Domenica, 19 Aprile 2026

 

Il Museo Diocesano di Oristano ha inaugurato la nuova mostra d’arte L’anima del paesaggio, aprendo le sue porte sabato 13 davanti a un pubblico numeroso e attento. La direttrice e architetto Silvia Oppo, curatrice dell’esposizione insieme ad Antonello Carboni, ha illustrato il valore spirituale dell’iniziativa: viviamo in un tempo incerto, in cui sembrano smarrite le coordinate per vivere in armonia tra i popoli.

* di A.C. 

Un’epoca in cui si affievolisce la capacità di ascoltare e soffermarsi a riflettere. Il museo, ha proseguito la curatrice, propone sempre mostre che offrano al pubblico occasioni di speranza, di certezza e di riscoperta della bellezza. Assistiamo sempre più spesso a scene di macerie, morte e guerra: catastrofi dell’anima che distruggono non solo il paesaggio esteriore, ma anche quello interiore.

L’anima del paesaggio è una esposizione di circa cento opere, tra fotografie, installazioni e dipinti, strutturata in diverse sezioni tematiche suddivise principalmente tra opere d’arte moderna e contemporanea. Sono presenti circa sessanta artisti, fra i quali figurano alcuni nomi di spicco dell’Ottocento e della prima metà del Novecento. La mostra è concepita come un viaggio che attraversa passato e presente, esplorando il legame profondo che ci unisce alla terra e all’ambiente.

Il percorso si articola in sette sale tematiche: Il viaggio, La stanza della memoria, La trasformazione, La stanza metafisica, L’approdo, Il mondo fantastico e, infine, La realtà.

Ognuna di queste stanze rappresenta un’opportunità, la libertà di entrare in relazione con un nuovo orizzonte che non è solo quello rappresentato sulla tela, ma un nuovo orizzonte narrativo possibile, che conduca su nuovi sentieri lo sguardo di colui che osserva.

Sono due le parole chiave individuate per questo incontro con l’universo artistico: anima e paesaggio che diventano non solo temi, ma specchi che rappresentano l’anima come interiorità, il paesaggio come estensione del mondo visibile.

Eppure entrambi si contaminano e si riflettono a vicenda. Un paesaggio può incarnare uno stato d’animo, e l’anima può assumere forma visiva. A dare vita a questi mondi sono stati maestri come Emilio Scherer, autore di capolavori nel bosano e nell’oristanese, Giuseppe Biasi, innovatore del Novecento sardo, il caro maestro Antonio Corriga, scomparso poco più di dieci anni fa, e Maria Lai, capace di rivoluzionare l’arte a livello internazionale con linguaggi semplici quanto complessi e profonfi.

Accanto a loro, le nuove generazioni di artisti portano un segno indelebile di speranza. La mostra è solo in superficie l’occasione di conoscere e ammirare un’opera che ci parla, è un invito a intraprendere un cammino di bellezza che conduce alla consapevolezza. Come il Signore chiama Zaccheo per mettersi in relazione con Lui, anche noi siamo chiamati a scendere dall’albero e metterci in dialogo con gli infiniti volti della Bellezza divina.


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