Mercoledì, 03 Giugno 2026

 

Venerdì 8 maggio 2026 la chiesa parrocchiale di Laconi ha accolto il Pontificale per l'Ordinazione presbiterale, presieduta dall’Arcivescovo Roberto, di fra Davide Corongiu, frate minore cappuccino, 30 anni, originario del paese natale di Sant’Ignazio.

Era appena nato, fra Davide, quando la comunità laconese, trent’anni fa, visse l'ordinazione di due sacerdoti di Laconi. Dunque, è stato un momento di grande emozione ecclesiale e spirituale, vissuto dalla comunità laconese insieme alla famiglia religiosa dei Frati Minori Cappuccini, ai familiari di fra Davide, agli amici del neo presbitero. Dopo la proclamazione del Vangelo, ha avuto luogo il rito di presentazione, accompagnato dalla richiesta formale rivolta all’Arcivescovo dal neo Provinciale padre Gianluca Longobardi: La santa Madre Chiesa chiede che questo fratello sia ordinato presbitero.

Parole che, come ha ricordato l’Arcivescovo, esprimono il cuore stesso della vocazione presbiterale che è al servizio della Chiesa. Nell’omelia l’Arcivescovo si è soffermato su tre espressioni di Gesù legate alla Liturgia del giorno e che dovrebbero illuminare la vita del presbitero. La prima è: non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.

Una parola profonda, importante, che svela Il significato e anche la dinamica di ogni vocazione, ha detto l’Arcivescovo. Il Signore rispetta la libertà di ciascuno di noi; nessuno è costretto a seguirlo, ma al tempo stesso, essendo lui il Creatore di ogni cuore e di ogni mente, crea le condizioni perché possiamo aprirci alle domande profonde, alla ricerca di significato della vita, all’invocazione per avere la luce interiore in vista delle scelte da fare. Nella storia vocazionale di fra Davide, c'è una chiamata che ha richiesto una risposta immediata, un’adesione totale del cuore; ma al tempo stesso c’è stata anche una risposta mediata, scandita da un cammino personale di discernimento, di ascolto, di aiuto da parte di altri, della sua famiglia, di coloro che ne hanno curato la formazione.

Inoltre, Fra Davide vive la singolare esperienza di una vocazione dentro la vocazione. In primo luogo, la vocazione francescana, cioè seguire il Vangelo e Cristo, lasciandosi condurre dall'esempio di San Francesco d'Assisi, dalla sua spiritualità, dal suo modo di entrare in relazione con Dio, con il mondo, con i fratelli, con la Chiesa. Dentro questa vocazione riassunta nell’ideale della povertà, della minorità, della fraternità, nasce e si fa strada anche un'altra vocazione, ecclesiale come la prima, ma con un profilo ben specifico che è quello di servire Dio e i fratelli attraverso il ministero presbiterale. Poi una seconda espressione del Signore Gesù, offerta dal testo evangelico proclamato: siamo chiamati amici e non servi.

È stupenda e commovente questa sottolineatura del Maestro, ha detto mons. Carboni. Nel rapporto con il Signore, i discepoli ricevono uno statuto antropologico e spirituale diverso: non sono chiamati per apprendere parole, idee, nozioni, concetti da ripetere agli altri o per imitare gesti, modi di fare, ma sono chiamati per avere una relazione personale con il Maestro. Questo ci fa comprendere che il ministero presbiterale che si abbraccia non è solo in vista di un determinato servizio, orientato a fare cose (e ce ne saranno tante, ha detto sorridendo a fra Davide) quanto piuttosto è la conseguenza di una relazione personale e profonda che poi ti chiama a metterti al servizio degli altri, per amore, per rendere più evidente questa relazione. Credo che il criterio per essere efficaci nel ministero sia questo: non si tratta di fare molte cose, quanto piuttosto farle scaturire nel contesto della relazione con il Signore. Gesù ci invita a portare frutto.

Qui vediamo la progressione del cammino vocazionale: egli ci chiama a seguirlo, ci chiama amici, ci invita a portare frutto; dunque, non una vocazione fine a sé stessa, privatizzata, come un titolo da appendere sulla parete, una medaglia da esibire, quanto piuttosto una vocazione che deve germogliare e che deve portare frutti che sono quelli che rendono possibile che altri, vedendo le nostre azioni, possano dare gloria a Dio. Infine la terza espressione tratta dal brano evangelico della liturgia: che vi amiate gli uni gli altri. Il Signore ripete espressioni già dette altre volte, che sono la caratteristica della comunità cristiana. Infatti, essa non è chiamata principalmente ad annunciare teorie, a far conoscere concetti, a far osservare norme morali e pratiche, quanto piuttosto a dare testimonianza relazionale, cosa quanto mai attuale, soprattutto in questi tempi in cui vediamo che le relazioni tra gli uomini sono estremamente deteriorate perché sono inquinate dal concetto di forza e di potenza, di vendetta, di ritorsione. Ecco, i discepoli del Signore, invece, sono chiamati a vivere le relazioni a un livello diverso. Dopo l’omelia, fra Davide ha espresso le promesse sacerdotali, affidando la propria vita al servizio di Dio e della Chiesa.

Durante il canto delle Litanie dei Santi, si è prostrato davanti all’altare, gesto di totale abbandono al Signore. Il momento centrale del rito è stato segnato dall’imposizione delle mani e dalla preghiera di ordinazione, con cui la Chiesa ha invocato il dono dello Spirito Santo sul nuovo presbitero.

La celebrazione è proseguita con la vestizione dei paramenti sacerdotali e l’unzione delle mani, segno della consacrazione e della missione affidata. Padre Davide, da questo momento sarà così chiamato il novello sacerdote, ha quindi concelebrato per la prima volta l’Eucaristia insieme all’Arcivescovo e ai presbiteri presenti. Al termine della Celebrazione, gli auguri dell’Arcivescovo prima e del padre Provinciale poi: Il progetto della vita presbiterale, inserito nel contesto della vocazione francescana, è un progetto impegnativo, entusiasmante e ricco di tanti spunti che tu puoi approfondire. San Francesco ti direbbe che quello che tu hai ricevuto va restituito gratuitamente ai fratelli perché gratuitamente ti è stato donato. Dunque, non usare questo ministero come una conquista personale, qualcosa da tenere gelosamente stretto per te, ma rendilo fruttuoso nella disponibilità, nell’ascolto, nella preghiera, nel servizio ai poveri e agli umili. Chiediamo per te l’intercessione del Nostro Padre San Francesco e di Sant’Ignazio, insieme alla Beata Vergine Maria.

M.D.

 

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