Lunedì, 11 Maggio 2026

 

C’è ancora tempo per visitare Splendidi intrecci sulle vie della seta, inaugurata lo scorso dicembre al Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile di Samugheo. Curata da Andrea De Pascale, conservatore delle Civiche Collezioni Tessili dei Musei di Strada Nuova di Genova, la mostra propone affascinanti manufatti di arte tessile provenienti dall’Asia centrale e dalla Cina.

* di Antonello Carboni

Non è un caso che proprio a Samugheo, importante centro artigianale della Sardegna, sia possibile visitare un’ampia selezione di realizzazioni tessili che vantano una tradizione millenaria. Il piccolo grande centro del Mandrolisai, infatti, oltre a essere uno tra i più attivi sotto l’aspetto produttivo in Sardegna, con il suo museo è sempre stato attento alla costruzione artistica di percorsi tematici capaci di promuovere quei valori identitari di cui la comunità si sente depositaria.

E se la tessitura è stata praticata in molti paesi della Sardegna, Samugheo si attesta quale indiscutibile centro di eccellenza, partendo proprio da quell’antica tradizione mai abbandonata. Il MURATS ospita due sezioni: al primo piano una permanente, ovvero la collezione costituita da bisacce, arazzi, tappeti, lane, costumi, diversi telai e un apparato multimediale che ne illustra i tratti e la storia; l’altra temporanea, allestita negli ampi spazi del piano terra.

È qui che comincia un immenso viaggio per le rotte delle Vie della seta. Gli ottomila chilometri che separano l’Europa dalla Cina, partendo da Genova, Venezia e Roma, le tre città dalle quali si salpava per raggiungere le vie commerciali alternative alle principali vie della seta, diventano cammini fantastici: sentieri che esprimono un caleidoscopio di infinite tradizioni culturali.

I risultati della sapiente mano dell’uomo sono strabilianti: un tripudio di colori si posa su copricapi, indumenti femminili e abiti da uomo. Sembra emergere nel nostro inconscio qualcosa di familiare che ci parla, sotto forme, cromatismi e geometrie.

Un arcobaleno di sfumature cattura le nostre corde. Per analogie ripensiamo ai colori di Desulo, alle striature dei tappeti di Nule, alle cromie di Sarule, alle geometrie e simmetrie di Samugheo, che sembrano appunto tutte provenire da realtà remote dell’Asia. Isfahan, Tabriz, Bukhara, sono solo alcune grandi capitali delle rotte che identificano anche i nomi di diversi e prestigiosi modelli di tappeti orientali. L’esposizione è ricca di apparati esplicativi e fotografie che accompagnano un centinaio di pezzi.

Gli scambi commerciali delle Vie della seta hanno inizio già presso gli antichi romani ma è solo a partire dall’epoca dei Comuni che se ne rafforzano e consolidano i rapporti. Presso le corti arrivano tessuti di cotone, tessuti di lana e tessuti di capra, ma anche porcellane, spezie e profumi. I lunghissimi viaggi furono compiuti dai vettori del tempo, i cammelli, in grado di sopportare elevati carichi di merci.

Ma le Vie della Seta rappresentano anche le rotte grazie alle quali sono giunte a noi invenzioni come la polvere da sparo, alcune tecniche artistiche, filosofie e religioni. Dal I secolo a.C. a tutto il XVI secolo non abbiamo dunque solo scambiato merci, abbiamo importato nelle loro lande cartografi, monaci, matematici, abbiamo penetrato un vastissimo territorio, rendendo centrale nel mondo, l’idea che una piccola estensione periferica del continente eurasiatico potesse un giorno essere invece il centro del mondo: l’Europa. La mostra chiude il 22 marzo.


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