Domenica, 24 Maggio 2026

 

Dal 23 al 27 febbraio una cinquantina di persone di Ollastra, Siamanna, Siapiccia, Villanova Truschedu e Villaurbana, le parrocchie guidate in solidum da don Enrico Porcedda e don Daniele Quartu, sono state in pellegrinaggio ad Assisi e a Cascia. Abbiamo rivolto qualche domanda a don Enrico per farci raccontare l’esperienza vissuta.

a cura di Arianna Obinu

Don Enrico, come è nata l’idea di questo pellegrinaggio?

Abbiamo colto l’occasione della notizia dell’ostensione delle reliquie di San Francesco, per provare a coinvolgere i fedeli in un pellegrinaggio che inaugurasse il cammino quaresimale nel modo migliore.

La risposta com’è stata?

Le adesioni sono state numerose e il gruppo che si è formato è stato variegato per provenienza e per età: dai quaranta ai novant’anni! Così siamo riusciti a organizzare il primo pellegrinaggio interparrocchiale, aperto ai nostri fedeli delle cinque comunità.

Provvedere alle esigenze spirituali di cinque paesi non dev’essere facile…

Senza dubbio non lo è, ma io e don Daniele siamo contenti di questa esperienza che ci divide tra più parrocchie e ci anima nel ricercare l’incontro tra tutte le comunità. Oggi più che mai per fare esperienza di Gesù si deve camminare tutti insieme, dandoci ascolto e incontrandoci con gli altri fedeli. È anche un modo per ricreare solidarietà che travalicano i confini del proprio campanile.

Fare comunità significa, in campo sociologico e politico, attivare processi di partecipazione dal basso, creare relazioni capaci di trasformare un gruppo in una collettività unita da medesimi valori e interessi. Qual è la prerogativa di una comunità cristiana?

Direi, con un’immagine, che la mia idea di comunità è quella di persone intente ad apparecchiare insieme una tavola al cui centro c’è Gesù. Durante il pellegrinaggio è stato bello osservare che tutti si sono dimostrati disponibili alla conoscenza degli altri, in armonia. Comunità è camminare insieme, crescendo nell’amicizia con Gesù e tra noi.

Il pellegrinaggio è stata una bellissima esperienza…

Questo di Assisi è un pellegrinaggio che regala ai pellegrini la grazia della conversione. Francesco genera questo come frutto spirituale. C’è stata commozione perché, per molti, era la prima volta ad Assisi, avvenuta per di più in un momento che possiamo definire storico, dato che mai i suoi resti mortali erano stati esposti al pubblico. C’è stata la gioia di ritrovare un amico, l’arcivescovo di Fermo, che l’anno scorso ha celebrato la Messa per la festa del Rimedio a Siapiccia. C’è stata la condivisione con don Daniele della celebrazione eucaristica nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, dove riposa San Carlo Acutis. Il terzo giorno, prima le confessioni alla Porziuncola e poi la venerazione delle spoglie. Abbiamo celebrato nella Basilica superiore e, per un imprevisto dell’ultimo minuto rispetto a chi doveva presiedere, è stato chiesto a me di farlo. Un vero onore e un’emozione! I nostri pellegrini, al termine della santa Messa, hanno intonato Deus ti salvet Maria, per richiesta del padre Custode, ed è stato un momento di profonda commozione.

Assisi e Cascia sono i luoghi di San Francesco e Santa Chiara, di Santa Rita e San Carlo Acutis, canonizzato a settembre scorso. Cosa lasciano dentro i nostri cuori?

Ripercorrere la storia di Francesco, di Chiara, di Rita e di Carlo Acutis ci racconta di come il Signore sia capace di stravolgere le nostre esistenze. Francesco e Carlo Acutis sembrano coetanei, eppure tra loro corrono ottocento anni. Condividono la fede nel potere di Gesù di rendere dolce ciò che amaro. Questo è l’insegnamento di Francesco dopo l’abbraccio con il lebbroso: ciò che appare amaro, diventa dolce se affrontato insieme a Cristo. Il giovane Carlo Acutis, nell’affrontare una leucemia fulminante, si diceva pronto a raggiungere Gesù, felice di aver vissuto della luce di Dio. Chiara stessa, nobildonna del Duecento, ha rinvenuto il senso della dolcezza di Dio nella povertà, così come Rita trovò grande forza nella fede. Tutti testimoniano che nella vita non abbiamo bisogno di riempirci di beni e potere, ma l’essenziale è dare spazio a un rapporto autentico con il Signore.

Il pellegrinaggio ha aperto la Quaresima, ciò è significativo.

Sì, e continuerà per tutti i nostri parrocchiani. Infatti, abbiamo pensato di vivere il periodo quaresimale come un pellegrinaggio interiore ispirato proprio all’esempio di Francesco, organizzando esercizi spirituali intitolati Con San Francesco per crucem ad lucem. L’augurio che rivolgiamo alla nostra comunità (sono cinque parrocchie, ma la comunità è e deve sentirsi una) è quello di continuare a camminare verso la luce.


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