Mercoledì, 17 Giugno 2026

 

Conclusa la Visita ad Asuni, dal 17 al 23 maggio l’Arcivescovo Roberto sarà accolto dalle comunità di Barumini e Gesturi che, da agosto dello scorso anno, sono guidate da mons. Ignazio Serra. Al parroco delle due comunità abbiamo rivolto qualche domanda nello stile di questa rubrica in preparazione alla Visita Pastorale.

La Visita Pastorale, oltre gli aspetti giuridici, si propone di essere un tempo di incontro dell’Arcivescovo con tutti, nessuno escluso. Può illustrarci i punti principali del programma della Visita sia nella parrocchia di Gesturi che in quella di Barumini?

La Visita si snoda come un cammino di prossimità. A Barumini (17-19 maggio), i momenti cardine sono: la Celebrazione Eucaristica di apertura e l’Assemblea Parrocchiale della domenica; il giorno dopo verrà dedicato alla visita e al conforto di anziani e malati e ,a un tempo prezioso, per l’ascolto e le confessioni in chiesa. In questo contesto si inserisce anche l’incontro con il Presidente Emanuele Lilliu della Fondazione Barumini Sistema Cultura: un momento significativo per valorizzare l’esperienza del patrimonio UNESCO in Sardegna come percorso che coniuga archeologia, storia, arte e ricerca, e genera lavoro e benessere per molte famiglie del territorio. A Gesturi invece la Messa iniziale sarà giovedì 21; il giorno dopo sarà dedicato al rito dell’Unzione degli infermi e alla processione di Santa Rita, per concludere sabato con la visita alla Casa del Beato Nicola e all’Altopiano della Giara. È un programma che abbraccia sacro, sociale e cura del Creato.

Le sue parrocchie sono distanti da Oristano: come si vive in periferia? Le sue comunità sperimentano una condizione, anche ecclesiale, di marginalità oppure proprio per ciò sono presenti un senso fraterno e di solidarietà maggiori?

Essere distanti dal centro non significa essere isolati, ma essere frontiera. I numeri lo dimostrano: ogni anno circa 160mila visitatori raggiungono il sito di Su Nuraxi di Barumini, mentre oltre 40mila persone salgono sulla Giara, di cui Gesturi è una tra le principali porte di accesso. A questi si aggiungono migliaia di pellegrini che vengono a pregare il Beato Fra Nicola (nel suo paese natio). Non siamo dunque una periferia dimenticata, ma una periferia abitata e attraversata, dove Dio ha lasciato un segno attraverso la santità e dove l’uomo ha saputo creare un patrimonio riconosciuto a livello mondiale. Qui la solidarietà resta concreta, fatta di relazioni vere e di un tessuto comunitario che accoglie, accompagna e custodisce. È il luogo dove il noi continua a prevalere sull’io, trasformando il passaggio in incontro e la distanza in prossimità.

Lei guida le due parrocchie da pochi mesi, anche se ha predisposto il suo ingresso da oltre un anno. Come ha trovato le comunità? Quali sono i punti di forza ecclesiali, sociali e culturali, quali le potenzialità presenti a Barumini e a Gesturi?

Il contesto riflette le sfide dell’entroterra sardo, tra spopolamento e bisogno di opportunità per i giovani. Tuttavia, esiste un potenziale reale legato alla terra, alla cultura e all’identità. Sto cercando di scrutare la cultura, le tradizioni, la fede, le attese e lo stile di queste due comunità: emergono differenze e sensibilità diverse, modi distinti di vedere e vivere la fede, ma anche tratti e sensibilità comuni. Entrambe le comunità custodiscono il desiderio di testimoniare che qualcosa è accaduto nella loro storia, che qui l’uomo e Dio hanno lasciato un’impronta, e di questo sono orgogliosi e consapevoli. Potenzialmente qui c’è molto per il turista e per il pellegrino: per chi cerca di toccare il cielo con un dito, attraverso l’umiltà del Beato fra Nicola e per chi, attraverso la bellezza e l’arte del cercare archeologico, come è accaduto e accade nel sito di Su Nuraxi. In questa sintesi tra interiorità e cultura si gioca una parte decisiva del nostro futuro.

Oltre gli impegni sacerdotali e dunque ministeriali, lei è Delegato diocesano e regionale della Pastorale dl Turismo: non da oggi la sua passione l’ha portata e la porta a un contatto diretto col territorio, sia dal punto di vista della cura del Creato che delle espressioni artistiche, storiche e spirituali. Ci parli di questa particolare caratteristica del suo ministero.

Il mio ministero nasce dal contatto diretto con il territorio. Con i numerosi visitatori del sito archeologico cerco di offrire (anche in più lingue) un segno di accoglienza spirituale: non solo turismo culturale, ma incontro, ascolto e benedizione. Molti visitatori entrano in chiesa, apprezzano un saluto nella loro lingua e spesso chiedono una benedizione. Le parrocchie sono ricche di chiese succursali con autentici tesori d’arte cresciuti nel tempo grazie alla famiglia Zapata, ai parroci e a una comunità lungimirante. Oggi c’è consapevolezza di questo patrimonio, ma anche la necessità di fondi per restaurarlo. A Gesturi, la Giara e il nostro Beato invitano al silenzio. Dal 2023 promuoviamo il periplo della Giara: 100 km, 17 borghi, tra natura, storia e fede, invito alla lentezza, lode e fraternità. Da ottobre ripartiremo con sei tappe. Vogliamo anche formare un gruppo per il ministero dell’accoglienza: porte aperte e volti accoglienti, perché ogni visita diventi incontro e ogni cammino esperienza di fede.

Ci parli, infine, degli organismi ecclesiali, la catechesi, le Confraternite, la ministerialità della comunità; tra le numerose luci e le inevitabili ombre come si muove la pastorale parrocchiale? E, soprattutto, cosa vi aspettate dalla Visita Pastorale?

Le Confraternite sono custodi di una tradizione viva, una catechesi incarnata nella devozione popolare. Accanto a loro, il grande e generoso servizio dei catechisti, i cinque cori e tanti laici rendono la comunità corresponsabile. È una Chiesa che vive nella quotidianità e che educa alla fede attraverso relazioni e partecipazione. Entro il prossimo anno verranno ricostituiti il Consiglio pastorale e quello per gli Affari Economici in entrambe le comunità. Le difficoltà non mancano: la stanchezza e, talvolta, la rassegnazione segnano le piccole realtà, ma le luci sono più forti: i giovani che restano, la fede semplice e profonda dei malati, l’impegno silenzioso di tanti. Ci aspettiamo un vero bagno di speranza. La presenza dell’Arcivescovo non è un atto formale, ma un segno di comunione e di conferma nella fede. Questa Visita aiuterà Gesturi e Barumini a riconoscere pienamente la propria missione: essere luoghi dove la storia e la fede diventano accoglienza, incontro e benedizione per ogni persona. Uno slancio per un cammino di santità, di bellezza e di umanità solidale.

GRAZIE e buona esperienza pastorale!

A cura di Tonino Zedda


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