Sabato, 02 Maggio 2026

 

Nella nostra Arcidiocesi arborense, così come del resto in tutta la Sardegna, durante l’estate sono molte le feste religiose, celebrate seguendo riti e tradizioni antiche. Questo consente, ai turisti (ma anche ai fedeli), la (ri)scoperta della religiosità popolare. In tempi non lontani, qualcuno guardava alle forme della religiosità popolare come e devozioni imperfette e non chiare.

*di Sandro Sanna

Oggi è però oggetto di rivalutazione. In molti la vedono ancora come una realtà di fede vissuta in profondità, straordinariamente ricca di valori culturali e religiosi. La Chiesa, lungi dal trascurarla o dal sottovalutarla, ha sempre accompagnato la religiosità popolare. Se n’è parlato anche durante il congresso La religiosité populaire en Méditerranée, svoltosi in Corsica, ad Ajaccio, il 14 e 15 dicembre 2024: in quell’occasione il nostro Arcivescovo Roberto fu tra i relatori e, alla sessione conclusiva, anche la partecipazione di papa Francesco.

Ancora oggi la religiosità popolare abita il vissuto delle parrocchie. E, malgrado le profezie sociologiche sulla secolarizzazione degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, che davano per scontata la fine di questa forma di fede popolare, gode di buona salute, anche se ovviamente risente dei cambiamenti socioculturali in atto. Questi cambiamenti, in alcuni casi, hanno originato forme spurie consegnate al folklore e, purtroppo, divenute prodotto turistico. Tuttavia, ammoniva papa Francesco ad Ajaccio, quando la pietà popolare riesce a comunicare la fede cristiana e i valori culturali di un popolo, unendo i cuori e amalgamando una comunità, allora ne nasce un frutto importante che ricade sull’intera società, e anche sulle relazioni tra le istituzioni politiche, sociali e civili e la Chiesa.

La fede non rimane un fatto privato, spiegava papa Francesco, tanto che dalla professione della fede cristiana e dalla vita comunitaria animata dal Vangelo e dai Sacramenti, lungo i secoli sono nate innumerevoli opere di solidarietà e istituzioni come ospedali, scuole, centri di assistenza, in cui i credenti si sono impegnati a favore dei bisognosi e hanno contribuito alla crescita del bene comune: La pietà popolare, le processioni e le rogazioni, le attività caritative delle confraternite, la preghiera comunitaria del santo Rosario e altre forme di devozione possono alimentare questa cittadinanza costruttiva dei cristiani.

E ancora, aggiungeva: si tratta di una vera spiritualità incarnata nella cultura dei semplici.Non è vuota di contenuti, bensì li scopre e li esprime più mediante la via simbolica che con l’uso della ragione strumentale, e nell’atto di fede accentua maggiormente il credere in Dio. A chi si pone, legittimamente, la domanda se queste feste estive siano da considerare come espressione di fede cristiana si può rispondere che si ha sempre a che fare con persone concrete e non retoricamente con concetti e figure; che la mentalità cattolica è di per sé inclusiva; che il pluralismo delle forme di vita cristiana è un valore, anche quando risulta accogliente di forme che risultano portatrici del passato; che non esiste una forma pura di cristianesimo con cui giudicare tutte le altre forme inculturate; che non vi è alcuna forma di vita cristiana che non sia soggetta a critiche, ma ciò non deve implicare alcuna discriminazione nei suoi confronti.


 

E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE

Approfitta delle nostre promozioni: con soli 5 euro il giornale a casa tua, tutte le settimane, sino a dicembre 2025.

CLICCA QUI per sapere come fare

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon