Domenica, 17 Maggio 2026

 

Dopo aver visitato tutte le parrocchie del Vicariato Nostra Signora Assunta, che ruota attorno a Cabras, l’Arcivescovo Roberto si accinge a incontrare le comunità del Sarcidano e della Marmilla: prime tappe saranno Laconi e Nureci, guidate da padre Fabio Serra. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Come vi siete preparati a quest’evento, per molti versi, straordinario?

Pace e bene. Innanzi tutto ringrazio la redazione dell’Arborense per l’intervista in occasione della Visita Pastorale. La comunità laconese con piacere riceve l’Arcivescovo in diverse occasioni nel corso dell’anno, oltre che per il ministero episcopale ma anche per celebrare Sant’Ignazio; ma per questa visita, oserei dire straordinaria, c’è fermento nelle popolazioni a me affidate. Ci siamo preparati con incontri e con la preghiera che in particolar modo abbiamo innalzato al Signore nelle celebrazioni eucaristiche.

Mons. Carboni, sia nella lettera pastorale che durante la Messa Crismale, ha ribadito le finalità pastorali sociali della Sacra Visita: vuole incontrare tutti, nessuno escluso. Può illustrarci i punti principali del programma degli incontri sia a Laconi che a Nureci?

Sicuramente ciò che più mi rende felice in questa Visita dell’Arcivescovo è il suo voler stare con le persone, poterle ascoltare e noi poter ascoltare e accogliere ogni esortazione che vorrà darci. Non mi pare che ci siano appuntamenti più o meno importanti nella Visita, ma tutti hanno la loro importanza. Sicuramente sono da mettere in risalto le celebrazioni eucaristiche di apertura e chiusura della Visita, per entrambe le parrocchie. In secondo luogo mi fa molto piacere poter accompagnare l’Arcivescovo dai nostri malati e anziani che hanno sempre piacere nel ricevere visite e in modo particolare sono gioiosi nel sapere che mons. Carboni andrà a casa loro. Un punto bello, nel programma laconese, che vorrei sottolineare, è la disponibilità che mi ha dato l’Arcivescovo per domenica 12 aprile, dove nel pomeriggio sarà lui ad ascoltare le confessioni dei nostri bambini che per la prima volta celebrano il Sacramento della Riconciliazione.

La comunità di Laconi, un tempo guidata da sacerdoti diocesani, dopo la canonizzazione di fra Ignazio, fu affidata ai religiosi cappuccini. Quali sono le caratteristiche, gli snodi, le priorità della pastorale che Lei i e suoi confratelli cercate di realizzare?

Sì, è dal 1957 che a noi frati Cappuccini è affidata la comunità parrocchiale di Laconi e con grande dedizione i frati si sono spesi per la crescita spirituale di questa porzione di popolo di Dio che seguiamo cercando di essere fedeli il più possibile al nostro carisma Cappuccino con una attenzione particolare alla fraternità, alla condivisione tra noi frati e parrocchiani, che sono sempre molto attenti e pronti a collaborare con noi.

Da pochi mesi lei è parroco anche di Nureci, immaginiamo che il carico ministeriale sia notevole, anche se con lei collaborano altri frati. Come riuscite a portare avanti il lavoro pastorale nelle due comunità e quali sono le priorità?

Sicuramente, per me che è la prima esperienza di guardiano e parroco è già un grande carico svolgere questo servizio pastorale; da quando poi ci è stata affidata anche la comunità di Nureci, gli impegni sono aumentati. Con la collaborazione degli altri frati, in modo particolare di padre Pierangelo, viceparroco, cerchiamo di non far mancare la nostra presenza in nessuna delle due parrocchie. La priorità maggiore la vedo nel cercare di aiutarci, vicendevolmente nello stare con il Signore attraverso momenti di preghiera comunitari, come per esempio l’Adorazione Eucaristica, la preghiera del Vespro insieme ai parrocchiani la sera, cercando di stare sempre insieme alle persone: credo che per portare il Signore, prima di tutto si debba creare un rapporto quasi amicale con le persone, affinché imparando a conoscere noi, possano essere un po' più attratte alla vita parrocchiale e all’incontro personale con il Signore che si serve di noi.

Lei è originario di Paulilatino, conosce molto bene la nostra realtà diocesana. Ci può raccontare le tappe principali della sua biografia, come uomo, come frate e come sacerdote?

Figlio di questa comunità diocesana, anche se nato in Svizzera per motivi lavorativi di mio padre; ma non avevo neanche un anno quando siamo rientrati in Sardegna: quindi mi reputo a tutti gli effetti sardo e paulese. Ho vissuto a Paulilatino, portando avanti gli studi e con una vita spirituale un po' altalenante fino all’età di 22 anni, poi sono emigrato in Valtellina, dove ho lavorato per sette anni e dove ho avuto i primi sentori della chiamata del Signore, rischiando di entrare nel seminario di Como. Ma il Signore mi voleva qua nella mia terra sarda e all’età di 29 anni sono rientrato. Dopo tre anni ho fatto il mio ingresso in convento nell’ottobre del 2006 dove ho iniziato l’iter formativo che mi ha portato in diversi conventi, anche in continente. Nel 2011 sono rientrato in Sardegna per gli studi teologici, che ho portato avanti nella facoltà di Cagliari per poi essere trasferito a Sorso. Dopo aver ricevuto l’ordinazione diaconale nel 2016 per la preghiera consacratoria e l’imposizione delle mani di mons. Sanna nel febbraio 2017, sono stato ordinato sacerdote nella chiesa parrocchiale di Pauliltatino. Oggi sono a Laconi come guardiano e parroco (dal 2023) proveniente dal convento di Mores dove mi era stata affidata la formazione dei ragazzi in accoglienza e la pastorale vocazionale.

Nelle settimane precedenti la Visita pastorale anche le comunità che Lei guida hanno accolto i Convisitatori. Oltre la parte burocratica, la visita ad res (alle cose e alle strutture), quale è stato l’impatto ecclesiale di questo momento?

È stato un tempo un po' di tensione per me in quanto volevo che tutto fosse in ordine, nei limiti del possibile: chissà cosa mi aspettavo. Ma è stata una bella mattinata passata assieme a confratelli nel sacerdozio che non sono venuti per un controllo e per rimproverarci qualcosa; ma è stato un tempo di esortazione per avere un occhio di riguardo per alcune cose che a me potevano sembrare andassero bene, consigliandomi come poter fare per svolgere al meglio il servizio affidatomi. Ed è per questo che li ringrazio in quanto è stata una visita sicuramente fraterna di sprone, per fare sempre meglio e di conferma, in alcune cose, per ciò che già si fa.

La comunità di Nureci è stata nel passato, anche recente, fucina di numerose vocazioni sacerdotali e religiose: oggi a che punto è la pastorale vocazionale? Ci parla degli organismi ecclesiali, la catechesi, le Confraternite, la ministerialità, delle due parrocchie?

Il passato nurecese ha dato diverse vocazioni alla Chiesa di Dio, ma ahimé oggi, come in gran parte delle nostre parrocchie, i giovani sono quasi completamente assenti dalla vita parrocchiale. La natalità a Nureci è pari a zero: l’ultimo battesimo è stato celebrato qualche giorno fa, dopo più di un anno. Anche i bambini e i ragazzini in età da catechismo sono quasi assenti dalla vita parrocchiale, anche se cerco di invitarli alla loro presenza, ma sono inviti che vanno a vuoto. Le catechesi parrocchiali sono svolte in collaborazione con la forania, nei tempi forti, o e non ci sono catechesi particolari per le comunità parrocchiali in quanto ho notato in entrambe le parrocchie da me seguite una sorta di disinteresse per queste. In entrambe le parrocchie, sia di Laconi che di Nureci, è presente la Confraternita, pochi elementi ma che hanno il desiderio di servire le loro parrocchie nel miglior modo possibile cercando sempre, nei limiti del possibile, di essere sempre presenti nei momenti principali della vita parrocchiale per crescere in santità. Mi piace sottolineare la presenza costante dei confratelli di Nureci alla celebrazione dell’Eucaristia anche nelle Messe feriali servendo all’altare del Signore, e questo mi dà grande gioia perché mi rendo conto che il loro essere confratelli non è solo per una questione di tradizioni ma è una vera e propria vocazione che sentono e che coltivano quotidianamente.

Cosa vi aspettate dalla Visita Pastorale?

Spero e mi auguro che non sia vista come un qualcosa che va fatta per fare bella figura davanti all’Arcivescovo, ma bensì sia vista come un tempo di Grazia, che lo è a tutti gli effetti, e porti nelle parrocchie a me affidate il desiderio di continuare a stare insieme come famiglia, collaborando vicendevolmente per la crescita di ciascuno, lasciandoci illuminare dalla Luce del Risorto.

 Grazie: Auguriamo a lei, ai suoi collaboratori di Laconi e di Nureci una buona esperienza ecclesiale!

Intervista a cura di don Tonino Zedda, pubblicato su L'ARBORENSE N. 14 del 19 aprile 2026


 

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