Quella del 29 settembre sarà una data importante: nella nostra Isola si svolgeranno le elezioni provinciali e metropolitane, che interesseranno le sei province e le due città metropolitane (Cagliari e Sassari). Si dirà: come mai non ci sono i soliti manifesti di convocazione dei comizi elettorali, e non c’è nessuna propaganda? E perché si voterà solo di lunedì?
* di Mauro Solinas, avvocato
La ragione è che, questa volta, si tratta di elezioni di secondo livello, cioè di votazioni a cui non partecipa il corpo elettorale (l’insieme delle persone a cui la legge riconosce il diritto di voto, in media circa l’85% della popolazione) ma solo una particolare categoria di soggetti, composta dai sindaci e dai consiglieri comunali.
La novità è dovuta alla legge numero 56 del 2014, conosciuta come legge Delrio, che ha istituito le città metropolitane e, appunto, ha previsto che gli organi provinciali siano eletti solamente dai rappresentanti dei comuni: in pratica, questa legge di riforma ha stabilito un modello di governo delle Regioni caratterizzato totalmente da organi elettivi indiretti.
È una scelta che può piacere o no, e infatti a più di qualcuno non è piaciuta, tanto che la questione è approdata alla Corte Costituzionale, chiamata a stabilire se la riforma fosse in linea con i principi indicati nella Costituzione stessa. Il dubbio era che questo nuovo meccanismo elettivo potesse essere in contrasto con il principio democratico (per il quale la sovranità appartiene al popolo, che la esercita attraverso i propri rappresentanti scelti attraverso elezioni) e con quello autonomistico (che consente alle Regioni di emanare leggi che hanno efficacia nel loro territorio, stabilendo così le proprie regole di organizzazione e di gestione degli interessi delle comunità locali).
La Corte ha escluso che, in caso di elezioni di secondo grado, il carattere rappresentativo ed elettivo degli organi di governo del territorio possa essere compromesso. Conseguentemente la legge Delrio è legittima, e per la prima volta in Sardegna i presidenti delle Province e i consiglieri provinciali non saranno eletti direttamente dai cittadini. Le elezioni permetteranno di sostituire gli attuali Amministratori Straordinari, dal momento che la Sardegna è rimasta l’unica regione italiana a non avere presidenti eletti.
Ma non ci sono liste di candidati? Come faranno? Ci sono, ci sono… Tra l’8 e il 9 settembre sono stati depositati presso l’ufficio elettorale di ciascuna Provincia gli elenchi dei candidati, che riflettono le nuove modalità: in particolare, alla carica di presidente potrà essere eletto soltanto chi è già sindaco, e questo spiega perché i candidati siano tutti primi cittadini.
Nel caso di Oristano, si tratta di due sindaci, scelti all’esito di complesse strategie di partito tra quelli degli 87 comuni della Provincia. Il consiglio provinciale di Oristano sarà composto da dieci persone, che verranno scelte fra i 35 candidati delle quattro liste, due presentate dal centrodestra e due dal centrosinistra, e durerà in carica due anni, a differenza del presidente il cui mandato è quadriennale.
Ma i candidati sono tutti consiglieri comunali! Perché? Perché lo prevede espressamente la legge Delrio che, anche in questo, ha modificato il vecchio sistema, in base al quale il consiglio provinciale era eletto a suffragio universale fra tutti i cittadini con diritto di voto. Insomma, da fine mese si cambia metodo: andrà meglio? Lo dirà il tempo, per ora In bocca al lupo! e, poi, Buon lavoro!
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