Giovedì, 16 Aprile 2026

 

Una chiesa gremita, carica di emozione e di fede, ha accolto nel pomeriggio di mercoledì 18 marzo uno tra i momenti più significativi per la comunità parrocchiale di Milis: la dedicazione della chiesa e del nuovo altare, al termine dei lavori di restauro, ristrutturazione e adeguamento liturgico. A presiedere il solenne rito è stato l’Arcivescovo Roberto, alla presenza di alcuni sacerdoti, delle autorità civili e militari della Provincia e varie centinaia di fedeli.

Un evento tanto atteso e partecipato, che ha segnato un vero e proprio momento storico. La celebrazione si è svolta attraverso i momenti profondi e simbolici propri dell’antico rito della dedicazione. Il primo gesto è stato l’apertura della porta centrale e l’aspersione con l’acqua benedetta. Subito dopo è seguita la benedizione dell’ambone, luogo da cui viene proclamata la Parola di Dio.

Successivamente, l’Arcivescovo ha deposto all’interno dell’altare le reliquie di San Sebastiano e di San Carlo Acutis. Questo gesto richiama la tradizione antica della Chiesa: l’altare viene costruito sulla testimonianza dei martiri e dei santi, segno che il sacrificio di Cristo si prolunga nella vita di chi lo ha seguito fino in fondo.

Uno tra i momenti più intensi è stato l’unzione dell’Altare e delle pareti con il Crisma. L’altare diventa segno di Cristo stesso, l’Unto del Padre. Anche le pareti della chiesa, segnate dall’olio, indicano che l’intero edificio è destinato a essere luogo santo, spazio di incontro tra Dio e il suo popolo. A seguire, il rito dell’incensazione dell’altare e della chiesa ha riempito l’ambiente di profumo e di mistero: l’incenso che sale verso l’alto rappresenta la preghiera dei fedeli che si eleva a Dio, ma anche la santificazione dello spazio, che diventa dimora della presenza divina.

Il rito della luce ha segnato il passaggio alla liturgia eucaristica, culmine e compimento dell’intero rito. L’Arcivescovo nell’omelia ha richiamato tutti questi segni, dando significato a ciò che viveva con l’assemblea riunita. Ma particolarmente intenso è stato il momento in cui ha parlato di pietre vive: La nostra celebrazione non è solo consacrare l’altare e mettere in risalto l’ambone, abbiamo bisogno di un passo ulteriore: quello che faremo ritornando a casa... È il passo della testimonianza, ha detto mons. Carboni. Si tratta di portare con noi quello che abbiamo compreso, il bene vissuto insieme qui. Lasciare che questo momento trasformi un poco le nostre vite, le renda migliori. Sì, la Chiesa è bella, ma non basta la chiesa di pietre, dobbiamo essere noi una chiesa viva che permette a chi ci incontra di fare esperienza di Dio. Siamo noi che dobbiamo testimoniare che Dio è vivo. Come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Corinzi: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? (Cor 3,16) Le pietre da sole non parlano. Dobbiamo mettere in dialogo il nostro cuore con la bellezza della chiesa, perché si crei armonia interiore e noi possiamo testimoniarla a chi incontriamo.

A rendere ancora più significativa la celebrazione è stata la partecipazione corale dell’intera comunità. Tutti i gruppi parrocchiali hanno contribuito con cura all’organizzazione, mentre una presenza numerosa e gioiosa di bambini e ministranti ha dato volto concreto al futuro della parrocchia.

Particolarmente suggestivo il servizio musicale: il coro parrocchiale ha animato la liturgia insieme al coro di Narbolia e al coro La Vega. Al termine della Messa, l’Arcivescovo ha inoltre benedetto la Cappella del Santissimo, cuore silenzioso della presenza eucaristica, e ha inaugurato la targa di dedicazione, memoria permanente di una giornata destinata a rimanere nella storia del paese.

Toccante è stato l’intervento finale del parroco, don Antonello, che ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione dei lavori e la riuscita della celebrazione. Ma il cuore del suo messaggio è stato rivolto al significato più profondo della chiesa appena rinnovata: Questa casa è casa vostra: è casa dei bambini, dei giovani, delle famiglie, è casa di ogni uomo e di ogni donna che cerca il Signore. Qui Gesù attende i cuori di chi cerca aiuto, speranza, forza e consolazione. Qui ciascuno può affidare la sua vita nelle mani di Dio.

Un invito forte a vivere la chiesa non come un semplice edificio, ma come luogo di appartenenza e di comunione: Amate la vostra Chiesa, è la vostra casa! Dovete sentirla come casa vostra, perché qui potete sperimentare la gioia di essere comunità: una comunità splendente di bellezza, unita attorno all’altare del Signore. Infine, il parroco ha richiamato il significato simbolico dell’edificio stesso: La chiesa fatta di pietre è immagine della comunità. Ognuno di noi è una pietra viva e amata, posta da Dio per edificare il tempio dell’amore.

La celebrazione del 18 marzo resterà impressa nella memoria di Milis non solo come conclusione di un importante intervento di restauro, ma soprattutto come inizio di un rinnovato cammino ecclesiale. Una chiesa dedicata, un altare consacrato, una comunità unita: segni concreti di una fede che continua a vivere, crescere e costruire, pietra dopo pietra, il suo futuro, splendente di bellezza.

A.D.

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