Eccoci giunti al 19 ottobre, Giornata Missionaria Mondiale, una giornata di preghiera e di impegno per le missioni della Chiesa.
Una Giornata che non è solo un evento da celebrare, ma è un’occasione preziosa per rinnovare la consapevolezza che la missione è il cuore della fede. Il tema che ci guida in questa giornata è sostenere la speranza: lasciamoci coinvolgere tutti in questo impegno a essere missionari autentici nel nostro tempo e nel nostro ambiente, per diventare testimoni di speranza in un mondo tanto incerto e smarrito.
Condividiamo, per questa occasione, la testimonianza di Laura Brundu e Sandra Contini, entrambe di Palmas Arborea che, dopo aver partecipato alla formazione promossa dal Centro Missionario Diocesano e aver ricevuto il mandato dall’Arcivescovo Roberto, hanno raggiunto San Paolo, in Brasile, per un’esperienza missionaria, ospitate dai Saveriani. La loro esperienza, seppur breve, non è rimasta chiusa in sé stessa ma ha fatto nascere la voglia e il desiderio di condividere, di essere pellegrine di speranza tra le genti: continueranno la loro collaborazione con il Centro Missionario Diocesano.
Mi chiamo Laura, sono sposata e sono un’insegnante; abito a Palmas Arborea, sono compaesana di p. Alessandro Brai. Più volte, negli anni, padre Alex mi ha invitata a fare esperienza nella missione in Thailandia, ma io, per un motivo o per l’altro, ho sempre rimandato, anche se l’idea di partire non mi ha mai abbandonata.
Fino all’anno scorso, quando ho partecipato a un periodo di formazione al Centro Missionario Diocesano di cui faccio parte: ad aprile ho detto il mio Sì alla proposta di un’esperienza in America Latina, nella periferia est di San Paolo, in Brasile. Accolta dai missionari Saveriani, e insieme a mia cugina Sandra, sono stata lì 17 giorni, ho trovato, nonostante la situazione di grande disagio, una comunità viva, accogliente e aperta alla condivisione fraterna.
Mi ha colpito come, a differenza della nostra cultura e società, radicata nel benessere economico per la maggior parte di noi e dove ormai ognuno si chiude nel proprio egoismo in quanto crede di bastare a sé stesso, in Brasile le persone, pur versando spesso in condizioni di forte disagio socio-economico, nella loro umiltà sono aperte alla condivisione e solidarietà fraterna, ognuno dà e fa ciò che può per il bene comune.
Data la mia difficoltà nel comunicare in portoghese, quasi tutta la mia esperienza si è basata sull’incontro e sulla collaborazione. Incontri fatti di sguardi e di abbracci che esprimevano profonda gratitudine, conforto, accoglienza e valevano più di tante parole. Da questa esperienza ho compreso più a fondo l’importanza del tempo donato.
Non importa quanto tempo hai a disposizione, l’importante è che quello che doni sia autentico, reale, sincero… è prezioso esserci per l’altro. Spero tanto che questo spirito di collaborazione e fraternità possa riaccendersi anche nelle nostre comunità.
Laura Brundu
La scelta di vivere un’esperienza di volontariato all'estero è nata dal desiderio di dedicare il tempo a persone bisognose. Ho sempre pensato che scoprire nuove culture e nuovi volti, non può che arricchire e far nascere in noi nuove consapevolezze che, inevitabilmente, cambiano i punti di vista. Quando mi è stato proposto il Brasile non me lo aspettavo perché mai considerato come meta, per la mia prima missione.
Ma evidentemente doveva andare così! Certe cose nella vita non avvengono per caso e, ora ne sono pienamente convinta, la mia destinazione non è stata casuale. Il periodo precedente la partenza l’ho vissuto tranquillamente: oltre ad aver ricevuto il mandato missionario dall'Arcivescovo Roberto, ci sono stati gli incontri di formazione con il Centro Missionario Diocesano e diversi contatti a distanza con i missionari Saveriani in Brasile.
Non sono partita sola ma ho condiviso questo progetto con altri volontari accomunati dallo stesso desiderio di vivere una missione. Come si sa, nella periferia della città di San Paolo vive una fetta significativa della popolazione in condizioni di disuguaglianza sociale. Gli abitanti sono per lo più persone con un basso tenore di vita e le favelas costituiscono le aree più povere e degradate della zona.
Appena arrivata sul posto, nonostante mi aspettassi di trovare certe condizioni di disagio, vederle con i miei occhi mi ha creato un certo effetto, ma questo iniziale timore è stato superato dalla calorosa accoglienza ricevuta dalla Comunità della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, dove svolgono quotidianamente la loro opera p. Thiago, p. Michel e p. Igino che, con costanza e determinazione, promuovono e valorizzano le relazioni tra le persone facendole sentire parte integrante della collettività.
L’instancabile dedizione che riservano al prossimo è ammirevole; la cura, la vicinanza e l’ascolto con cui si dedicano agli altri sono d’esempio. Accanto ai padri e ai miei compagni ho svolto varie attività. Ho frequentato i bambini del Centro di accoglienza che vivono in situazioni di grave difficoltà, alcuni di loro fanno un solo pasto al giorno messo a disposizione dal Centro.
Non potrò mai dimenticare i loro sorrisi, gli abbracci e la loro continua ricerca di affetto e di attenzioni. Abbiamo organizzato vari incontri con gli adolescenti della parrocchia svolgendo corsi di lingua italiana e spagnola, diversi laboratori di cucina e di musica. Il loro grande entusiasmo, la partecipazione attiva, la gran voglia di stare assieme ha rafforzato l’unione tra noi. È stato bellissimo.
Ricordo con gioia l’ospitalità delle famiglie che ci hanno accolto nelle proprie case desiderose di conoscerci, così come non dimenticherò mai la visita agli anziani e ai malati a cui abbiamo cercato di donare un po’ di conforto. Particolarmente emozionante è stato per me vedere tanti giovani durante la celebrazione eucaristica vissuta come momento di pieno coinvolgimento, gioia e ringraziamento. Mi rimarrà sempre nel cuore suor Giuseppina, uno strumento nelle mani di Dio, come lei stessa ama definirsi. Lei è una donna di 96 anni, di origine italiana, che da oltre settant’anni vive in Brasile dedicandosi all’assistenza medica attraverso l’opera dell’Ospedale di Santa Marcellina, una struttura all’avanguardia che ho avuto l’onore di visitare.
Non è mancata l'occasione di vedere anche l'importante Santuario di Nostra Signora di Aparecida, in cui ho potuto riscontrare una profonda e commovente devozione da parte di un gran numero di fedeli brasiliani. Mi ricorderò sempre ogni momento vissuto nella Comunità.
Ogni giorno trascorso è stato significativo per me: tutte le persone conosciute mi hanno fatto sentire parte di una grande famiglia, accomunate dalla fede in Dio e da un forte senso di fraternità. Prima di partire mi chiedevo come sarei potuta essere d'aiuto. È nei semplici gesti che ho trovato la risposta.
Posso dire che solo aprendo il cuore e donandosi agli altri si possa ricevere più di quanto si riesca a dare. Credo sia proprio questo il senso della missione che ora mi accompagna nella mia vita quotidiana. La mia immensa gratitudine va a padre Alex e ai padri Thiago, Michel e Igino per avermi fatto vivere questa significativa esperienza.
Sandra Contini
E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE
Approfitta delle nostre promozioni.
CLICCA QUI per sapere come fare