Domenica, 19 Aprile 2026

 

Una mattinata di interventi intensi e ricchi di emozioni ha segnato la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne vissuta sabato scorso, 8 marzo, al Museo Diocesano Arborense di Oristano. Riprogrammare il futuro è il titolo dell’incontro che ha visto protagoniste donne di scienza, che operano nel campo della cultura e della salvaguardia dei diritti delle donne. 

* di Antonello Carboni

A coordinare l’evento, promosso dal Museo Diocesano Arborense in collaborazione con l’associazione GiULiA Giornaliste, è stata Simona Scioni che, as0sieme alla direttrice Silvia Oppo, ha elaborato un appuntamento toccante e denso di spunti di riflessione. Il Vicario Generale dell’Arcidiocesi Arborense, mons. Roberto Caria, ha aperto i lavori portando i saluti dell’Arcivescovo Roberto e ha ricordato come anche la Chiesa collabora alla sensibilità crescente verso il ruolo della donna nella società e nelle istituzioni, dimodoché riprogrammare il futuro sia davvero un’attività che ci veda coinvolti tutti, dal singolo alle famiglie, alle istituzioni.

È stata inoltre ricordata dal Vicario anche la lettera apostolica Mulieris dignitatem (La dignità della donna) scritta da Giovanni Paolo II nel 1988 per significare il ruolo della donna nella Creazione di Dio, nella Chiesa e nella società: è giunta l’ora in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza... in un momento in cui l'umanità conosce una così profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l'umanità a non decadere.

La direttrice del Museo, prima di lasciare la parola alle relatrici, è intervenuta sottolineando come il Museo Arborense abbia sempre accolto e sostenuto l’uguaglianza di genere e l’inclusione sociale, e ha infine ricordato tutte quelle donne che vivono una situazione di impedimento a sviluppare pienamente se stesse, perché vittime di violenza psicologica, economica, perché donne non libere ma vittime, donne spesso purtroppo sole. È seguita la lezione magistrale della professoressa emerita, farmacologa, Maria Del Zompo, neuroscienziata e prima donna a essere stata eletta Rettore dell’Università di Cagliari.

Ha parlato dei meccanismi di funzionamento del cervello, come i neuroni dialogano tra loro e come l’informazione viaggi dalla periferia fino alla stazione centrale per mezzo di quello spazio virtuale chiamato sinapsi. Ha sottolineato il nostro patrimonio genetico ereditato dalla specie ma ha posto l’accento soprattutto su ciò che fa ingresso nella nostra vita da quando nasciamo, perché condiziona in maniera determinante le nostre scelte, ciò che diventeremo. È intervenuta poi Valeria Sipala, un’altra donna di scienza, una fisica, docente dell’Università di Sassari.

Ha parlato dell'ET, Einstein Telescope, che vede la Sardegna protagonista in un progetto di ricerca all’avanguardia in Italia. In particolare si è soffermata sulla sua esperienza personale invitando il folto pubblico di studenti a non abbandonare mai i propri sogni, perché solo tramite lo studio passa il riscatto sociale ed economico. È stata poi la volta di Anna Maria Busia, avvocata, ex consigliera regionale. Ha ricordato la necessità che la spinse a scrivere la legge 4 del 2018, quella degli orfani speciali, figli di donne uccise per femminicidio. È emerso il mondo delle vittime dei reati, soprattutto legati alla violenza tra le persone, e statisticamente la quasi totalità viene commessa dagli uomini nei confronti delle donne: Il femminicidio non è solo un omicidio, il femminicidio si caratterizza perché gli uomini ammazzano le donne perché sono donne, ha affermato l’avvocata.

Infine Rossana Copez, scrittrice e autrice di Cercondocieli, ha suggerito agli studenti presenti di riuscire a innamorarsi della lettura e della voglia di raccontarsi, e Graziella Carta, imprenditrice nel mondo dell’arte tessile ha raccontato la sua voglia di credere nella capacità che l’arte ha nel coinvolgere il vasto patrimonio di saperi che le donne, non più giovanissime, ancora hanno da dare al nostro evo contemporaneo.

La giornalista Simona Scioni ha chiuso l’incontro sottolineando come quella vissuta non fosse la Festa della donna ma la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, e che debba esserlo tutti i giorni dell’anno. 


 

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