Dal 3 al 5 maggio l’Arcivescovo Roberto incontrerà la comunità di Genoni. Abbiamo rivolto alcune domande al parroco, don Gerardo Pitzalis, che dal 2014 guida una comunità piccola ma assai significativa nel contesto storico e religioso della nostra Chiesa diocesana.
Come vi siete preparati a questo evento ecclesiale, per molti versi, straordinario?
Ho invitato la comunità alla preghiera, per diventare un po’ tutti come Zaccheo, capaci di salire sull’albero, togliendo ogni difficoltà e pregiudizio, per vedere Gesù che passa. Ho chiesto di preparare una visita non di facciata, ma per una sincera conversione, e un ritorno in parrocchia di parecchi che, nel tempo, si sono allontanati. Abbiamo chiesto l’aiuto alla Vergine Santa che noi veneriamo col titolo di Madonna del Sacro Cuore, nel nostro santuario, che custodisce il suo simulacro, giunto da Parigi nel 1890, per opera di don Francesco Manca. Ci prepariamo al momento dell’accoglienza con il conferimento della Cresima a 12 adolescenti che avverrà proprio il 3 maggio.
Mons. Carboni ha ribadito più volte come la finalità della Sacra Visita sia incontrare tutti, nessuno escluso. Può illustrarci il programma degli incontri che si terrano a Genoni?
Dopo l’accoglienza della domenica, il 4 mattina l’Arcivescovo si metterà a disposizione per ascoltare tutti quelli che desiderano incontrarlo; il pomeriggio sarà dedicato all’incontro con le suore giuseppine di Casa Madre che culminerà con la Santa Messa: un’occasione per fare memoria del giorno (5 maggio 1916) nel quale padre Prinetti, il fondatore della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe, moriva a Pisa. Ci sarà poi l’incontro con i bimbi della Scuola materna e gli anziani della Casa di Riposo, cui si aggiungerà la visita ad alcuni anziani nelle loro case. Nel pomeriggio ci sarà l’Assemblea comunitaria, momento importante di incontro e verifica. La Messa concluderà la giornata. Concluderemo la Visita il 6 maggio quando l’Arcivescovo benedirà, nel primo pomeriggio, la nuova ala del cimitero parrocchiale e presiederà la Messa di ringraziamento.
La comunità parrocchiale è stata fucina di numerose vocazioni: ben cinque presbiteri diocesani, un sacerdote salesiano, un diacono permanente e, nel passato (ricordiamo il Servo di Dio Padre Raffaele Melis), religiosi e religiose, anche monache, sono nate e cresciute nel contesto della Parrocchia. Come mai questa fecondità vocazionale?
Difficile anche per me entrare nel disegno di Dio e in questa sua predilezione per le vocazioni di Genoni: ho trovato che già nel XVII secolo la comunità diede alla Chiesa tanti preti, alcuni rimanevano in paese. Ai nostri giorni questo privilegio ha continuato dopo il 1986 (anno in cui siamo stati ordinati io e don Tonino, poi a seguire don Ignazio, don Alessandro e don Michel), dopo lunghi anni di vuoto. Ma adesso, guardando i giovani, tutti ci chiediamo: quale sarà il futuro?
Da dodici anni lei è parroco del suo paese: fatto ecclesialmente un po’ raro. Come descriverebbe i suoi compaesani e parrocchiani? Qual è il suo progetto pastorale per il paese che le ha dato i natali e che serve con generoso e appassionato ministero?
Inizialmente si pensava un mio trasferimento prima a Nurallao e poi a Meana Sardo. Ma ero troppo impegnato a san Vero anche per situazioni piuttosto delicate. Giunta un po’ più di tranquillità accettai di venire a Genoni, anche per assistere mia madre, che mi aveva seguito sempre in tutti i miei bellissimi 40 anni di sacerdozio! A Genoni pur essendo la mia patria mi sono trovato bene: e poi a Nazareth Gesù non rientrava per sua Madre? Non ho inteso cambiare il nesso fondamentale del Cristo con il fatto che nessun profeta è ben accetto in patria: eppure sono stati anni sereni, ma soffrire si deve, se ti senti prete. La comunità di Genoni, oltre le nostre fragili presenze di parroci, ha vissuto mutamenti sociali ed economici: sappiamo che tutto passa, Dio solo resta. La mia azione pastorale è che Genoni resti cristiana e mariana.
La sua formazione teologica, gli studi specialistici in Diritto Canonico, gli anni romani, la vicinanza ai pontefici (soprattutto a San Giovanni Paolo II): che ricordi ha di quella intensa esperienza?
La mia esperienza romana al Seminario Maggiore, Laterano e al collegio Leoniano per oltre un decennio, mi ha permesso di muovermi con disinvoltura. I ricordi romani più incisivi e belli sono diversi. Anzitutto il canonico arborense mons. Littarru, desulese: ne sentivo parlare a Oristano dalle suore che lo accudirono; a Roma seppi da mons. Capovilla (segretario personale di papa Giovanni XXIII), che fu lui, giovanissimo prete arborense, ad accogliere alla stazione Termini con altri due compagni il seminarista Angelo Roncalli, sceso in treno da Bergamo: quel giovane seminarista divenne Papa e santo, Giovanni XXIII. Che dire poi di San Giovanni Paolo II. Oltre che in San Pietro furono vari i ricordi nelle parrocchie romane quando la domenica pomeriggio, se il Papa non era in viaggio, voleva sempre incontrare il popolo romano: accadeva di tutto e si leggeva l’amore dei romani per il loro vescovo, questo è bello anche per la nostra Visita pastorale. Il giorno dell’attentato (il 13 maggio 1981) mi trovavo in servizio all’Abbazia delle Tre Fontane col card. Poletti, dove prendeva possesso il nuovo Abate, alla notizia lasciammo tutto per raggiungere san Pietro. Poi ebbi la gioia di incontrarmi una mattina presto con madre Teresa di Calcutta che si recava nelle baracche della periferia e di sentire il suo augurio per il mio umile sacerdozio.
Può presentarci brevemente gli organismi ecclesiali che la sostengono nella Pastorale: cosa si aspetta la comunità dalla Visita?
A Genoni ho potuto proseguire il lavoro dei predecessori che già avevano istituito il Consiglio pastorale (conta circa 18 membri) e quello Economico con cinque membri. Ma la difficoltà, oltre le osservanze del diritto canonico, è rimasta quella di prepararli a prendere da soli le iniziative della pastorale: il cammino è ancora lungo, perché ancora per certe cose se non si muove il parroco i laici riposano tranquillamente. Per esempio, in tutti questi 12 anni ho lottato molto e ringraziato molto per avere ottenuto una buona partecipazione dei fedeli alla grande Veglia pasquale che ho trovato quasi deserta… mai la paragonerei a s’Incontru di Pasqua che è suggestivo, ma senza la Veglia pasquale non avrebbe molto senso. La comunità riceve un giornalino parrocchiale (Nicomedia) che entra in più di cento famiglie e che è quasi una cartina tornasole delle nostre iniziative: i ragazzi all’Oratorio, la catechesi, il canto, il gioco; la confraternita del Santo Rosario, sempre disponibili e collaborativi; poi i gruppi di preghiera (san Pio e l’Apostolato della Preghiera) non mancano; da qualche tempo, ogni 6 del mese, cerchiamo di convogliare per la pastorale degli anziani quelli che desiderano incontrarsi. Quanto ai ministeri penso di avere dei buoni lettori, ma ci occorrono altri catechisti. La comunità di Genoni penso si aspetti incoraggiamento per superare le stesse difficoltà di questi nostri paesi, ridotti nella natalità e con sempre il timore di scomparire.
Lei da sempre è uno studioso di Storia della Chiesa, in particolare della nostra Arcidiocesi: le sue ricerche sui sacerdoti arborensi degli ultimi due secoli hanno contribuito a far rivere nella memoria figure del passato (preti e vescovi) che tanto hanno dato alla nostra Chiesa locale. Ce ne può parlare?
Fin dai primi anni di sacerdozio nel mio servizio di Difensore del Vincolo (con i giudici dott. Antonio Campus, dott. Francesco Corrias, mons. Michele Marotto, e p. Tommaso), aspettavamo in Curia i testimoni delle cause matrimoniali. Mons. Tiddia mi incoraggiava alla ricerca personale: proprio in quegli anni era iniziato in Curia un grande riordinamento dell’ingente materiale dell’Archivio Storico diocesano. La cosa mi appassionava molto, come anche quando in seminario don Siddu mi chiedeva di aiutarlo in Biblioteca, mi spiegava i contenuti di tantissime carte in attesa di essere catalogate. La passione mi ha portato a fare ricerche sui Presbiteri arborensi: devo dire ho trovato tanta disponibilità e collaborazione da parte di preti anziani a raccontare vicende e storie che ora rimangono nei volumi. Anche il lavoro di ricerca fotografica è stato abbastanza impegnativo. Credo di aver dato un piccolo contributo nel conservare la memoria di chi ci ha preceduto nel ministero.
Grazie: Auguriamo a lei, ai suoi collaboratori una buona esperienza ecclesiale!
* A cura di Tonino Zedda
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