Si è tenuto ad Assisi il Pellegrinaggio Nazionale dei Giovani dell’Unitalsi che, dal 24 al 26 aprile 2026, ha fatto incontrare circa 600 ragazzi provenienti da tutta Italia.
Un evento atteso e partecipato, ripreso dopo diversi anni, nel cuore dell’ottavo centenario della morte di San Francesco.
Erano presenti anche una ventina di ragazzi della nostra Arcidiocesi provenienti dalle parrocchie di Cabras, Bonarcado, Villaurbana, Siamanna e Siapiccia, accompagnati da alcuni responsabili. Abbiamo chiesto ad alcuni dei ragazzi di condividere l’esperienza.
Francesco di Bonarcado ci racconta il primo giorno: Partiti molto presto in aereo per Roma e proseguito in pullman fino ad Assisi, nel pomeriggio abbiamo ascoltato la testimonianza della madre di San Carlo Acutis, poi siamo andati a visitare la Porziuncola a Santa Maria degli Angeli. La cosa che mi ha colpito di più è stata vedere tante persone malate e tante altre persone venute lì per pregare: mi ha fatto riflettere molto. Nonostante i loro problemi, molte di queste persone avevano comunque il sorriso: ti colpisce questo. Così come mi ha colpito vedere quanta gente si mette a disposizione per aiutare gli altri, accompagnandoli e stando loro vicino con pazienza. Non è una cosa che si vede tutti i giorni. Mi ha fatto pensare che spesso ci lamentiamo per cose piccole, mentre ci sono persone che affrontano situazioni molto più difficili con grande forza e dignità.
Matteo di Cabras si è soffermato sul secondo giorno, intenso, vissuto all’insegna della fraternità e dell’amicizia: Fin dal mattino, abbiamo condiviso momenti di preghiera e di cammino nei luoghi più significativi della città, lasciandoci coinvolgere dalla bellezza spirituale di questo luogo unico. Particolarmente bella è stata la catechesi guidata da mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi, che personalmente ho trovato molto coinvolgente e ricca di parole vere e sincere, toccando aspetti profondi e importanti della vita quotidiana. Tra i momenti più intensi della giornata, la visita alla tomba di San Carlo Acutis ha suscitato grande emozione e raccoglimento, lasciando nei presenti un segno profondo. La serata si è conclusa con la suggestiva processione aux flambeaux, un momento molto emozionante, partecipato e sentito da tutti, che ha rafforzato il senso di unione e condivisione: mi ha stupito molto la presenza di così tante persone. Un’esperienza indimenticabile.
A Sofia di Siapiccia il compito di raccontare la terza giornata: Ci siamo ritrovati per una conferenza in cui alcuni ragazzi hanno raccontato cosa hanno significato per loro queste giornate ad Assisi. Particolarmente toccante è stata la testimonianza della Presidente dell'Istituto Serafico di Assisi. Ci ha parlato della sua esperienza di servizio a Lourdes con bambini con disabilità. Attraverso alcune immagini ci ha fatto riflettere su come la felicità non dipenda dai limiti fisici, ma dall'essere accolti e voluti bene. La giornata si è poi conclusa con la celebrazione della Messa, con il cuore pieno e la speranza di continuare a vivere esperienze così significative.
Un evento, quello di Assisi, che ha davvero colpito e coinvolto, come ci racconta Eddy di Cabras: Anche se di pochi giorni, è stata un’esperienza bellissima e intensa, sia per le persone con cui ho stretto amicizia sia per il luogo in sé. Fin da subito ho percepito un’aria di serenità e pace che mi ha avvolto, sia fisicamente che mentalmente, facendomi sentire parte di una grande comunità, insieme a tanti ragazzi provenienti da diverse parti d’Italia.
È un’esperienza che rifarei sicuramente. Infine Rachele di Villaurbana: L’esperienza con l’Unitalsi ha rappresentato per me un grande arricchimento personale. Mi ha offerto l’opportunità di creare nuovi legami e di rafforzarne altri già esistenti. Essendo il mio primo approccio, lo considero decisamente positivo: ho incontrato realtà di vita complesse e, allo stesso tempo, sono rimasta profondamente colpita dalla straordinaria forza delle persone. Ho scoperto che è possibile gioire anche nella sofferenza e questa consapevolezza mi ha colmato il cuore. Spero di poter rivivere presto esperienze così significative.
Il pellegrinaggio si chiude così lasciando un segno concreto nei partecipanti: non solo un evento, ma un punto di ripartenza per una generazione chiamata a riscoprire la bellezza dell’impegno, della fraternità e del servizio, nello stile semplice e rivoluzionario di Francesco. Un’esperienza che guarda già al futuro, continuando a costruire percorsi di fede e volontariato capaci di parlare ai giovani del nostro tempo.
Pagina a cura di Enrico Porcedda
Il racconto dei responsabili
Per approfondire ancora il racconto dell’esperienza vissuta ad Assisi, abbiamo raccolto anche alcune condivisioni tra i responsabili presenti all’evento.
Così ha condiviso mons. Emanuele Lecca, parroco priore di Bonarcado, Assistente spirituale di Sottosezione: Le giornate vissute ad Assisi hanno segnato un’importante esperienza per i giovani che hanno partecipato al pellegrinaggio. Per quando mi riguarda, è stata veramente una ventata di speranza per la Chiesa e per l’Associazione che, come tante, soffre per una media d’età molto alta tra i componenti e, considerata la vocazione dell’Associazione, ha bisogno di forze giovani sia dal punto di vista spirituale che dal punto di vista operativo. Oggi il mondo ci invita a fuggire la dimensione della sofferenza, a esorcizzarla in tutti i modi. Vedere dei giovani adolescenti o poco più, toccati e messi in discussione dalle membra sofferenti del Signore, mi ha veramente stupito e mi ha portato a ricredermi parecchio sul potenziale e sulla sensibilità che nell’intimo i nostri ragazzi custodiscono: probabilmente faticano a far emergere quanto hanno forse perché poco stimolati. Questa valutazione implica di conseguenza, un guardare alla realtà della stessa Unitalsi con fiducia nel Signore e nella Beata Vergine Maria a cui l’Associazione è particolarmente legata. Ho percepito che, attraverso il pellegrinaggio nei luoghi simbolo di Assisi come la chiesa di San Rufino dove San Francesco ha ricevuto il battesimo, il santuario della spoliazione dove San Francesco ha dato la svolta definita alla sua vita e che accoglie il corpo incorrotto di San Carlo Acutis, la basilica di Santa Chiara amica nella fede di San Francesco e la basilica del Santo, cuore pulsante della spiritualità francescana, i ragazzi hanno sentito vicino alla loro esperienza di vita questi santi tanto importanti che nella Chiesa sono stati grandi innovatori. Diverso il modo di vestire (il saio per Francesco e Chiara, felpa, jeans e snikers per Carlo), diverso il modo di annunciare ma a distanza di quasi mille anni lo stesso messaggio: servire Cristo nella Chiesa, attraverso il dono totale di se stessi nell’operosità del quotidiano, negli ultimi nel mistero della propria e altrui sofferenza. In tre giorni tanto è stato seminato: ora, noi adulti dobbiamo fare in modo che germogli e fruttifichi per l’oggi e per il domani, nella percentuale che la Grazia ha stabilito.
Così, invece, ci racconta Annalucia Daga Presidente di Sottosezione: È stata un’esperienza bellissima. Mi sono messa in gioco e ho vissuto il pellegrinaggio facendo vuoto e togliendomi le sovrastrutture da adulta e vivendolo con gli occhi dei ragazzi. Mi sono riscoperta, grazie ai ragazzi e ad alcune cose che noi adulti diamo per scontato: semplicità, fraternità e il modo unico che i giovani hanno di fare amicizia. Come associata è stata una conferma: se ai ragazzi, ai giovani, sappiamo dare un messaggio forte, sanno rispondere con entusiasmo e stupore. Anche nel loro silenzio qualcosa si è mosso interiormente e questo è tanto. Questo fa bene a noi adulti. È un cammino che inizia e va portato avanti, soprattutto per chi, da adulto, ha bisogno di nuovo entusiasmo.
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