Giovedì, 16 Aprile 2026

 

Da mio nonno Paolo Pili abbiamo ereditato il rispetto, l'onestà intellettuale, il senso del dovere e la devozione per la famiglia. Era un uomo brillante, simpatico, onesto; pieno di ingegno e lungimiranza. Sensibile, accogliente e generoso. La sua specchiata onestà e il disinteresse personale dovrebbero essere di esempio per tutti. Non è stato capace, proprio perché troppo onesto, di capire la disonestà degli altri. Con queste parole, Maria Grazia Atzeni ricorda il nonno Paolo (1891-1985), a cui Oristano, il primo febbraio di quest'anno, nella sede dell'Hospictalis Sancti Antoni, ha dedicato il convegno dal titolo Palo Pili, fra onore, cronaca e storia.

di Franca Mulas

L'iniziativa è servita per ricordare e mantenere viva la memoria storica di una figura significativa del Novecento, che può offrire ancora oggi un grande contributo alla storia sarda e per questo merita di essere conosciuta, studiata e approfondita anche nelle scuole.

Conoscere le vicende e i fatti che hanno riguardato Pili, equivale, infatti, a comprendere meglio la storia della Sardegna durante il periodo del fascismo. Pili apparteneva a quella generazione di sardi che aveva combattuto nella Grande Guerra, i cui reduci avevano dato vita al movimento ex combattenti e alla nascita di una nuova classe dirigente. Pili, insieme ad altri, tra cui Bellieni e Lussu, aveva fondato, nel 1921 a Oristano, il Partito Sardo.

L'intento era quello di far progredire economicamente la Sardegna, liberandola da una condizione di dominio esterno, combattendo l'analfabetismo e promuovendo la giustizia sociale. Per attuare ciò, si pensò di fare la fusione con il movimento fascista. Il principale fautore della fusione fu lo stesso Lussu che esortò Paolo Pili, eletto nel 1922 direttore del Partito Sardo, a intensificare i rapporti col generale Asclepia Gandolfo, nominato prefetto a Cagliari da Mussolini.

Nel 1923, però, Bellieni in una lettera pubblicata nel giornale L'Unione Sarda, si rivolse ai sardisti dicendo di non farsi trascinare dal fascismo. All'interno del partito c'erano anime diverse con opinioni differenti, e una parte optò per la fusione col fascismo, che si attuò il 26 aprile del 1923.

Ebbe così inizio il cosiddetto sardo-fascismo che, secondo la storiografia più recente, sta a indicare quelle peculiarità che assunse il fascismo sardo a seguito della fusione. Lussu, pur mostrandosi favorevole volle starne fuori per organizzare i combattenti. Il 6 aprile del 1924, Lussu e Pili vennero eletti in Parlamento.

Il desiderio di Pili era quello di fare del bene alla sua terra, per questo presentò a Mussolini un piano di interventi straordinari per la Sardegna da attuare in dieci anni. Il fascismo varò la Legge del miliardo, provvedimento che finanziava lo sviluppo economico e infrastrutturale della Sardegna allo scopo di migliorarne le condizioni socio-economiche e di combattere la disoccupazione. Uomo illuminato, Pili cercò di consolidare il sistema delle cooperative, come ricorda la nipote Maria Grazia: Egli fu il fondatore della FEDLAC (Federazione delle Cooperative Agricole) e della Silos, un'azienda per il commercio del grano. La sua azione fu fondamentale per promuovere il cooperativismo tra pastori e agricoltori in Sardegna, sottraendo le attività agro-pastorali alla grande industria nazionale.

Nel 1926, Pili, a cui stava a cuore il progresso economico della Sardegna, partì per New York per stipulare un contratto di cinque anni con una società svizzera per la vendita annua di 50mila quintali di pecorino. Se ciò fruttava del bene alla Sardegna, non lo era per le oligarchie economiche del settore agricolo-caseario della penisola che, vedendo ridotti i propri affari, si scagliarono contro Pili, il quale nel 1927 fu rimosso dalla carica ed emarginato. Dopo il danno anche la beffa, perché, dopo la caduta del fascismo, Paolo Pili fu arrestato nel 1944 con l'accusa di aver aderito al partito fascista.

In quel momento storico e per lungo tempo, Paolo Pili si portò addosso il marchio di fascista: Un'accusa pesante che non ha tenuto conto di chi fosse veramente mio nonno e del fatto che, nelle sue scelte e nelle sue azioni avesse sempre messo al primo posto gli interessi dei sardi.

Il suo pensiero e il suo operato lo si possono comprendere meglio attraverso il suo libro Grande cronaca, minima storia, ripubblicato nel 2024, dalla Carlo Delfino Editore. Nel volume, scritto con rigore, Paolo Pili si affida ai documenti storici per raccontare i fatti che lo videro protagonista.


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