Un importante lavoro di recupero editoriale riporta all'attenzione del pubblico italiano l'opera del bibliotecario Antonio Panizzi (1797-1879) dedicata alla grande tradizione cavalleresca. A firmarlo è l'oristanese Roberto Rampone, scrittore, traduttore e studioso attivo nel campo della biblioteconomia, la scienza che studia i principi e le pratiche per organizzare, gestire, conservare e valorizzare le biblioteche.
Attivo nel campo dei beni culturali, Rampone ha curato una traduzione integrale e filologicamente accurata dell'edizione inglese ottocentesca di Panizzi, che raccoglie i capolavori di Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto, l'Orlando innamorato e l'Orlando furioso, pubblicata tra il 1830 e il 1834. Antonio Panizzi, tra l'altro, è famoso, soprattutto, per aver trasformato la biblioteca del British Museum di Londra in una tra le più illustri al mondo. Il progetto di Rampone, sviluppato nell'arco di quasi quattro anni di ricerca, consente per la prima volta la piena accessibilità in italiano di un'opera a lungo trascurata.
Un intervento di riscoperta culturale che restituisce centralità alla figura di Panizzi non solo come bibliotecario e intellettuale, ma anche come interprete della tradizione letteraria italiana. Il lavoro di Rampone si inserisce in un percorso accademico e professionale in cui ha approfondito lo studio del patrimonio librario e documentario storico conservato in biblioteche, archivi e istituti culturali. È durante la sua formazione, che lo studioso oristanese entra in contatto, appunto, con la figura di Antonio Panizzi, concentrandosi su un aspetto poco esplorato dalla critica: il suo ruolo di studioso della letteratura cavalleresca.
Il progetto editoriale di Roberto Rampone rappresenta così l’esito di un percorso di ricerca che unisce rigore accademico e passione personale, contribuendo a valorizzare una pagina importante della storia culturale italiana e il ruolo di Panizzi nella nascita della biblioteconomia moderna.
Oggi Roberto Rampone prosegue la sua attività tra ricerca, scrittura e insegnamento, continuando a occuparsi di patrimonio librario e studi biblioteconomici. Raggiunto telefonicamente, gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Cosa l’ha spinta a studiare Panizzi?
Il lavoro sull'opera di Panizzi nasce da un confronto con il prof. Mauro Guerrini e dal contatto con il ricercatore Rossano de Laurentiis, già impegnati su altri aspetti della sua figura. Ho scelto di concentrarmi sul Panizzi letterato legato a Bojardo e Ariosto, dedicandomi in particolare alla traduzione della sua opera più importante.
Qual è stata la sua principale difficoltà del suo lavoro di traduzione?
Non è stata legata direttamente all'opera, ma soprattutto alla perseveranza necessaria per portare avanti un progetto lungo e complesso, svolto in autonomia e senza commissione. Ho affrontato anche la mia epilessia, che però non considero un ostacolo negativo: al contrario, mi ha spinto a misurarmi e a dare il meglio di me, rafforzando la mia determinazione. Il lavoro è durato circa quattro anni e ha richiesto la raccolta e lo studio dei materiali, la traduzione, la ricerca di fonti ottocentesche ormai obsolete e un'intensa cura editoriale. Il risultato è una traduzione integrale in cinque volumi, mai realizzata prima.
In che modo la sua formazione ha influenzato la sua ricerca?
La mia formazione è stata eterogenea e non lineare: dagli studi commerciali legati al turismo, che mi hanno dato apertura verso lingue e culture, sono passato a esperienze lavorative tra Italia e Inghilterra, dove ho approfondito l'inglese. In seguito ho studiato filosofia, fondamentale per la mia crescita personale, e poi scienze archivistiche e biblioteconomiche, che hanno orientato concretamente il mio percorso professionale. Tutte queste esperienze, pur diverse, sono state complementari e decisive, permettendomi di lavorare per oltre dieci anni nel mondo dei libri, in particolare alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, dove ho consolidato la mia passione e ottenuto importanti riconoscimenti.
Che valore ha oggi la sua ricerca per il pubblico contemporaneo?
Mi interrogo sul valore odierno della tradizione cavalleresca, che considero oggi una forma letteraria sempre più elitaria e poco attrattiva per i giovani, spesso allontanati anche dalla sua fruizione scolastica obbligata. Rilevo invece un interesse più consapevole nel pubblico adulto, che continua ad apprezzare autori come Boiardo e Ariosto e i temi universali di questa tradizione, come amore e guerra, pur riconoscendone la distanza dal gusto contemporaneo. Attraverso il mio lavoro ho voluto anche valorizzare la figura di Antonio Panizzi, fondamentale per la diffusione della cultura italiana e per lo sviluppo del moderno sistema bibliotecario. Considero questa tradizione ancora importante sul piano storico e culturale, motivo per cui ne auspico la conservazione e la piena accessibilità nelle biblioteche in Sardegna e in Italia, con la speranza che possano acquistare l'opera per renderla fruibile a tutti.
* di Franca Mulas
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