Mercoledì, 29 Aprile 2026

 

Riapre i battenti il Museo Civico Santeru di San Vero Milis. A dirigerlo, l’archeologa Barbara Panìco che, con la sua squadra di operatori museali, guida l’attività verso nuove mete, mantenendo saldi e chiari i principi di contribuire a conservare i beni archeologici, promuovere la conoscenza attraverso le mostre temporanee e permanenti, continuare l’attività di ricerca e scavo.

di Antonello Carboni

La vasta area archeologica del territorio, che si estende fino alla costa, nella marina di San Vero Milis, è un’immensa ricchezza da comunicare ed esplorare attraverso visite turistiche e attività didattiche. Grazie all’idea di raccogliere insieme i prodotti dell’artigianato, realizzati nei millenni dalle genti che la popolarono, nasce la mostra tutt’ora in corso intitolata Dalla pietra, dall’acqua, dalla terra e dal fuoco, che promuove in modo avvincente questo immenso patrimonio storico artistico.

Si possono ammirare gli oggetti di uso quotidiano, quelli realizzati per produrre altri manufatti e infine quelli prodotti per le attività cerimoniali, tutti in pietra, in ceramica, in metallo e in vetro. I più antichi rinvenuti nel territorio sono di età preistorica, risalgono al IV millennio a.C. e sono di terracotta; i bellissimi vasi tripodi esposti appartengono invece alla prima età dei metalli del III millennio a.C. e provengono dalla domus de janas di Serra is Araus, situata lungo la provinciale che conduce verso Putzu Idu, nel Sinis settentrionale.

Questi vasi, sapientemente formati, avevano la duplice funzione: erano utilizzati sia per la cucina dei cibi sia per accompagnare il defunto nell’ultimo viaggio. Il percorso espositivo del museo è ricchissimo di teche grazie alle quali possiamo fare un tuffo nel passato e immaginare, per mezzo degli utensili in mostra, quale fosse l’organizzazione sociale e la vita di questi numerosi siti che fanno capo al territorio di San Vero Milis.

Gli artigiani avevano maturato competenze tali da praticare anche la fusione a cera persa per realizzare i bronzetti che venivano esposti nei luoghi sacri o rituali, infissi e bloccati nella tavola dell’offerente, che poteva essere di pietra o di legno. Meravigliose sono anche le matrici di fusione per punte di lancia, di età nuragica, o ancora i bruciaprofumi con viso umano di età punica.

S’Urachi invece, il più importante complesso nuragico del territorio, che ha una frequentazione attualmente attestata fino all’età Repubblicana romana, in età punica diventa in diverse aree un grande luogo di culto. Vengono rinvenuti infatti tantissimi frammenti della divinità orientale Bes, protettore del sonno, delle donne e dei bambini, una divinità che a partire dalla seconda metà del II millennio a.C. si diffonde in tutto il bacino del Mediterraneo.

La sezione centrale del Museo è dedicata alla scultura. Particolarmente affascinante è l’Idolo con viso umano in pietra, la più antica rappresentazione scultorea antropomorfa proveniente sempre dalla domus di Serra is Araus. C’è anche un betilo che viene da una località a circa 3km dal paese che ci informa della probabile presenza di una tomba dei giganti nelle vicinanze.

Oggi però non resta più nulla e al posto della tomba dei giganti sorge la chiesa rurale di San Nicola. Al centro della grande sala del museo sono esposti anche gli altari nuragici, modelli di nuraghe in scala ridotta, la cui particolarità è quella di mettere in luce la parte alta della costruzione, formata da numerosi mensoloni, oggi non più visibili nei siti perché crollati, che sostenevano certamente materiale ligneo e dunque deperibile.

È grazie agli altari che abbiamo un modello in scala dell’architettura nuragica completa. Il museo deve creare divulgazione e aggregazione, è appena rinato e valorizza il patrimonio ritrovato nel territorio. Le altre sale permanenti sono in via di allestimento, l’entusiasmo non manca e la professionalità pure. Gli spazi e le idee faranno il resto.


E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE

Approfitta delle nostre promozioni.

CLICCA QUI per sapere come fare

 

 

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon