Sia nel centro abitato che nel vasto territorio del Sinis (che fa capo a Cabras), ci sono antichi edifici chiesastici, memoria e segno delle radici cristiane non solo della cittadina lagunare ma, in qualche modo, dell’intera Arcidiocesi.
La storia ci ricorda che la prima comunità cristiana della nostra zona si sviluppò proprio nella città di Tharros, importante porto della Sardegna occidentale, fondata nel VII secolo a.C. dai Fenici, poi conquistata dai Romani: dalla fine del primo secolo, dunque, la fede cristiana, tramite commercianti e militari, giunse a Tharros.
Il battistero ottagonale, visibile ancora tra le rovine di Tharros, testimonia un’antichissima presenza della comunità cristiana. Dal quinto secolo è documentata la presenza di un Episcopus tharrensi (forse Archiepiscopus) di nome Joannes (citato da san Fulgenzio da Ruspe). La tradizione vuole che, per fuggire dalle frequenti invasioni saracene (is morus), al principiare dell’anno mille ci fu un vero esodo della comunità verso l’interno, con la fondazione (nell’attuale Oristano) della nuova sede Arcivescovile arborense.
Oltre la splendida Basilica paleocristiana di San Giovanni di Sinis (nella foto, probabilmente sede della Cattedra di Tharros) e la chiesa di San Salvatore (nell’omonimo villaggio), venne edificata l’attuale Pieve di Santa Maria Assunta, negli ultimi anni del XV secolo; con l’aumento del numero degli abitanti fu necessario pensare a una nuova sede parrocchiale. In origine l'antica parrocchia era caratterizzata dalla presenza di un'unica navata, munita di robuste travature lignee e tegole, tuttavia furono numerosi i lavori di restauro che ne mutarono la fisionomia negli anni, con la costruzione della volta a botte, nel 1650.
Successivamente, per volere del Marchese d'Arcais, furono costruite la zona destinata al Coro, le due cappelle di Sant'Anna e del Rosario, una cupola di circa 25 metri e, infine, la modifica della pianta, da unica navata all’attuale forma a croce latina. La Pieve di Santa Maria Assunta è l’unica chiesa dell’Arcidiocesi a fregiarsi di un titolo così particolare, che richiama le giurisdizioni ecclesiastiche romaniche e medievali: il titolo veniva conferito dal Vescovo diocesano a chiese di particolare importanza sulle quali ruotavano una serie di edifichi ecclesiastici significativi per la presenza di nobili e ricchi possidenti. Poche chiese in Sardegna hanno conservato questo titolo: tra le pochissime esistenti, quella di Bitti, che anticamente comprendeva ben 42 chiese.
La Pieve di Cabras è uno scrigno di opere d’arte, specie sculture, come la meravigliosa Vergine dormiente, altre statue in estofado de oro e il simulacro del Santissimo Salvatore, veneratissimo dall’ intero popolo cabrarese. Ci sono anche opere d’arte moderne, come le due tele del Maestro di Castelsardo.
Anche la recente chiesa parrocchiale del Sacro Cuore che possiede alcune particolarità (come la disposizione dell’aula liturgica e la suggestiva collezione statuaria) è diventata negli anni un luogo profondamente amato dalla comunità, insieme alle chiese dello Spirito Santo e di San Giuseppe. Anche questi edifici rivelano tratti di profonda spiritualità del popolo cabrarese.
Tonino Zedda, pubblicato su L'ARBORENSE N. 1 del 18 gennaio 2026
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