Ogni nuovo anno che inizia porta con sé un’aspettativa di novità, di cose belle, di buone notizie. In effetti, per il mondo della Scuola il 2026 si è aperto con la bella notizia che, con la firma delle nuove Indicazioni nazionali, avvenuta il 9 dicembre, il Ministero dell’Istruzione e del Merito introduce, tra le altre novità, l’insegnamento strutturale dell’educazione musicale di base fin dalla scuola dell’infanzia.
* di Maria Giovanna Pilloni
Si tratta di un importante risultato nel campo pedagogico-educativo perché promuovere un’educazione musicale strutturata e qualificata fin dalla prima infanzia (superando interventi occasionali per costruire invece esperienze educative) significa riconoscere alla musica un ruolo fondamentale nello sviluppo globale della persona.
Le più recenti ricerche neuroscientifiche confermano che ascolto e pratica musicale attivano simultaneamente diverse aree cerebrali, con effetti positivi sullo sviluppo neurologico, sul benessere e sull’apprendimento. In un articolo pubblicato sul sito di Save the Children il 14 maggio 2025, si mettono in evidenza i principali benefici nel fare musica a scuola: Anzitutto, è dimostrato che l'esposizione alla musica sin dalla prima infanzia ha un impatto positivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini e che risulta trasversale alle varie competenze inserite nei percorsi scolastici e di apprendimento. Poi, dal punto di vista dell’insegnamento della teoria musicale, la pratica di strumenti, ad esempio, stimola diverse aree del cervello, potenziando la memoria, l'attenzione e le capacità di apprendimento. Inoltre promuove il ragionamento logico e la comprensione matematica. La musica è un linguaggio universale che supera le barriere culturali e linguistiche, consentendo agli individui di esprimere e comprendere emozioni complesse e, attraverso la pratica musicale collaborativa, i bambini i e le bambine imparano a lavorare in gruppo, a comunicare in modo efficace e a sviluppare empatia verso gli altri. Infine, l'esecuzione di brani musicali in pubblico favorisce l'autostima e la fiducia in sé stessi.
La musica diventa così uno strumento trasversale per sviluppare pensiero critico, creatività e competenze relazionali. Maria Montessori, pedagogista, educatrice e medico, scriveva: È la bellezza in tutte le sue forme che aiuta l’uomo interiore a crescere. Nel suo metodo tutto ruota attorno all’importanza di vivere un contesto bello e ordinato, proprio al fine di educare il senso estetico. Pure nel XXI secolo è ancora possibile educare alla bellezza, ma occorre anche educare all’ascolto, all’attenzione, all’osservazione e alla consapevolezza di tutto ciò che ci circonda. (…) Si tratta, dunque, di insegnare a rintracciare le qualità positive che ci sono nella nostra realtà quotidiana, avvicinando i bambini, sin da piccolissimi, all’arte.
La pratica musicale, inoltre, può aiutare, salvare e cambiare la vita a tantissime persone. Ne è una dimostrazione concreta El Sistema, il modello musicale didattico nato nel 1975 in Venezuela grazie al maestro, e ministro della cultura José Antonio Abreu, scomparso a 78 anni. Il progetto consiste nella diffusione dell’educazione e pratica musicale pubblica, con accesso gratuito e libero per tutti, nella formazione di cori e orchestre sinfoniche, soprattutto da parte di giovani che provengono da situazioni disagiate, aiutandoli ad allontanarsi dal degrado e dalla violenza.
Il suo sistema fu ben presto adottato in tutto il mondo grazie all’importanza della sua azione sociale. Nel 2010 il maestro Claudio Abbado volle portare anche in Italia El Sistema di Abreu il quale affermava l’orchestra è una società che pratica l’interdipendenza, è un’impresa collettiva in cui tutti sono d’accordo nella voglia di affrontare brani sempre più difficili, e questo forma la personalità di ogni ragazzo: previene la droga, previene la violenza, ed è uno strumento insuperabile di sviluppo sociale. La musica opera questo miracolo: costruttivo, seduttivo, creatore, nel bambino e nell’adolescente.
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