Venerdì 7 marzo, nell’aula Paolo VI del Seminario arcivescovile di Oristano si è tenuto un incontro degli Insegnanti di Religione Cattolica in dialogo con l’Arcivescovo, promosso congiuntamente dagli Uffici Scuola dell’Arcidiocesi di Oristano e della diocesi di Ales-Terralba.
* di Giovanni Licheri
L’importante appuntamento, atteso e desiderato, è il primo a svolgersi dopo la pausa del Covid e l’impegno del concorso per gli insegnanti di IRC. Incontro prezioso che ha visto riuniti i docenti delle due Diocesi, che hanno avuto modo di confrontarsi e fare il punto della situazione.
Introducendo la riunione, l’Arcivescovo ha individuato nel tema della devianza e del disagio giovanile il punto di partenza per la riflessione e il confronto. Nello specifico l’Arcivescovo ha preso spunto dal sondaggio, svolto da Il Sole 24 ORE, intitolato Giovani in fuga: il malessere e l’isolamento che li allontanano dalla società e dalla politica. Dal sondaggio emergono dati che fanno riflettere sulla condizione personale e sociale dei giovani che hanno sempre più problemi di depressione e difficoltà nelle relazioni interpersonali.
L’Arcivescovo ha sottolineato come queste problematiche nascano dalla solitudine che tanti giovani si trovano a vivere e alla crescente assenza della famiglia. Da questa constatazione sorgono diverse domande: La Scuola come può aiutare i ragazzi? Quale dev’essere il ruolo dell’insegnante di Religione Cattolica di fronte a questi problemi? L’insegnamento della Religione Cattolica può fare la differenza? Sono interrogativi che toccano l’intimo di una vocazione e che ne illuminano il senso.
Una Scuola che, come ricorda l’Arcivescovo, deve ritrovare il proprio focus nella formazione globale della persona umana. Un percorso formativo che non può prescindere dall’identità più profonda dell’essere umano. Qui entra in gioco l’insegnante di Religione Cattolica che deve avere l’abilità di suscitare quelle domande di senso che indirizzano la vita dell’uomo. Non solo, deve essere una guida prudente che accompagni gli alunni alla scoperta delle proprie radici, perciò non si può prescindere dal cuore del messaggio cristiano e dalla cultura che ne è nata. L’insegnante di Religione Cattolica non è solo un docente della scuola, ma è anche testimone di una Speranza più grande che è l’amore di Dio per l’uomo.
Ecco allora che l’insegnamento della Religione Cattolica fa la differenza a Scuola: non un semplice esperimento di aggregazione sociale o lezione cattedratica di alta Teologia, ma un momento di riflessione e dialogo che metta al centro l’uomo col suo bisogno di Assoluto.
All’incontro sono intervenute le responsabili dei due Uffici diocesani, le prof.sse Nerina Puddu e Barbara Pinna, che hanno aiutato i docenti a valutare le criticità e le potenzialità dell’insegnamento della Religione Cattolica. Fra le criticità emerse, una crescita della scelta di non avvalersi di quest’insegnamento già dal primo ciclo di istruzione, segno che ora sono le famiglie a compiere questa scelta per i propri figli. Rimane alta la percentuale di alunni che si avvalgono con numeri che vanno oltre il 90%, ben più in alto della media nazionale.
C’è ancora tanto da fare e gli insegnanti di Religione Cattolica non rimarranno con le mani in mano: continueranno a testimoniare quell’Amore più grande che fa uscire dalla solitudine e crea vere relazioni.
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