Ci sono giorni che non si possono programmare né pretendere, ma solo ricevere con stupore e gratitudine. Il centesimo compleanno di nostra madre, Giovanna Argiolu, nata a Genoni il 28 novembre 1925, è uno di questi doni che la vita ci concede con una generosità che supera ogni attesa.
* di Ignazio Serra
Oggi, come figli, Ignazio, Giorgio, Sandro e Bruno, ci sentiamo profondamente riconoscenti al Signore per averle donato di arrivare a questo traguardo, accompagnata dall’affetto della nostra famiglia e dalla luce della fede che l’ha sempre sostenuta. La celebrazione tenutasi nella cappella delle Suore Figlie di San Giuseppe è stata un momento intenso, semplice ma colmo di significato.
Alla Messa hanno partecipato con affetto anche don Gerardo Pitzalis, parroco di Genoni, e il sindaco Gianluca Serra, che ringraziamo di cuore per la loro presenza e vicinanza. Il sindaco ha voluto farle dono di una targa e della copia del certificato di nascita esattamente come fu redatto cento anni fa negli archivi comunali: un gesto che collega il presente a un passato lontano, ma ancora vivo nella memoria della comunità.
Don Gerardo ha offerto un fiore e ha ricordato con commozione quando, da bambino delle elementari, celebrava nel cortile di casa nostra le sue prime Messe: un’immagine tenera che oggi acquista un valore quasi profetico. Durante la celebrazione ho sottolineato come il cuore nostro, dei nipoti e delle nuore, fosse pieno di quella gratitudine che nasce solamente davanti ai doni più grandi, quelli che non possiamo chiedere ma solo accogliere.
Una madre che arriva a cento anni è un segno di speranza, un invito a riconoscere che la vita è molto più grande dei nostri progetti e delle nostre forze. Per questo abbiamo pregato anche per le mamme che non hanno potuto vivere così a lungo, comprese le madri dei sacerdoti, e per tutte le persone anziane e inferme, perché non manchi mai loro la presenza amorevole di chi sa accompagnare, sostenere e confortare.
Dopo il momento liturgico ci siamo ritrovati all’Oasi Francescana di Laconi per un pranzo familiare semplice e sereno. È stato un tempo per rivedere fotografie, ricordare volti, raccontare episodi di un passato che appartiene a tutti noi e che oggi si fa memoria viva, consegnata da una madre che ha attraversato quasi un secolo di storia. La vita di mamma, infatti, porta incise nelle sue pieghe le stagioni difficili del Novecento: l’infanzia e l’adolescenza segnate dalle guerre mondiali, gli anni duri della povertà, le fatiche quotidiane di una gioventù che non conosceva comodità ma solo lavoro, sobrietà e sacrificio.
Nel 1960 ha sposato il nostro babbo Santino, uomo buono e forte, con il quale ha condiviso una vita fatta di impegno costante e di amore concreto. Insieme hanno affrontato mancanze, sacrifici e rinunce per far crescere noi quattro figli e metterci nelle condizioni di costruirci un futuro dignitoso. Quando si diventa adulti, si comprende davvero quanta forza e quanta generosità ci fossero nascosti nei gesti quotidiani dei nostri genitori.
Non sono mancate, però, le gioie. Anzi, la vita della mamma è stata illuminata da tante benedizioni: i nipoti, che le riempiono il cuore; le relazioni familiari custodite con dolcezza; la serenità delle piccole cose che accompagnano le giornate; e soprattutto la fede, che per lei e per il babbo è stata sempre una roccia, un sostegno, un’ancora nelle prove e nella fatica.
Con ogni probabilità mamma è oggi la decana delle madri dei sacerdoti in Sardegna, e questo è per noi motivo di grande gioia, ma anche di responsabilità e gratitudine. È inoltre l’ultima delle tre centenarie di Genoni nel 2025, insieme a Ignazia e Barbara, e il nostro paese conta anche altre due centenarie ospiti nella Casa di riposo.
Numeri davvero sorprendenti per una comunità di circa settecento abitanti, che testimoniano una vitalità e una benedizione che meritano di essere riconosciute. Desidero ringraziare in modo speciale il nostro arcivescovo, mons. Roberto Carboni, per gli auguri paterni e affettuosi che ci ha fatto arrivare: la sua vicinanza è un dono che ci onora e che mamma ha accolto con grande emozione.
Un grazie sincero anche a quanti, sui social, per telefono o con un messaggio, hanno voluto condividere la gioia di questo traguardo: ogni parola è stata per noi un segno di affetto e una conferma che il bene genera sempre altro bene. Oggi chiediamo al Signore di concedere a tutti noi ciò che il cuore desidera: vita, salute, fede e amore, soprattutto verso le persone più fragili e anziane, che sono la memoria viva delle nostre comunità.
E a te, mamma, diciamo con tutto il cuore: grazie! Che Dio continui a benedirti e a custodirti con la stessa tenerezza con cui tu hai custodito noi per tutta la vita.
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