Mercoledì, 01 Luglio 2026

Il 28 maggio la comunità di Ovodda si è riunita per commemorare suor Elena Pia Frongia, Missionaria del Sacro Costato, scomparsa un anno fa a Taiwan, all'età di 93 anni, dopo aver operato nell'isola di Formosa per 64 anni. Nata a Ovodda nel 1932, suor Elena Pia era arrivata a Taiwan con alcune consorelle il 22 aprile 1961.

Il Paese, a quell'epoca, era molto povero, e la gente delle montagne, in maggioranza di etnia aborigena, era più emarginata e priva di risorse rispetto alla gente della pianura. Fu destinata alla missione di Jianshi, nella contea di Hsinchu, una vasta zona montana abitata dalle comunità indigene. Raccontava sempre: Vivevo nella comunità a Jiuzantou e andavo a piedi in tutti i villaggi. Il più lontano da noi era a dieci ore di cammino. Da quei sentieri impervi e polverosi, percorsi con due bastoni da cammino e una fede incrollabile, suor Elena Pia costruì un'opera straordinaria. Il convegno del 28 maggio ha visto una partecipazione commovente che ha unito idealmente le montagne della Barbagia a quelle di Hsinchu.

Dalla sede di Taiwan è giunta la provinciale, suor Maria Lin, che con la sua presenza ha testimoniato il legame indissolubile tra l'opera di suor Elena Pia e la terra che l'ha accolta e ospitata per 64 anni. Da Roma è arrivata la provinciale della Sardegna, suor Agnese, accompagnata dall’ovoddese suor Maria Pina, la quale si è impegnata nell’organizzazione dell’evento, coinvolgendo i bambini e i ragazzi delle scuole, allestendo una mostra fotografica e offrendo una toccante presentazione della figura della missionaria, attraverso numerose immagini e racconti che hanno restituito ai presenti la vividezza di una vita straordinaria. Accanto a loro, numerose consorelle delle Missionarie del Sacro Costato, il nipote don Gianni Maccioni che, con il parroco padre Ede, ha concelebrato la Santa Messa, tratteggiando con racconti esperienziali il ritratto di suor Elena Pia.

E poi una folla di parenti, amici e conoscenti giunti anche dai paesi circostanti, a testimonianza di un affetto che il tempo e la distanza non hanno mai scalfito. Dopo l’intensa celebrazione della Santa Messa, la commemorazione è continuata con il racconto delle innumerevoli opere realizzate da suor Elena Pia nei suoi sei decenni di missione. La religiosa aveva fatto della cura dei bambini, delle donne e dei più poveri la sua autentica ragione di vita. Attraverso le testimonianze raccolte da suor Maria Pina, è emerso con chiarezza come avesse compreso con straordinario anticipo sui tempi due elementi fondamentali per il riscatto delle comunità più fragili: l'istruzione dei più piccoli e l'emancipazione femminile attraverso il lavoro.

Suor Elena Pia si era infatti battuta perché ogni bambino potesse accedere alla scuola, convinta che la scolarizzazione fosse la chiave per spezzare la catena della povertà. Edificò una chiesa cattolica, un asilo e un centro giovanile, trascorrendo decenni a sostenere e assistere il popolo indigeno. Parallelamente, avviò progetti per offrire alle donne taiwanesi opportunità lavorative concrete, permettendo loro di acquisire autonomia, dignità e un ruolo attivo nella società. Le immagini proiettate durante l'evento hanno mostrato laboratori, scuole, case di accoglienza: una rete capillare di carità che ha trasformato la vita di migliaia di persone. A Taiwan mancavano i medicinali e i beni di prima necessità: i trasporti erano scomodi, soprattutto per le popolazioni sulle montagne. Lei si preoccupava di raccoglierli in città e trasportarli, nello zaino, che portava sempre in spalla. Un'opera di tale portata non poteva passare inosservata.

Nel corso degli anni il lavoro di suor Elena Pia è stato ufficialmente riconosciuto dalle massime autorità taiwanesi: la religiosa ha incontrato due Presidenti della Repubblica di Taiwan, è stata invitata in ambito universitario per illustrare il suo modello educativo e sociale e il suo approccio alla scolarizzazione delle comunità indigene, studiato come caso esemplare. Ha ricevuto l'onore della cittadinanza taiwanese, un riconoscimento concesso a pochissimi stranieri e che testimonia il legame indissolubile costruito con il popolo che l'aveva accolta.

L'ambasciatore di Taipei presso la Santa Sede ha ricordato suor Elena Pia Frongia, che collaborò anche con i buddisti per servire i poveri indigeni di Taiwan. L'ha definita una santa vivente, ricordando come il popolo taiwanese l'avesse ribattezzata con un appellativo che la dice lunga sull'affetto e sulla venerazione di cui era circondata: la Madre Teresa di Taiwan. Era da tutti chiamata Mumu, che significa madre nella lingua Atayal. Alla sua morte, avvenuta nel maggio 2025, a suor Elena Pia sono stati tributati i più alti onori dallo Stato taiwanese.

Funerali solenni, alla presenza delle più alte autorità civili e religiose dell'isola, hanno tributato l'ultimo saluto a una donna che un intero popolo considerava la propria madre. Suor Elena Pia Frongia lascia un'eredità che va ben oltre le opere materiali (scuole, asili, cooperative, la chiesa), lascia un modello di umanità concreta, di fede che si fa servizio, di una piccola donna sarda che, partita dalle montagne della Barbagia, ha scalato le montagne di Taiwan portando sulle spalle non un fardello, ma un dono: la speranza. La Madre Teresa di Taiwan era nata a Ovodda e Ovodda l'ha riabbracciata, per sempre.

* di Annarella Mattu e Maria Franca Curreli


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