Domenica 23 febbraio a Bonarcado abbiamo celebrato il Giubileo dei Ministeri laicali e del Diaconato permanente. Erano presenti ministri da diverse parrocchie della città (San Giuseppe lavoratore, del Sacro Cuore, di San Sebastiano, San Paolo e San Giovanni evangelista); ma anche dalle parrocchie arborensi come Cabras, Ovodda, Tonara, Gadoni, Basilica del Rimedio, Assolo, Bonarcado, Seneghe, Meana Sardo, Laconi.
* di Nicola Caria
La celebrazione è iniziata alle 16,30 nella chiesa di San Sebastiano da cui si è partiti in processione verso la Basilica di Santa Maria e il santuario di N.S. di Bonacatu. Una processione penitenziale che ci ha preparato a vivere più intensamente la celebrazione eucaristica in Basilica. Un momento molto toccante è stata l'omelia del delegato arcivescovile, mons. Antonino Zedda, che ha ripreso e sintetizzato il messaggio delle letture con una parola: gratuità. Un termine certamente caro a tutti i ministri presenti. Tra i temi proposti da don Tonino, quello del perdono.
L'annuncio del perdono è un compito essenziale per ogni ministro. Esso è infatti elemento indispensabile per ogni cammino ecclesiale e condizione per ogni convivenza umana. Gesù ce ne indica l'esigenza e la portata quando dice: Amate i vostri nemici.
Ed è proprio così: per crescere insieme, condividendo luci e ombre, successi e fallimenti gli uni degli altri, è necessario saper perdonare e chiedere perdono, riallacciando relazioni e non escludendo dal nostro amore nemmeno chi ci colpisce e tradisce. Un mondo dove per gli avversari c'è solo odio è un mondo senza speranza, senza futuro, destinato a essere dilaniato da guerre, divisioni e vendette senza fine, come purtroppo vediamo anche oggi, a tanti livelli e in varie parti del mondo.
Perdonare, allora, vuol dire preparare al futuro una casa accogliente, sicura, in noi e nelle nostre comunità. E il ministro, investito in prima persona di un ministero che lo porta verso le periferie del mondo, si impegna a vedere, e a insegnare agli altri a vedere, in tutti, anche in chi sbaglia e fa soffrire, una sorella e un fratello feriti nell'anima, e perciò bisognosi più di chiunque di riconciliazione, di guida e di aiuto. Don Tonino, richiamando il significato del termine servo, ha presentato l'origine di ogni ministero: Gesù che lava i piedi e Maria che invita i servi ad ascoltare il Figlio.
Il Signore, nel vangelo, lo descrive con una frase tanto semplice quanto chiara: Fate del bene e prestate senza sperare nulla. Poche parole che portano in sé il buon profumo dell'amicizia. Prima di tutto quella di Dio per noi, ma poi anche la nostra. Per il ministro, tale atteggiamento non è un aspetto accessorio del suo agire, ma una dimensione sostanziale del suo essere. Si impegna infatti a essere, nel ministero, portatore del volto misericordioso del Padre, testimone del mistero di Dio-Trinità.
Il lavoro gratuito che ogni ministro svolge, dunque, è il primo annuncio della Parola, fonte di fiducia e di gioia per chi incontrano. Accompagnandolo il più possibile con un sorriso, senza lamentele e senza cercare riconoscimenti, gli uni a sostegno degli altri.
Dare senza chiedere nulla in cambio unisce, crea legami, perché esprime e alimenta uno stare insieme che non ha altro fine se non il dono di sé e il bene delle persone. Alla fine della celebrazione, dopo la benedizione finale, tutta la comunità presente ha intonato il canto Deus ti Salvet Maria ai piedi del simulacro della Madonna di Bonacatu come ringraziamento filiale alla nostra Mamma celeste.
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