Nei giorni immediatamente precedenti il grande evento ecclesiale abbiamo voluto incontrare il parroco delle due comunità cabraresi, mons. Giuseppe Sanna nella sua duplice veste di pievano di Santa Maria Assunta e parroco del Sacro Cuore.
* A cura di don Tonino Zedda
Ormai siamo alle porte della Visita Pastorale. Come le sue comunità si sono preparate a questo grande evento?
Le comunità di Santa Maria Assunta e Sacro Cuore di Gesù si sono preparate alla Visita innanzitutto con la preghiera. Durante la Missione popolare ci si è soffermati ad approfondire la lettera pastorale di mons. Arcivescovo, in merito alla Visita, col brano evangelico di Zaccheo. Ogni giorno al termine della Messa, da fine novembre, abbiamo usato la preghiera composta da mons. Carboni. Nelle domeniche di Avvento ci siamo soffermati sul significato della Visita Pastorale, partendo dall’icona evangelica di Zaccheo, attraverso alcune attività rivolte ai bambini e ai ragazzi.
Ci vuol presentare le due comunità nel contesto della vita civile e religiosa di Cabras?
A Cabras si vive molto bene. Tante persone apprezzano la vita tranquilla e allo stesso tempo vivace di questa comunità. Cabras è una comunità dalle grandi potenzialità. Possiede un territorio ricco di risorse. La sua storia affonda le radici nel contesto delle civiltà antiche che hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo. In questi ultimi anni hanno assunto grande rilevanza le statue di Mont’è Prama. La loro scoperta e valorizzazione è diventata di assoluta rilevanza scientifica e archeologica. Il Museo accoglie tantissimi visitatori e contribuisce a far conoscere questo territorio, che dal punto di vista naturalistico è di una bellezza eccelsa. Per quanto riguarda il contesto religioso, e non solo, penso sia importante sottolineare che da cinque anni sono ritornate a Cabras le suore Figlie di San Giuseppe di Genoni. La loro opera a favore della comunità cabrarese è segno della presenza di Dio nei contesti più diversi. Le due parrocchie esprimono grande gratitudine per questa realtà religiosa che, insieme ai sacerdoti, diventano punto di riferimento per tutti.
La religiosità popolare in Cabras si manifesta in modo fortemente identitario. Come nel contesto della festa del Santissimo Salvatore, con la tradizionale corsa degli scalzi. Perché queste manifestazioni toccano così profondamente l’indole del popolo di Dio? Ci sono rischi che siano solo manifestazioni folkloristiche?
La festa del Santissimo Salvatore è per Cabras un momento davvero intenso di vita spirituale e anche comunitario. Le celebrazioni che si svolgono nel Novenario sono molto partecipate e sentite. Particolarmente intensa è la Via Crucis in sardo. Ma è la processione che attira l’attenzione di tutti, de Is curridoris in primis e di tutti coloro che partecipano o assistono. È questa corsa che ha reso famosa la festa. Per gli scalzi, che portano l’immagine di Gesù Salvatore e partecipano ai sacramenti, è come una seconda Pasqua. In loro è palpabile un senso di autentica fede e preghiera che si fa corsa lungo i sentieri del Sinis. in molti cresce la consapevolezza di essere loro portati dal Salvatore e non viceversa. Anche la festa di Santa Maria è molto sentita e tocca le corde più profonde della nostra religiosità. La Patrona si festeggia il 24 maggio: per i cabraresi è un appuntamento di fede irrinunciabile.
Il patrimonio storico artistico ha in Cabras una delle culle più ricche della Sardegna: tra Tharros, san Giovanni di Sinis, il museo dei Giganti di Mont’e Pramma. Infine la musica con i Cori che operano nelle due parrocchie. Si può dunque evangelizzare col bello e con l’arte?
Penso che l’evangelizzazione col bello sia una sfida da cogliere sempre. A Cabras abbiamo tante cose belle a iniziare dall’ambiente naturale con le sue coste, il mare, lo stagno e le campagne del Sinis. Il territorio di Cabras è proprio un paradiso terrestre. Oltre il creato ci sono le chiese: quella di San Giovanni di Sinis ha un fascino speciale e poi Santa Maria e anche le altre. Dal giardino di Santa Maria si può ammirare lo stagno e il tramonto che sono una poesia continua. Penso che questa bellezza abbia influito anche nello spirito dei cabraresi che hanno una particolare attenzione e predisposizione alla musica. Sono tanti i musicisti originari di Cabras. Anche nel campo liturgico abbiamo diverse eccellenze.
Nelle settimane precedenti la Visita pastorale anche le sue comunità hanno accolto i Convisitatori. Oltre la parte burocratica, la visita ad res (alle cose e alle strutture), quale è stato l’impatto ecclesiale di questo momento?
È stato un momento molto importante che abbiamo vissuto nella consapevolezza che, insieme alle celebrazioni, sono rilevanti anche gli aspetti più burocratici riguardanti le cose e le strutture della Chiesa. I convisitatori hanno verificato le varie realtà amministrative, l’archivio e gli arredi e i luoghi liturgici.
Ci parli, infine, degli organismi ecclesiali, la catechesi, l’oratorio, la ministerialità, delle due comunità: cosa vi aspettate dalla Visita Pastorale?
Entrambe le parrocchie hanno il Consiglio per gli Affari economici; per quanto riguarda il Consiglio Pastorale si è pensato di crearne uno interparrocchiale. In esso sono presenti i rappresentanti delle due Comunità. La catechesi è portata avanti grazie alla disponibilità dei catechisti: il catechismo inizia con la seconda elementare e si conclude con la Cresima. L’oratorio interparrocchiale Don Bosco è nato a Cabras nel 2021 in un difficile periodo, con lo scopo di creare un luogo in cui bambini e ragazzi si sentissero a casa, un luogo in cui giocare e incontrarsi condividendo i valori e i principi della vita cristiana. In questi anni di attività, l’oratorio è cresciuto ed è divenuto un vero e proprio punto di riferimento per l’intera comunità. Attorno a esso si è sviluppata una preziosa rete di relazioni, che mette in comunicazione bambini, giovani, adulti e anziani e in cui ognuno può offrire i propri talenti. Grazie all’impegno di numerosi volontari è stato possibile garantire le aperture del sabato, organizzare momenti di festa e le varie uscite sia nel nostro territorio che al di fuori. Dalla Visita pastorale ci aspettiamo un grande incoraggiamento a vivere più intensamente la vita cristiana nella adesione sempre più convinta al Vangelo di Gesù Cristo. Nel mese di ottobre abbiamo avuto la grazia delle Missioni Popolari. La tentazione dell’indifferenza e superficialità nel vivere la vita di fede è purtroppo anche per Cabras una reale possibilità. Al benessere materiale purtroppo non sempre corrisponde il benessere spirituale. Mi fanno sempre riflettere le parole del card. Biffi riferite alla sua Bologna: sazia e disperata. Non che questo si debba applicare a Cabras. Però se non ci allontaniamo dal torpore dell’indifferenza che rischia di avviluppare le nostre coscienze questo diventerà la triste realtà anche per noi. Ecco perché dalla Visita pastorale attendiamo una salutare spinta a essere coerenti col dono della fede, che i nostri padri ci hanno trasmesso.
Grazie e buona Visita pastorale.
Pubblicata su L'ARBORENSE N. 1 del 18 gennaio 2026
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