Martedì, 30 Giugno 2026

Non era certo quest’ultimo referendum a fare da cartina di tornasole a quanto gli italiani siano lontano dalla politica. Gli impietosi dati sulla scarsissima affluenza alle urne del fine settimana scorsa sono, in effetti, più un’indicazione di come i temi proposti siano stati tanto complessi quanto forse poco adatti al discernimento dei cittadini: credo che quando si affrontano quesiti così tecnici lo strumento referendario non sia quello più adatto.

*di Mauro Dessì


 

Il Parlamento, senza troppi giochi politici e ideologizzati a cui abbiamo assistito anche nella campagna pro SI e NO, avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di studiare e risolvere le questioni proposte attraverso opportuni procedimenti di legge. Di fatto, però, anche l’ultima tornata elettorale ha mostrato una certa disaffezione alla politica: i cittadini continuano ad assistere, impotenti e anche abbastanza stanchi, a sterili discussioni e scontri ideologici che non fanno altro che aumentare la sfiducia in chi nei piani alti ci governa.

È l’anno della speranza: non possiamo che confidare che anche per l’arte più alta della carità possa esserci spazio per il dialogo e la cura della comunità in tutte le sue forme.


 

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