Giovedì, 02 Aprile 2026

 

Nel mese di gennaio, i tradizionali falò illuminano le piazze e le aie in molti paesi della Sardegna in onore dei santi Antonio e Sebastiano. Anche a Ollastra si festeggia San Sebastiano martire e, come in tanti centri dell’Isola, è tradizione accendere il falò nel piazzale della chiesa parrocchiale.

* di Daniela Dalia

Il fuoco rappresenta da sempre la luce che illumina, il calore che riscalda e che allontana le paure dei pericoli che la notte sembra celare. Rievoca riti lontani che si perpetuano nel tempo e si tramandano di generazione in generazione. Il culto di San Sebastiano ha radici profonde e, secondo la leggenda, ci si rivolse a lui per salvare il paese dalle continue inondazioni caricando di legna un carro trainato da un giogo di buoi con sopra un’effige del Santo lasciando che si fermasse solo casualmente.

E così fu: si fermò proprio davanti a un olivastro nella località in cui fu poi edificata la chiesa parrocchiale. Anche quest’anno, gli uomini e le donne della comunità si sono impegnate nella raccolta della legna e nell’allestimento dei carri. Le associazioni del paese si sono spese nella preparazione e degustazione di piatti tipici come le fave, i ceci e i dolci tipici.

I bambini e le bambine, dal canto loro, sono stati supportati nell'allestimento dei carretti della legna e del giogo dei buoi costruiti in legno e canna, riprodotti fedelmente dai componenti dell’Associazione Over 50, che hanno condiviso il loro tempo e il loro fare minuzioso con i bambini e le bambine della Scuola dell'Infanzia e di quella Primaria.

Piccole mani si sono agitate nella realizzazione delle bandierine, dei festoni e delle stelle che hanno sistemato sui carretti sapientemente intagliati da mani grandi ed esperte, che si sono unite però a quelle più piccole dei bambini e delle bambine. Gioia e creatività frammiste a eccitazione e desiderio di essere già grandi per portare la legna dal monte e bardare il vero giogo dei buoi con elementi sacri e profani.

E poi la catasta di legna nel piazzale della chiesa, a cui si deve dar fuoco non prima della celebrazione dei Vespri. Successivamente c’è la benedizione della legna, che sollecita al silenzio permettendo che si ritrovi l’essenzialità: la devozione al Santo patrono.

Dopo si torna a far festa lasciando che l’euforia abbia il sopravvento. Le risate e le urla festose si perdono ormai nella notte e fanno eco al crepitio di un fuoco che sembra voler vincere ma che poi si spegne e si riaccende. Una notte in cui la gioia irrefrenabile sembra voler allontanare le paure inconsce, così come il fuoco, con la sua luce e il suo calore, allontana il buio e il freddo della notte.


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