Chissà quanti, tra le centinaia di migliaia di persone che si sono messe in visione dell’annuncio del nuovo Papa, tra la difficoltà di comprendere il latino e l’emozione del momento, al nome di Prevost hanno esclamato: chiiii? Fa sorridere, a pensarci a cose fatte.
* di Mauro Dessì
Ho la sensazione che la Chiesa, e il mondo intero, stiano vivendo giorni importanti che saranno riportati nei libri di storia; giorni percepiti e vissuti come tempi provvidenziali.
* di Antonino Zedda
Appena l’Arcivescovo Roberto mi affidò l’incarico di direttore del settimanale, era l’ottobre del 2020, mi venne in mente di chiedere subito la benedizione di papa Francesco. Scorgevo nel mio nuovo lavoro, che arrivava dopo 20 anni trascorsi da educatore di persone con la sindrome di Down, una particolare missione che il Signore mi stava affidando all’interno della Chiesa: quella di annunciare la buona notizia del vangelo nella verità e nella fraternità.
*di Mauro Dessì
Era buio! L’annuncio della Resurrezione del Signore risuona quest’anno nel dramma di una situazione internazionale confusa e instabile, che ferisce anche la nostra Nazione e la nostra Isola. Molti di noi percepiscono una situazione di oscurità, di buio, di desolazione. Sommersi dalle tragiche notizie di guerra, di morti inermi, di distruzione che lascia dietro di sé solo un cumulo impressionante di detriti e sangue, ci sentiamo smarriti dentro una lunga notte che non sembra terminare mai.
* +Roberto Carboni, Arcivescovo
Le cronache, anche quelle degli ultimi giorni, continuano a narrare di un mondo giovanile disagiato, ribelle, senza valori e, per certi versi, privo di speranza. Si generalizza troppo, a parer mio. È vero che non si può chiudere gli occhi o tapparsi le orecchie davanti a notizie, anche recenti, di femminicidi, incidenti stradali, risse e fenomeni social in cui i protagonisti, in negativo, sono i più giovani. Ma non tutto il mondo giovanile può pagare per queste vicende.
* di Mauro Dessì
Negli ultimi anni il Myanmar aveva fatto tanto parlare di sé per la guerra civile che, dal 2021, non solo sta dividendo il paese ma sta accentuando una vera e propria crisi umanitaria. Quattro anni fa, infatti, l’esercito prese il controllo del paese con la forza, destituendo il governo democraticamente eletto nel 2020.
* di Mauro Dessì