Chissà quanti, tra le centinaia di migliaia di persone che si sono messe in visione dell’annuncio del nuovo Papa, tra la difficoltà di comprendere il latino e l’emozione del momento, al nome di Prevost hanno esclamato: chiiii? Fa sorridere, a pensarci a cose fatte.
* di Mauro Dessì
Ma credo di non sbagliare se dico che veramente in pochi, anzi in pochissimi, avevano pronosticato che il nuovo Papa sarebbe stato proprio lui. Quel nome è apparso probabilmente incomprensibile forse perché sconosciuto: di sicuro non era certo tra i tanti nomi emersi, nei giorni dell’attesa, in TV, nei giornali, sui Social Network. Tutto sembrava già pianificato, ognuno aveva non solo sperato ma già deciso il suo Papa. Addirittura, in alcune trasmissioni già si discuteva su quello che avrebbe detto il nuovo Pontefice.
Ma l’azione dello Spirito è stata ancora una volta sorprendente. I nostri piani e progetti non sono sempre quelli che vorremmo e, di questi tempi, si fa fatica ad affidarsi, con fede, alla volontà del Signore. Ciò che è accaduto durante il Conclave ci ha ricordato quanto sia bello, invece, lasciarsi sorprendere dalle meraviglie che il Signore opera per la nostra vita. Perché la scelta del nuovo Papa ci ha sorpreso, positivamente, un po’ tutti.
Per la sua storia, il suo presentarsi al mondo, le sue prime parole, il nome che ha scelto. Tutto è novità, tutto si rinnova quando c’è di mezzo il Signore. Non c’è intelligenza umana, né tantomeno artificiale, capace di inventare in maniera così sorprendente. A papa Leone XIV i nostri più affettuosi auguri di una buona missione.
Lo Spirito continui a soffiare per lui. I giorni dell’attesa della fumata, quando gli occhi del mondo erano fissi sul comignolo, qualcuno ha detto che lo Spirito aveva cambiato i suoi connotati trasformandosi da colomba a gabbiano, come quello che è sembrato attendere con noi, dal tetto di Santa Marta, l’esito del Conclave.
Chi l’ha detto forse scherzava: mi permetto di cogliere quell’immagine per augurare a papa Leone che sia capace di sorvolare gli oceani proprio come fa il gabbiano, perché la sua guida sia universale, non trascuri nessuno, unisca le nazioni, ci aiuti a sentirci tutti fratelli.
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