Continua a risuonare in questi giorni la parola pace. Ma tutto sembra fermarsi alla parola, alle parole. Di gesti pacificatori non se ne intravedono e il mondo continua a lamentare le sue ferite da guerre, odio, divisioni e discordie, continua ad assistere ad assurdità come quelle che leggiamo sulla privazione di aiuti umanitari salvavita.
*di Mauro Dessì
Continua a piangere, purtroppo, i suoi morti, che siano russi o ucraini, ebrei o palestinesi, africani o indiani, cattolici o musulmani, bianchi o neri, bambini o anziani: di fronte alla morte non ci sono differenze, purtroppo.
Il nuovo Pontefice, Leone XIV, proseguendo sulla strada intrapresa dal predecessore Francesco, sin dalle sue prime parole pronunciate da Papa ha invitato l’intera comunità cristiana a farsi promotrice di pace e, allo stesso tempo, a restare unita per testimoniare la vera pace, quella che nasce da Cristo. Ma concretamente noi cosa possiamo fare, mi chiedo, se chi è preposto a trovare soluzioni di pace non dà segnali di dialogo e apertura?
Non arrendiamoci: continuiamo a gridare pace, continuiamo a pregare per la pace, affidiamoci alla Speranza.
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