Lunedì, 13 Aprile 2026

 

Il glucosio è uno zucchero semplice (monosaccaride) fondamentale per la nostra vita quotidiana, è fonte di energia ma, quando in eccesso, anche di patologie.

* di Alessandro Cabiddu, medico

 

Cosa ci può dire del glucosio e perché è importante?

Il glucosio è una molecola fondamentale per gli organismi viventi in quanto fornisce energia, soprattutto ad alcuni organi quali cervello, globuli rossi, surreni. La concentrazione del glucosio nel sangue viene chiamata glicemia. Questa deve essere mantenuta costante (70-100 mg a digiuno) a prescindere dai carboidrati assunti con la dieta e ciò avviene grazie a meccanismi fisiologici di regolazione. Il glucosio che non viene utilizzato nell’immediato viene immagazzinato nel fegato e nei muscoli sotto forma di glicogeno, una riserva pronta a essere utilizzata in caso di necessità.

Cosa accade quando la glicemia aumenta o diminuisce?

In questi casi intervengono due ormoni prodotti dal pancreas: l’insulina e il glucagone. Qualora la glicemia salga interviene l’insulina, che abbassa la glicemia stimolando il dispendio energetico, inibendone la sua formazione a partire dalle proteine, immagazzinando il glucosio nelle cellule (glicogeno) e inibendone il suo rilascio, convertendolo in grassi. Se, al contrario, la glicemia tende a scendere interviene il glucagone che, legandosi ai recettori presenti sugli epatociti, attiva la degradazione del glicogeno permettendo il rilascio di glucosio nel sangue.

Come si origina il glucosio all’interno del nostro organismo?

Il glucosio deriva da uno dei vari macronutrienti che ingeriamo con l’alimentazione: i carboidrati. Essi, all’interno del nostro organismo, vengono scissi per formare molecole, tra cui appunto il glucosio, che si possono considerare come piccoli mattoncini costituenti, nel complesso, i carboidrati stessi.

Dove avviene la scissione dei carboidrati?

I carboidrati vengono scissi a partire dalla bocca grazie all’amilasi salivare. Nello stomaco tale processo viene meno a causa dell’ambiente acido presente e riprende nell’intestino tenue grazie all’amilasi pancreatica rilasciata dal pancreas. Sempre nell’intestino avviene l'assorbimento degli elementi ottenuti (compreso il glucosio) grazie ai villi intestinali, che portano tali micronutrienti nel circolo sanguigno e da qui ai tessuti. L’assorbimento delle varie molecole ottenute dalla digestione dei carboidrati varia in relazione alla complessità e alla dimensione degli stessi. I carboidrati semplici, come il glucosio, vengono assorbiti rapidamente, per questo tendono a far salire velocemente la glicemia; al contrario, quelli complessi, rilasciano il glucosio lentamente, mantenendo la glicemia più costante nel tempo.

Si sente parlare, spesso, di indice glicemico. Cosa si intende e cosa comporta?

L’indice glicemico (IG) valuta la velocità con cui gli alimenti contenenti carboidrati fanno aumentare la glicemia. Generalmente, gli alimenti che fanno aumentare rapidamente la glicemia (carboidrati semplici) hanno un alto IG e determinano un aumento della produzione di insulina da parte delle cellule pancreatiche. Gli alimenti che fanno aumentare la glicemia più lentamente (carboidrati complessi), al contrario, hanno un IG più basso e la produzione di insulina sarà più regolare. Consideriamo che, come detto prima, viene valutata la velocità di assorbimento e non il quantitativo assorbito a partire dall’alimento ingerito.

Questo cosa comporta?

Nonostante l’IG sia importante va considerato anche il carico glicemico, che tiene conto della quantità di alimento che è stato mangiato. Si può valutare moltiplicando l’indice glicemico per i grammi di carboidrati presenti nell’alimento.

Per quale motivo sono utili l’IG e il carico glicemico?

Sono importanti perché consentono di programmare un regime dietetico adeguato con una scelta ponderata degli alimenti, soprattutto in chi soffre di patologie quali diabete, obesità, sindrome metabolica.

Ci ricorda i valori glicemici per cui si può parlare di diabete mellito?

È ritenuta normale la glicemia fino al valore di 100 mg/dl. Valori a digiuno (almeno otto ore) compresi fra 100 e 125 mg/dl definiscono la condizione di alterata glicemia a digiuno o prediabete. Se i valori sono superiori a 125 mg/dl, in due diverse misurazioni, si parla di diabete mellito. Anche il riscontro di un valore superiore a 200 mg/dl in qualsiasi momento della giornata o il valore di emoglobina glicata superiore a 6,5% pone diagnosi di diabete. L’alterata glicemia a digiuno tende, col tempo, a evolvere in DM.


 

 

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