Mercoledì, 29 Aprile 2026

 

Veterinario di professione da quando aveva 24 anni, ha tanti hobby e passioni, compresa quella dell’arte culinaria. Stiamo parlando di Gianni Ferrari, classe 1958, nato a Oristano da padre di Cremona e madre triestina. 

a cura di Franca Mulas

I genitori, entrambi figli di militari che venivano dalla Penisola, si erano conosciuti in Sardegna. Fin da piccolo, Ferrari è sempre stato creativo e curioso, coltivava lo spirito d'avventura, e l'amore per la natura e gli animali. Passioni, queste, che lo hanno portato, da ragazzo, a far parte del gruppo Scout della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, fondato dal parroco don Italo Schirra. Gianni ha proseguito con lo scoutismo durante gli anni universitari e, con l'esperienza conseguita, ha rafforzato il rispetto per la natura e l'ambiente e sviluppato il lavoro di squadra e la collaborazione.

Aspetti che ha coltivato anche nello sport. Durante le scuole medie aveva fatto parte della squadra di scherma, allenata dal prof. Mario Baroli, che aveva partecipato alle finali nazionali. Durante il periodo del liceo classico prevalse la passione per la pallavolo nella squadra della San Domenico, unita a quella per l'atletica; poi, è arrivato l'amore per la bicicletta che permane ancora adesso e lo porta a pedalare per centinaia di km nelle uscite domenicali con la due ruote. In una personalità, come la sua, che ama apprendere e sperimentare, a un certo punto, ha fatto capolino l'amore per la cucina e per l'arte dolciaria.

Dalla nonna triestina ha ereditato la bravura nel preparare lo strudel, da qualche donna sarda ha carpito le ricette di gustosi dolci tradizionali, tra cui le capigliette. La sua cucina diventa un laboratorio dove l'arte e la scienza si incontrano per sperimentare nuove ricette e tecniche apprese, persino, negli ovili dei pastori dove si reca per lavoro.

Ancora oggi Gianni apprezza la buona compagnia e il tempo trascorso intorno alla tavola; la sua cucina è un riflesso della sua personalità: creativa, accogliente e generosa. La curiosità per la tradizione culinaria ha fatto sì che il medico degli animali imparasse a fare il pane secondo le antiche usanze.

La sua maestra è stata la signora Maria Sardu, originaria di Nurachi e che abita a Silí. Un'altra pietanza della gastronomia sarda che ama realizzare con le sue mani, sono i ravioli di ricotta di pecora e cicoria selvatica. Un primo piatto veramente gustoso di cui diamo la ricetta ai nostri lettori e che Gianni Ferrari ha imparato a preparare dalle mogli degli allevatori.


 

Ricetta

Ravioli con ricotta di pecora e cicoria selvatica
di Gianni Ferrari


Ingredienti per un kg di ravioli

300 gr. di semola di grano duro rimacinata; 200 gr. di farina; sale quanto basta; acqua (q.b.).
Ingredienti per il ripieno
400 gr. di ricotta di pecora; 250 gr. di cicoria selvatica; 3 uova; una bustina di zafferano.

Ingredienti per il sugo

10 pomodori freschi; una cipolla; uno spicchio d'aglio; 4 foglie di basilico; olio evo; formaggio pecorino grattugiato per condire i ravioli.


Procedimento

Per la pasta dei ravioli infarinare un piano e disporre farina e semola a fontana. Unire man mano l'acqua fino a ottenere un impasto omogeneo. Lasciare riposare l'impasto per 30 minuti. Prendere l'intero panetto e stendere la pasta col mattarello fino a raggiungere 4cm di altezza. Tagliare in più pezzi uguali. Lavorare singolarmente ogni pezzo col mattarello fino a realizzare una sfoglia di due o tre millimetri di spessore. Il ripieno va fatto unendo alla ricotta tre uova intere e la cicoria selvatica ben tritata. Amalgamare bene il tutto e aggiungere lo zafferano. Lasciare riposare. Quando il ripieno è pronto, realizzare tante palline di egual misura per poi disporle sopra la sfoglia a una certa distanza dal bordo e coprire con l'altra parte della sfoglia. Schiacciare delicatamente tutte le parti in modo tale da togliere l'aria. Con la rotella realizzare i ravioli. Stenderli tutti sopra un panno infarinato. Per preparare il sugo occorre mettere olio abbondante in un tegame e fare soffriggere la cipolla tritata e l'aglio (se si preferisce si può togliere il cuore dell'aglio per renderlo più delicato). Quando il soffritto è pronto, togliere l'aglio e aggiungere i pomodori tagliati a cubetti, farli soffriggere con l'aggiunta di mezzo bicchiere di vernaccia fino a farla evaporare. Versare mezzo mestolo di acqua calda e cucinare per altri 20 minuti. A cottura ultimata unire il basilico e lasciar riposare. Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata. Prendere un piatto da portata, versare sugo e pecorino, disporre il primo strato di ravioli e condire col sugo e il formaggio. Procedere così, fino all'ultimo strato. Servire in tavola e accompagnare con vino rosso.


 

E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE

Approfitta delle nostre promozioni.

CLICCA QUI per sapere come fare

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon