La parrocchia di Nuragus, guidata da don Patricio, ha proposto un incontro con Vito Fiorino, migrante, figlio di migranti e naufrago, salvatore di naufraghi, e lo ha fatto con la profonda convinzione, etica e pastorale, che ogni persona ha un nome e una storia da ascoltare, testimoniare, condividere.
Lunedì 13 aprile lo speciale ospite, pescatore di persone, ha incontrato un’assemblea variegata per età e provenienza, e lo ha fatto con l’umiltà e la leggerezza di chi mira all’essenziale, con la determinazione e il carisma di chi ha scoperto ciò che veramente conta. Parole e immagini hanno reso la parrocchiale, per oltre un’ora e mezza, uno spazio privilegiato per l’ascolto, la testimonianza e la condivisione, un tempio per il culto dell’umanità più sofferta, più redenta.
Vito, falegname per professione e pescatore per passione, ha raccontato la drammatica notte vissuta tra il 2 e il 3 ottobre 2013 a circa ottocento metri dal porto di Lampedusa. Egli, in mare con otto amici, in attesa dell’alba per fare una piccola battuta di pesca, si è trovato, inaspettatamente, circondato da naufraghi esausti e terrorizzati, perché in acqua da oltre tre ore, che gridavano chiedendo aiuto e, senza pensarci due volte, ha issato a bordo più persone possibili, fino a rischiare il ribaltamento della propria imbarcazione.
Erano tanti… erano troppi… eppure non erano tutti rispetto ai cinquecento salpati dalla vicina, eppur lontana, Libia. Uno scenario terrificante vissuto con paura ma con un’unica certezza: la paura non può prendere il sopravvento, non deve impedire i moti del cuore, mai! Vito ha strappato da morte certa 47 persone (46 uomini e una donna), mediante le tempestive e istintive operazioni di soccorso, e ha strappato dall’anonimato 369 persone defunte, mediante la realizzazione del memoriale Nuova Speranza (3 ottobre 2019). Ecco la ragione del riconoscimento di Giusto del Mediterraneo a lui, custode di oltre 400 nomi (e cognomi) e storie di umanità.
La consapevolezza dei settanta partecipanti: aver incontrato una persona, né un santo né un eroe, che in quella terribile notte, senza se e senza ma, ha affrontato la complessità e ha compiuto una scelta di vita… che potremmo, senza timore d’eresia, definire pasquale.
Egli ha scelto di restare, e sarebbe stato più semplice abbandonare, ha scelto di denunciare i ritardi dei soccorsi istituzionali, e sarebbe stato più semplice tacere. Un duplice invito a fare pratica di Risurrezione: scegliere sempre la Vita, anche quando pare impossibile, ed essere disponibili a lottare contro l’indifferenza, anche quando non è conveniente. Un messaggio per i cercatori dei segni del Risorto nell’oggi: la Vita non è un privilegio per pochi, ma un dono per tutti.
* di Matilde Soi
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