Giovedì, 16 Aprile 2026

 

L'importanza delle differenze, la riflessione sull'identità e l'accettazione di sé e degli altri. Sono gli ingredienti che potranno trovarsi nella rappresentazione teatrale dal titolo: E io che volevo essere normale. L'evento si terrà al teatro Garau di Oristano, venerdì 12 dicembre 2025, alle ore 18,30.

di Franca Mulas


L'iniziativa è promossa da Tealtro - Compagnia pressapoco teatrale, nata all'interno della cooperativa Sea scout di Oristano, che si occupa di persone con disabilità intellettivo-relazionale, offrendo servizi di sostegno educativo e sportivo personalizzato.

L'obiettivo di Sea scout, che ha come presidente Riccardo La Porta, è infatti, quello di migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, valorizzando le differenze e promuovendo l'inclusione.

Lo spettacolo del 12 dicembre, stimolante e divertente, affronterà, in modo creativo e ironico, temi importanti e attuali, come la disabilità e l'inclusione. Ad aggiungere valore alla rappresentazione, sarà la presenza in scena di attori con e senza disabilità intellettivo-relazionale.

Nella storia raccontata, personaggi vivaci e imprevedibili si avvicenderanno nello studio medico del dott. Frott, mettendo in discussione la nozione di normalità e mostrando come la disabilità possa diventare un punto di forza.

L'opera è stata scritta da Sara Dessena, che ne ha curato la regia. Sara si è laureata, nel 2005, al DAMS, Disciplina Arte Musica e Spettacolo, Università degli studi Roma Tre. Dal 2006, con una solida esperienza nel settore artistico e nella conduzione di laboratori teatrali, lavora come regista teatrale, formatore teatrale inclusivo e operatore culturale. Il suo lavoro si focalizza sulla creazione di spettacoli teatrali inclusivi ad alto impatto sociale, lavorando con persone con disabilità cognitive, disturbi dello spettro autistico, sindrome di Down e malattia di Alzheimer. La sua visione del teatro è quella di un atto profondamente umano che trasforma il limite in arte. Ha diretto numerosi spettacoli inclusivi con drammaturgia originale, curando ogni fase creativa e organizzativa, dalla scrittura alla messa in scena. Sara Dessena, inoltre, insegna Comunicazione nel corso triennale in Scienze della Mediazione Linguistica, Polo Territoriale Unikoinè della SSML San Domenico di Roma.


Conosciamo meglio la regista e il suo ultimo lavoro attraverso l'intervista che ha rilasciato per L'Arborense.

Che caratteristiche bisogna avere per lavorare con le persone disabili?

Bisogna avere passione per il teatro e la comunicazione. Altra cosa importante è l'empatia, necessaria per creare un ambiente sicuro e inclusivo che metta le persone a proprio agio, permettendo loro di esprimersi. Bisogna essere pazienti e creativi nel trovare modi adeguati per lavorare con persone disabili.

Bisogna sperimentare?

Sperimentare è necessario, come lo è adattarsi alle esigenze del gruppo. Questo aiuta a tirar fuori il potenziale di ognuno per portare alla luce la capacità personale e artistica di ciascuno. Per promuovere la diversità bisogna avere una visione inclusiva.
Come ci si sente a lavorare in questo ambito? Lavorare con persone con disabilità può essere un'esperienza estremamente gratificante, ma anche emotivamente impegnativa. La gratitudine e il privilegio di poter fare parte della vita di queste persone è una sensazione unica, e la crescita continua che deriva da questo lavoro può essere molto arricchente.

Per quanto riguarda lo spettacolo da lei diretto, cosa può dirci?

La combinazione di leggerezza, ironia e follia diventa un ottimo modo per affrontare temi come la diversità e la disabilità in modo positivo e coinvolgente. Il messaggio che emerge è che la diversità non è un limite, ma piuttosto un punto di forza che può aiutare a vedere la vita da una prospettiva diversa e più arricchente.

Perché vederlo?

L'ironia e la comicità presenti nello spettacolo, possono essere un ottimo modo per far riflettere il pubblico su temi importanti come la disabilità, la diversità e l'inclusione, aiutando a cambiare la prospettiva e a vedere le cose da un punto di vista diverso. A questo aggiungo che lo spettacolo è molto divertente, inoltre, i ragazzi sono veramente bravi.


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