Lunedì, 20 Aprile 2026

 

Sabato 27 settembre alle 4.30, nel cuore della notte, un gruppo di 44 catechisti dell’Arcidiocesi di Oristano, rappresentanti di tutte e sette i vicariati foranei arborensi, è partito alla volta di Roma per vivere il Giubileo dei catechisti: il gruppo era guidato da don Diego Tendas, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, e accompagnato da Martina e Debora, membri dell’équipe diocesana. La partenza dall’aeroporto di Cagliari è stata il primo passo di un cammino non solo fisico ma spirituale, fatto di attese, preghiere e speranze condivise. 

Arrivati a Roma, la prima tappa è stata la Basilica papale di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, dove il gruppo ha sostato in preghiera davanti all’altare, affidando al Signore il pellegrinaggio appena iniziato; successivamente, i catechisti si sono recati a Santa Maria Maggiore, dove hanno avuto la possibilità di pregare davanti la tomba di papa Francesco e, a mezzogiorno, di partecipare alla Santa Messa, un primo momento comunitario di celebrazione che ha fatto risuonare in ciascuno la gratitudine per il dono della fede e per il servizio catechistico svolto nelle parrocchie diocesane.

Il pomeriggio ha riservato uno tra i momenti più intensi: il passaggio della Porta Santa in San Pietro; partendo da Piazza Pia, i pellegrini hanno percorso insieme il cammino rituale, guidati dalla croce che è stata portata a turno da ciascun catechista, un gesto semplice ma carico di significato che ha reso tangibile l’esperienza che la croce la si può portare insieme, e molti hanno descritto quell’istante come un momento di luce interiore, in cui i pesi personali si fondevano nella comunione del gruppo e nell’abbraccio universale della Chiesa.

Terminato il rito giubilare, i catechisti hanno raggiunto la parrocchia di Santa Maria Ianua Coeli, nel quartiere di Monte Spaccato, ospiti della comunità parrocchiale, affidata ai Figli di Santa Maria Immacolata, dove ad accoglierli hanno trovato padre Dominic Tabal, ex parroco del Sacro Cuore a Oristano, e con grande gioia hanno incontrato anche mons. Ignazio Sanna, arcivescovo emerito, che ha guidato una catechesi semplice e profonda; la giornata si è conclusa con l’adorazione eucaristica presieduta da don Diego, seguita da una cena fraterna offerta dalla comunità, un segno concreto di accoglienza che ha reso il pellegrinaggio ancora più vero, fatto non solo di celebrazioni solenni ma anche di gesti quotidiani di fraternità.

Dopo una notte di riposo nella casa Bonus Pastor, la mattina di domenica 28 settembre i catechisti si sono diretti nuovamente verso Piazza San Pietro per partecipare alla Messa presieduta da papa Leone XIV; giunti di buon mattino hanno trovato posto abbastanza vicino all’altare, un dono inaspettato che ha permesso di vivere con intensità la celebrazione, circondati da migliaia e migliaia di catechisti provenienti da ogni parte del mondo, e vedere una moltitudine così grande unita dalla stessa missione ha fatto percepire la forza e la bellezza della Chiesa universale.

Durante la liturgia, il Papa ha conferito il ministero di catechista a 30 laici, segno di quanto questo servizio sia fondamentale per l’annuncio del Vangelo, e nell’omelia ha invitato tutti i presenti a custodire e trasmettere la fede non come una nozione astratta ma come incontro vivo con Cristo; le sue parole hanno toccato profondamente il cuore dei partecipanti: Siete catechisti non solo quando insegnate, ma soprattutto quando testimoniate con la vita. Non dimenticate che la prima cattedra è il vostro cuore, e la prima lavagna sono le vostre mani, aperte al dono e alla carità.

La questione prioritaria è lasciare un segno nei cuori di chi ascolta, non con un semplice ammaestramento, ma con la parola di vita che porta frutto. Ha esortato a non essere indifferenti e a dare ciò che si ha, ricordando che la catechesi è un viaggio che ripara dall'individualismo.

Anche questo è stato il pellegrinaggio: mettere da parte le necessità del singolo per abbracciare un cammino di gruppo. Concluse le celebrazioni, il gruppo è ripartito verso casa con il cuore colmo di emozioni e di gratitudine, perché il pellegrinaggio è stato occasione di comunione e amicizia, di passi condivisi e soste pazienti, camminando sempre al passo del più lento come segno concreto di solidarietà evangelica; ognuno ha portato con sé la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza che resterà incisa nella memoria e nello spirito, la certezza che annunciare il Vangelo è un compito che si compie insieme, sostenendosi a vicenda e lasciandosi guidare dalla luce del Signore.

Equipe Ufficio Catechistico diocesano


 

All’interno del gruppo dei catechisti pellegrini a Roma, qualcuno ha voluto condividere un suo pensiero al rientro dal Giubileo. Per prime le catechiste della parrocchia San Sebastiano: In un mondo così chiassoso, siamo rimaste stupite del silenzio che ha coinvolto l’immensità dei partecipanti nella preghiera e nella devozione in piazza San Pietro, ascoltando le parole del Santo Padre che ci ha invitato a insegnare lasciando un segno in chi incontriamo. L’augurio che ci rivolgiamo è che questi momenti di comunione e di fede con tutti i catechisti del mondo siano un segno di speranza, unità e rinnovamento del nostro impegno evangelico.

A loro, a nome delle catechiste di Sant’Efisio di Oristano, ha fatto eco Maria Giovanna: Pellegrini di speranza è il moto col quale mi sono preparata a vivere questo tempo di grazia sin dal momento della mia iscrizione a un viaggio che è diventato un vero cammino di fede. Ogni pellegrino si è presentato col bagaglio della propria vita per poi sentirsi rinnovato e arricchito nello spirito, tornando all’essenziale. Pregare in silenzio davanti all’icona della Salus Populi Romani, davanti la tomba di papa Francesco, baciare la croce e stringerla forte tra le mani nel cammino verso piazza San Pietro, saranno per me un ricordo indimenticabile! Così come non dimenticheremo le parole di papa Leone, durante la Messa quando ci ha detto: voi catechisti siete quei discepoli di Gesù che ne diventano testimoni.

Il ministero che svolgete sia istruire a viva voce, essendo persone di Parola e di parole pronunciate con la propria vita. A don Diego, Martina e Debora un sentito grazie per tutto l’impegno profuso nell’organizzazione del pellegrinaggio e per essere stati guide preziose, attente, disponibile e aggreganti per tutto il gruppo. Questo Giubileo appena vissuto lascerà nei cuori di tutti un ricordo indimenticabile.


 

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