L’invito alla riflessione comunitaria sulle possibilità di essere cristiani credenti e credibili e d’esserlo nell’esercizio, consapevole e corresponsabile, della Fede, della Speranza e della Carità è stato accolto, all’apertura del Tempo di Quaresima, da un’ottantina di fedeli provenienti dalle parrocchie di Isili, Nuragus, Nurallao e Nureci: il Ritiro quaresimale interparrocchiale è stato vissuto l'8 marzo, a Laconi, nell’Oasi francescana e nella chiesa parrocchiale.
* di Marco Demara
Il gruppo si è concesso tempi dilatati e spazi ampi per la meditazione: pellegrini per fede con la speranza di realizzare la carità. L’iniziativa è stata promossa da don Patricio Kuncewicz, progettata con l'aiuto di una coppia di giovani sposi, Stefano Pagliuca e Gelsomina Lucarella.
L’incontro si è aperto con la celebrazione delle Lodi, proprie del sabato dopo le Ceneri, e si è concluso con la celebrazione della Messa nella prima domenica di Quaresima, presieduta da mons. Paolo Ghiani. Una proposta impegnativa e attraente quella del ritiro: un’opportunità per compiere una sosta, personale e comunitaria, con l’intento di riflettere sulla credibilità del nostro complesso essere discepoli, del non accontentarsi del semplicistico dire o dichiarare di esserlo, e di argomentare sull’appartenenza a Cristo mediante le virtù teologali, indicatori per la valutazione della prossimità al Maestro, modello di umanità.
Una proposta sempre attuale ma mai ripetitiva: un’occasione per riconoscere l’origine, la causa e il fine di esse in un Dio, Uno e Trino, di cui la Fede, la Speranza e la Carità sono preziosi e, forse, incompresi doni, capaci di nutrire il rapporto di figliolanza nella certezza che la Risurrezione ne è puro e pieno compimento.
La posta in gioco, che Stefano Pagliuca non ha esitato a definire tanta roba, non è una procedura da applicare una tantum, con freddezza e sistematicità, ma è un modus vivendi da sposare nella quotidianità per argomentare, coi fatti, la pienezza della fede, la forza della speranza e la grandezza della carità.
Le virtù teologali, è stato più volte ribadito, sono strumenti per raggiungere la vera felicità in un mondo che, spesso, accusa i cristiani d’essere inguaribili creduloni e che, di rado, li considera uomini credibili: conoscerle o riscoprirle, oltre le definizioni di un vecchio catechismo o i versi di celebri opere della Letteratura e della Filosofia, è una sfida accattivante, alternativa alla resa incondizionata dinanzi alle cattività esistenziali.
Il laboratorio è proseguito con la divisione dell'assemblea in sette gruppi che hanno dialogato attorno ai tre nuclei della Fede (fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede), della Speranza (Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni) e della Carità (Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati), e lo hanno fatto stimolati da quesiti tanto alti quanto reali inerenti la vita, tra difficoltà e sicurezze.
E se il ritiro di Avvento vissuto l’anno scorso era stato fondato sulla Parola del Dio fatto Uomo, rivelato e incarnato, l’incontro di Quaresima è basato in continuità sulla Parola di quello stesso Dio che, stavolta, è morto e risorto: la consapevolezza che tutto è avvenuto per Amore diviene assunzione di corresponsabilità all’annuncio di un amore, senza se e senza ma, verso noi stessi, verso gli altri, verso Dio.
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