Nel cuore della Barbagia, dove gli inverni sono lunghi e pungenti, con freddo e neve che impongono la necessità di proteggersi, è nata una tradizione che resiste immutata nel tempo: Sa Burra, il tappeto tipico di Gadoni.
* a cura di Federico Melis
Come testimonia l'Angius-Casalis, furono le donne laboriosissime del paese a sedersi nelle loro case, riscaldate da un piccolo fuoco centrale, a dare vita a questo capolavoro tessile. La vita delle donne sarde, e in particolare quelle di Gadoni, era profondamente intrisa di riti arcaici, un amalgama di fede e superstizione che permeava ogni aspetto della quotidianità.
La storia di Sa Burra si intreccia anche con antiche narrazioni, trovando sorprendenti paralleli persino nella Bibbia. Nel Libro dei Re (3, 16-28) è narrata la celebre vicenda di re Salomone e delle due donne che rivendicavano la maternità di un bambino. La sua saggia decisione di proporne la divisione servì a svelare la vera madre.
Secondo gli studi di Ilaria Muggianu Scanu, un'eco di questa storia si ritrova nella tradizione legata a Sa Burra. Paradossalmente, il tappeto era visto come il bambino conteso: veniva dato in dote dalla madre al figlio primogenito come corredo per il suo fidanzamento e, qualora l'unione fosse naufragata, il prezioso manufatto subiva un destino simile, venendo diviso tra le parti.
Per un gadonese, Sa Burra è molto più di un semplice tappeto: è un simbolo di casa e di tradizione, esposto con orgoglio nella sala da pranzo o appeso a finestre e balconi durante le solenni processioni. La sua storia è antica e si perde nella notte dei tempi. Si sa con certezza che questo prodotto artigianale non nacque come elemento d'arredo, ma come risposta a una vera e propria necessità: quella di coprirsi dal freddo pungente nelle gelide notti invernali. In origine, essendo un manufatto di uso quotidiano, non presentava la delicatezza dei disegni che oggi ammiriamo.
Si trattava di una coperta grossolana e i dettagli ricevevano minore attenzione. Era la coperta del pastore, delle famiglie meno agiate, ma la sua utilità era indiscussa, come testimonia la costanza nella sua lavorazione. Con il passare del tempo e l'avvento di materiali più leggeri e comodi, Sa Burra ha subito una profonda trasformazione.
Le donne di Gadoni, le cui case, come descritto dall'Angius-Casalis, ospitavano telai per la lavorazione di lino, tele, salviette, cortine, coperte da letto, tappeti da tavola e bisacce destinate al commercio nel Campidano, hanno iniziato a concentrarsi sull'accuratezza dei dettagli. Hanno dato libero sfogo alla loro abilità, codificando e imprimendo la propria impronta su quello che sarebbe diventato il prodotto artigianale più rappresentativo e pregiato del piccolo centro barbaricino.
È interessante notare come anche nel paese di Orune il tappeto tipico sia chiamato Sa Burra, sebbene con disegni e motivi distinti, a testimonianza di una radice culturale comune ma con espressioni artistiche uniche. Il processo di lavorazione di questo tappeto è lungo e meticoloso.
Nell'antico telaio orizzontale, si intrecciano i fili dell'ordito di lana finemente filati, attraverso i quali passano i fili della trama, anch'essi di lana, nei quattro colori distintivi: il bianco e il nero, colori naturali della lana; il giallo, ottenuto dalla dittinella, in gadonese truiscu; e il bordeaux, ricavato dalla robbia selvatica, chiamata in sardo urixedda.
La caratteristica distintiva di Sa Burra è la sua reversibilità: entrambi i lati presentano lo stesso disegno. Le mani ricurve e grinzite, la schiena dolorante e gli occhi stanchi delle anziane signore di Gadoni, che hanno trascorso ore e ore davanti al telaio, narrano la vita e la storia di questo paese. In ogni famiglia si lavorava il tappeto tipico, e alcune delle tessitrici più laboriose e rinomate hanno avviato laboratori per l'esportazione di questo inestimabile patrimonio artigianale. Tra queste, ricordiamo con piacere Eulalia e Marianna Floris. Quest'ultima è stata capace di raccontarmi, con splendida lucidità, gran parte delle notizie sul tappeto e, con occhi orgogliosi, mi ha mostrato il riconoscimento ottenuto a Rimini durante una fiera internazionale dell'artigianato negli anni Settanta: certificazione di autenticità e medaglia d'oro recanti lo stemma della Repubblica Italiana. Un riconoscimento ufficiale che sancisce il valore e l'unicità di questo manufatto, patrimonio vivo della nostra cultura.
Tessuto con precise tecniche
Il lungo lavoro delle donne gadonesi consisteva nel ricreare col telaio uno schema ripetibile lungo l'intera superficie: i disegni si susseguono in un ordine preciso fino alla metà esatta, per poi proseguire in maniera inversa, creando una composizione decorativa speculare. Sa Burra è idealmente suddivisa in diverse sezioni, ognuna con disegni specifici. Sa mosta, l'intreccio di trama che dà vita al disegno, assume nomi diversi a seconda della fantasia delle tessitrici, che vi riconoscevano forme, oggetti o animali, rendendo purtroppo difficile una standardizzazione dei nomi. Un tappeto tipico poteva essere tessuto seguendo un ordine preciso: si iniziava con s'orixeddu pranu, una striscia liscia di colore rosso e giallo. Seguiva su 'nturnu, noto anche come sa mosta 'e su campalini, che raffigura un piccolo campanile, generalmente in nero e giallo. Poi di nuovo su pranu a contornare ogni disegno. Una mosta dal nome peculiare è s'archixeddu culu acutzu, di colore nero e giallo, seguita da s'achixedda (una piccola h) in nero e rosso, chiamata anche sa dominedda. Il cuore del tappeto è rappresentato da sa mosta reale o domina, l'intreccio più colorato e particolare di tutto il manufatto, che rivela la maestria delle mani delle donne di Gadoni. Essa è seguita dagli stessi disegni che la precedono: s'archixeddu culu acutzu e s'achixedda, per terminare con su pranu. Il tappeto prosegue con mostas come su campalini cun su pranu a cruxi o campalini coiau, su pranu a mamasonneddu e ancora achixeddas e archixeddus, fino a raggiungere il centro esatto con un altro disegno simbolo: sa mosta 'e s'arrengiolu, di colore giallo e rosso, che rappresenta piccoli ragnetti. Dal centro, i disegni si ripetono in maniera esattamente speculare, concludendosi con s'orixeddu pranu e is pindulus, le frange.
Trame identitarie preziose
Da qualche anno la comunità ha un motivo in più per celebrare e preservare la sua tradizione: l'apertura del museo Sa Burra. Questo spazio espositivo non solo valorizza i capolavori tessili, ma ne testimonia la storia e la profonda connessione con la comunità. Grazie all'interessamento di diverse donne del paese e del Comune di Gadoni, a settembre si è tenuta la presentazione del progetto di Cooperazione internazionale Trame di donne realizzato dall'Associazione di volontariato Amici di Sardegna con finanziamento della RAS (L.R. n. 19/96), che ha coinvolto diversi partner tra cui anche Gadoni. È stato un incontro partecipato che ha iniziato a creare un ponte tra le trame del tappeto della piccola comunità barbaricina e quelle della comunità contadina di Viacha che, situata nella Valle Sacra degli Inca, custodisce saperi millenari legati alla tessitura manuale della lana di alpaca. È stato straordinario vedere come le trame si somigliassero, e come anche loro, grazie alla ricchezza di erbe spontanee delle loro montagne, riescano a creare dei manufatti incredibili. Gadoni ha incontrato, per ora, il Perù, ma l'auspicio è che l'arte della tessitura passi di mano in mano e che tenga viva la memoria del paese in tanti altri posti nel mondo.
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