e si procede con un rituale che prevede una sorta di battesimo seguito da un funerale: la roccia viene aspersa con olio, vino e sale mentre si recitano frasi in sardo; al termine si intona s'atitu (il lamento funebre). Al tramonto la corona de s'Urzu viene bruciata decretando la morte del Carnevale e, al contempo, propiziando una prosperosa rinascita. Così come sono iniziati, i riti terminano al suono de sa corroneta.

05.06 10 Ardauli

Austis

Il Carnevale di Austis, chiamato su Coli Coli si distingue dagli altri per la presenza dei misteriosi Colonganos dall'abbigliamento particolare: in testa hanno pelli di martora o volpe, sul viso una maschera in sughero annerita nascosta da frasche di corbezzolo e, sulle spalle, invece dei campanacci, un carico di ossa di animali; in mano un bastone o un forcone. Durante il falò di Sant'Antonio e il Carnevale, sos Colonganos (dal greco kolos, pecora), ballano attorno al fuoco su due file ordinate, a ritmo cadenzato, battendo il bastone a terra ed eseguendo dei saltelli che fanno emettere un suono lugubre alle ossa: il loro suono ricorda quello delle matraccas, i battacchi suonati durante la Settimana Santa. Nel frattempo, s'Urtzu, in una corsa sfrenata, cerca di fuggire dai suoi guardiani, sos Bardanos, che annunciano il loro arrivo col suono prolungato di un corno o di una conchiglia, e gettando crusca e grano sulla folla.

05.06 10 Austis

Samugheo

Tra i più conosciuti, A Maimone, il Carnevale di Samugheo, ogni anno attrae migliaia di visitatori. La manifestazione è anche occasione di scambio culturale: infatti, partecipano anche gruppi di maschere tradizionali provenienti da altri paesi della Sardegna, dalla Penisola e da altre nazioni europee. I protagonisti sono sos Mamutzones che indossano abiti di fustagno e pelli di capra su cui sono annodati dei campanacci e dei sonagli, un copricapo in sughero (su casiddu) rivestito di lana caprina e corna di capra o bovine, il viso annerito dalla fuliggine: si muovono in una danza disordinata che imita il combattimento tra capri. S'Urtzu o s'Orcu, indossa una pelle di capra nera compresa la testa e sul petto ha pelli di capretto e campanacci; sotto la veste porta una vescica piena di sangue e acqua. É la vittima sacrificale: procede goffo e zoppicante cercando di acchiappare le donne presenti tra la folla. S'Omadore, il pastore, indossa un pastrano nero con cappuccio e ha il viso annerito dalla fuliggine. In mano ha una fune (sa soga), un bastone, una catena o un pungolo, con il quale percuote s'Urzu; con il pungolo buca la vescica per far uscire il liquido con il quale, in modo simbolico, si fertilizza la terra. La scena termina con la morte e il ritorno in vita de s'Urtzu attorniato da sos Mamutzones e dai loro copricapi.

05.06 10 Samugheo

Ula Tirso

Riscoperto di recente, il Carnevale ulese è composto da diversi personaggi: s'Urtzu, rivestito di una pelle di cinghiale completa di testa e di pelli di capra, sotto il quale cela un pezzo di sughero (sa zippa) per proteggersi dai colpi e una vescia piena di vino; sos Domadores, con l'abito tipico del pastore e il volto annerito dalla fuliggine; sos Bardianos, (i guardiani) che indossano un ampio vestito d'orbace che copre anche il volto annerito (su saccu 'e su pastore) e portano un bastone nodoso (sa mazzocca); infine, sos Mamuthones, rivestiti da un gabbano d'orbace nero con un cinturone fatto di campanacci, il viso nascosto da una maschera in sughero dalle fattezze umane e dallo sguardo indifferente. Il corteo di maschere procede per le vie del paese bussando di casa in casa per ricevere un invito: a s'Urtzu viene dato da bere fuori, legato da funi e catene, perché farlo entrare in casa porterebbe dimonios e iscomuniga (demoni e sorte funesta). Durante il tragitto s'Urtzu viene percosso fino a far esplodere la vescica il cui contenuto fertilizzerà la terra dopo che muore; su Domadore allora invita le altre maschere a danzare attorno alla vittima al suono dell'organetto e del corno. Finita la danza s'Urtzu rinasce e, insieme al resto del corte prosegue il suo peregrinare di casa in casa. Tra tutti i figuranti, solo una maschera non partecipa alla rappresentazione: dalla figura imponente rivestita di pelle di caprone compresa la testa e le corna, in mano un lungo bastone, è Maschingannu, figura enigmatica cui si attribuivano, in passato, tutte le malefatte compiute dai giovani durante i bagordi del Carnevale, per evitare scandali e per il quieto vivere della comunità.

05.06 10 Ula Tirso

Teti

Introdotto di recente, a differenza degli altri carnevali sardi, quello di Teti si distingue perché reinterpreta un'antica leggenda popolare. I protagonisti sono su Sennoreddu e sos de s'Iscusorzu. Il primo è un'entità magica, un demone o un folletto, dotato di una forza sovraumana: ricoperto da un mantello bianco che cela il volto nero di fuliggine, tra le mani custodisce gelosamente un'anfora contenente un tesoro. Sos de s'Iscusorzu, sono i pastori che, avvolti in un mantello nero di orbace, gli sfilano accanto con passo solenne lungo un percorso forzato; anche il loro volto è annerito dalla fuliggine, il capo chino e coperto dal cappuccio del mantello, lo sguardo impassibile, in mano un grosso e nodoso bastone con campanacci che brandiscono a ritmo costante. Due di loro tengono legato, con grosse funi, su Sennoreddu. Pian piano, recitando una filastrocca che parla di un tesoro e di un vitello d'oro che lo protegge, circondano su Sennoreddu il quale, stremato, getta a terra l'anfora e cede il suo tesoro. La rappresentazione si ispira alla leggenda del ritrovamento di un tesoro nel villaggio nuragico di Abini (in territorio di Teti) da parte di un gruppo di pastori. Uno di questi, ossessionato da una voce ricorrente che gli parla di un tesoro nascosto nell'antico villaggio nuragico e custodito da un essere minuto che prometteva il tesoro a chi lo avrebbe battuto, vi si reca con alcuni amici e sconfitto l'essere demoniaco, ritrova un tesoro inestimabile. Nel 1878, ad Abini fu scoperto un ripostiglio contenente numerosi bronzetti, dal peso totale di oltre cento chili.

05.06 10 Teti

Seneghe

Il Carnevale seneghese si distingue da tutti gli altri perché non ha le maschere tradizionali, ma sas Andanzas, i balli eseguiti con una suggestiva coreografia. Per tradizione, il Carnevale ha inizio con i festeggiamenti per San Sebastiano: l'appuntamento è nella piazza dei balli dove, al suono dell'organetto e dei canti a tenore, un gruppo di giovani con indosso l'abito tradizionale, si esibisce in danze regolate da su Cabodo. Fino al Martedì Grasso a fare da Cabodo è la donna: sarà lei a scegliere l'uomo con il quale danzerà; questi schierati uno a fianco all'altro davanti alle donne, aspettano di essere invitati. Il Martedì Grasso i ruoli si invertono e allora sarà l'uomo a scegliere la donna con cui ballare. Le coppie ballano in tondo, procedendo prima dall'esterno verso il centro della piazza e poi, subito, in senso opposto creando una sorta di stella colorata dalle tonalità degli abiti. Fino ad alcuni decenni fa, sas Andanzas erano l'occasione per ufficializzare i fidanzamenti ma anche i rifiuti (sas carrogas) che, spesso, davano origine a rancori tra famiglie.

05.06 10 Seneghe

Ovodda

Un altro Carnevale che si distingue è quello di Ovodda: le antiche maschere col tempo sono state sostituite da travestimenti fantasiosi e colorati. I festeggiamenti si svolgono su Meuris 'e lissia (il Mercoledì delle Ceneri) in un clima di allegria e follia che stride con la severità del giorno. Il protagonista è Don Conte, un fantoccio di stracci brutto e osceno che viene portato in giro per le strade del paese, accompagnato da sos Intintos (perché hanno il viso annerito dalla fuliggine) in groppa ad asini creando confusione con suoni, urla e campanacci. Sos Intintos ballano sbeffeggiando Don Conte, simbolo del potere costituito, prima di processarlo e condannarlo a morte, capro espiatorio dei mali della comunità: il fantoccio viene portato fuori dal paese e, dopo avergli dato fuoco, viene buttato giù dal ponte più alto tra urla e canti.

05.06 10 Ovodda

Ghilarza

Il Carnevale di Ghilarza è uno dei più antichi dell'Oristanese. Non ha maschere ricoperte di pelli e campanacci, ma personaggi nascosti da una un lenzuolo bianco, sas Mascheras a lentsolu, lungo fino ai piedi e legato al collo con dei nastri colorati; sotto il lenzuolo indossano una camicia e dei guanti bianchi. Il viso è coperto da un cappuccio, anch'esso bianco, con dei buchi per gli occhi. Accanto a loro sfilano sos Burrones, tutti uomini, dal volto annerito, con indosso una giacca di orbace nero con cappuccio (sa cabanella), sopra un corpetto nero a doppio petto (su zippone), pantaloni da cavallerizzo e scarponi; sotto il cappuccio indossano un berretto in velluto nero. Il corteo di maschere, chiamato su Carruzzu a s'antiga, in passato andava di casa in casa a chiedere o a rubare cibo, oggi i vari gruppi mascherati si riuniscono nelle piazze del centro storico per ballare e mangiare dolci accompagnati dal vino. La festa termina con sa Cursa a sa pudda, una prova di abilità che vede i cavalieri cimentarsi nell'afferrare al galoppo una gallina appesa a un filo (oggi fortunatamente finta). In passato, ci si divertiva anche a dimostrare l'abilità nel nascondere la propria identità a parenti e amici; si ritiene anche che questa maschera fosse un modo per chi era in lutto di potersi divertire senza essere criticato.

05.06 10 Ghilarza

Altri carnevali in diocesi

Le altre comunità della nostra Arcidiocesi in cui si festeggia il Carnevale con maschere della tradizione e moderne, sono: Aritzo, in cui i protagonisti sono sos Mamutzones e s'Urtzu; quest'ultimo lo ritroviamo anche a Ortueri accompagnato da is Sonaggios, dai grossi e rumorosi campanacci, e a Sorgono dove sono tenuti a bada da sos Arestes (i selvaggi) che, sopra una veste di pelle di capra, indossano dei pendagli con ossa che fanno suonare saltellando ritmicamente.

A Gadoni la figura centrale è Maimoni, tenuto a bada da su Stramaioni; insieme a loro sfila anche sa Grastula, figura femminile che con il suo fuso cerca di pungere le ragazze.

Simile è sa Maiaja di Busachi che, insieme alla misteriosa figura de sa Maschinganna, rappresentano le maschere tipiche del paese del Barigadu. A Laconi il Carnevale è chiamato su Segari a pezza (un invito al consumo di carne prima della Quaresima) e la maschera tipica è su Corongiaiu.

A Neoneli le tradizioni carnevalesche sono rappresentate dal Ritus Calendarum i cui protagonisti sono sa Maschera 'e cuaddu e sos Corriolos.

La maschera tradizionale di Meana Sardo è sa Facciola, mentre a Paulilatino protagonisti sono sos Corrajos che, al suono del corno, trascinano un aratro tenuti a bada da sos Domadores con sonagli di ossa sulle spalle.

Su Coli Coli è il Carnevale di Tonara: una sfilata di carri allegorici e un fantoccio, Coli Coli Padedda che rappresenta il potere e che viene sbeffeggiato con gotzos, canti in rima satirici, prima di essere bruciato.


 

Pagina a cura di Rita Valentina Erdas


 

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