Venerdì, 01 Maggio 2026

 

Terra in pace e pace in terra, per essere operatori di pace: è lo slogan del mese della pace 2026. Con questo spirito ci siamo ritrovati, domenica 8 febbraio, a Tramatza, adulti, giovani, ragazzi e bambini dell’Azione Cattolica, per vivere in preghiera e fraternità una giornata per la pace. 

Gennaio è tradizionalmente, per la Chiesa e per la nostra associazione, il mese dedicato alla pace, occasione spirituale e formativa importante nel nostro cammino associativo e nella vita di ciascuno di noi.

Una pace disarmata, come ci ripete papa Leone, non fondata sulla paura, sulle armi, sulle minacce, ma capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e generare fiducia, empatia e speranza. Una pace disarmante, cioè ricca di atteggiamenti spontanei, ingenui, semplici, innocenti, capaci di sconfiggere qualunque resistenza o opposizione, come i sorrisi disarmanti dei bambini.

Per l’Azione Cattolica dei ragazzi quest’anno l’ambientazione è stata la stazione spaziale internazionale. I ragazzi sono stati invitati a far parte di una missione: lavorare insieme malgrado le differenze. Per loro il pianeta terra, visto dall’alto dallo spazio, non ha confini né divisioni: mari e terra si intrecciano.

Aiutati dagli educatori, hanno cercato attraverso il gioco e la messa in scena di un piccolo spettacolo, di capire come fare per abitare in pace in un’unica grande famiglia umana. Il loro è stato uno sguardo dall’alto alla ricerca di un unico orizzonte per tutti: si sono divertiti molto.

Per gli adulti è stato preparato, come momento formativo, un incontro interreligioso, consapevoli che la pace sarà reale quando accoglieranno lo sguardo dell’altro e diventeranno capaci di superare le divisioni: insieme per la pace, sotto lo stesso cielo.

Il prof. Stefano Pilia, per la Chiesa cattolica, Marco Biancardi, per la Chiesa evangelica, e Yuri Mores, pre gli Hare krishna hanno condiviso le loro esperienze e con loro abbiamo riflettuto su come poter essere, anche insieme, operatori di pace.

Da loro l’invito a prenderci cura del creato e degli altri, a intessere relazioni e dialogo come strade possibili per costruire comunità. Il dialogo è cultura dell’incontro fra tutti, ci è stato ripetuto, ci permette di essere ponti tra i litiganti. Così come il dialogo tra i diversi modi di vivere la fede è cruciale per edificare e costruire la pace.

Poi l’invito a essere testimoni di pace nella nostra vita quotidiana, anche con piccole azioni, lottare contro l’intolleranza, la violenza, l’esclusione, l’indifferenza, non respingendo ma accogliendo.

Tra gli strumenti da utilizzare, quello della preghiera, che ci dà la forza per continuare a sperare e lavorare anche quando il pessimismo ci assale, per glorificare Dio, invocare il dono della pace, saper abitare insieme, in comunione, da persone riconciliate.

La riconciliazione è l’altra via per la pace, sia per le ferite personali che collettive, che a volte richiedono anni per rimarginarsi, a volte generazioni: ma se non si curano, non guariscono mai. Bisogna guardare il mondo dal basso: la pace è un dono di Dio, ma noi siamo chiamati a prepararla, probabilmente con uno sguardo nuovo sul mondo e un nuovo modo di vivere nel mondo, forse disarmando il cuore.

La giornata, malgrado la pioggia incessante, che ci ha impedito di fare nel pomeriggio la marcia della pace per le vie del paese, è stata comunque ricca di momenti di riflessioni ma anche di gioiosa fraternità.

Il parroco, don Giacomo, che ha celebrato la Messa, la comunità di Tramatza ci ha accolto a braccia aperte, mettendoci a disposizione i locali per gli incontri e coccolandoci con dolci di ogni tipo e zippolata finale. Ci siamo sentiti veramente a casa, è stata una bella festa, grazie di cuore a tutti.

Rita Serpi, presidente AC diocesana


 

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