Martedì, 05 Maggio 2026

 

Anche quest’anno Nostra Signora di Bonacatu ha accolto i suoi cari figli di Sardegna nel luogo a lei dedicato, da tempo ormai immemorabile.

* di Emanuele Lecca, priore-parroco

Le tracce della storia di questo luogo si perdono nella notte dei tempi ma sono le vestigia architettoniche bizantine e medioevali, con la maestosa Basilica, e quelle letterarie, con il celebre Condaghe (termine bizantino indicante il registro o codice nel quale chiese e monasteri trascrivevano i loro atti inerenti il patrimonio e la descrizione delle proprietà) che ci danno ragione dell’importanza religiosa e politica di Bonarcado: fu sede di un potente e ricco Priorato camaldolese e centro propulsore di economia e cultura per un vastissimo territorio che, seppur frammentato in diverse tanche, arrivava fino alle pendici del Gennargentu, nel territorio di Austis. A partire dallo scorso 9 settembre è  stata celebrata la novena in preparazione alla festa.

Ognuno dei nove giorni è stato accompagnato dalle meditazioni di don Marco Ruggiu, novello sacerdote bonarcadese che, interpretando in chiave mariana le letture proposte dalla liturgia del giorno, ha spronato la comunità e i tanti pellegrini, a coltivare la virtù teologale della Speranza, quella che Dio ci dona per essere in comunione con lui. Non un ottimismo passivo, ma una concreta virtù che, pur dando la forza per combattere, invita anche alla pazienza e all’audacia per attendere le divine promesse.

Questi elementi si compendiano tutti nella vita della Madre del Signore che per il discepolo è amica, confidente, avvocata e intercessora ma soprattutto modello. In tanti si sono accostati al Sacramento della Riconciliazione nei giorni della novena e nei giorni della festa, moltissimi fedeli si sono nutriti dell’Eucarestia e, professando la fede, pregando secondo le intenzioni del Santo Padre e compiendo un’opera di misericordia, hanno potuto lucrare l’indulgenza plenaria concessa dalla Chiesa in quest’anno giubilare.

I giorni più solenni sono stati il 18 e il 19. Nella giornata del 18 tanti fedeli sono giunti in Basilica dopo aver percorso tanti chilometri a piedi nel cuore della notte per ringraziare, chiedere una grazia e celebrare il Sacramento della Riconciliazione e la Messa detta, da sempre, quella dei pellegrini. Alla sera, l’Arcivescovo emerito di Oristano, mons. Ignazio Sanna, ha concelebrato con diversi sacerdoti arborensi la Messa, alla quale hanno presto parte un migliaio di persone distribuite tra il sagrato e l’interno della Basilica. Mons. Sanna ha offerto una densa riflessione sulla celebre pagina delle Nozze di Cana che illumina la liturgia della festa suggerendo l’atteggiamento dell’obbedienza: qualsiasi cosa vi dica fatela, la frase che Maria suggerisce ai servi del banchetto di nozze.

Siamo tutti chiamati, ha sottolineato mons. Sanna, a discernere e a compiere la volontà di Dio ciascuno con la propria vocazione. L’abbracciare la volontà di Dio non è prerogativa di pochi ma di tutti i battezzati, che mantengono accesa la fiamma della fede, l’unica che assieme alle virtù della speranza e dalla carità rendono credenti e credibili. Nella giornata del 19 settembre sono stati due i momenti più solenni e significativi: la Messa del mattino, presieduta dal nostro Arcivescovo Roberto e concelebrata con i sacerdoti originari di Bonarcado e diversi dell’Arcidiocesi, e la Messa conclusiva della giornata, alla quale è seguito il suggestivo momento di preghiera in santuario.

Sono stati due momenti molto partecipati e carichi di spiritualità mariana. L’arcivescovo Roberto ha sottolineato le ragioni per cui i luoghi mariani, e quindi anche Bonarcado, raccolgono sempre un così grande numero di pellegrini. Ci sono motivi umani e spirituali. Le motivazioni umane sono dettate dal fatto che Maria è madre e come ogni madre ha un rapporto privilegiato e stretto con i propri figli. La sentono vicina e comprensiva al punto che tutto si può chiedere con la certezza di essere esaudita.

La Vergine Maria è anche la catena che ci riannoda a Dio attraverso la preghiera semplice ma profondissima del rosario che, invocando ripetutamente il nome di Maria, la rende a noi familiare. Inoltre, Maria è una donna che come tante del nostro tempo ha sperimentato il dubbio, la gioia, la preoccupazione e, non da ultimo, il dolore.

Proprio questi elementi, come prega il prefazio del formulario Maria madre del bell’Amore fanno della Vergine una donna bella in ogni stazione della sua vita. Il motivo di natura teologica e spirituale è invece dettato dal ruolo che ha la Vergine Maria nella storia della Salvezza: madre di Dio, collaboratrice al piano di salvezza per ogni uomo.

Essendo la persona più vicina (sulla terra e in cielo) a Cristo salvatore, ogni credente vede in lei la donna che tutto può ottenere da suo Figlio Gesù, anche le cose che umanamente sembrano impossibili. Ma nulla è impossibile a Dio quando Madre e Figlio presentano le preghiere dei fedeli espresse con cuore umile e fede ardente.

Alla sera, nella cornice suggestiva del piccolo santuario, il predicatore della novena, don Marco Ruggiu, ha elevato ai piedi dalla sacra effige della Vergine Maria, un’antica preghiera in logudorese che tante persone in quel tempio, nel corso dei secoli, hanno recitato, ottenendo le grazie sperate.

In questo tempo di disordine politico, morale e di disorientamento della fede, i fedeli riuniti hanno pregato la Beata Vergine di Bonacatu per invocare la pace, la riscoperta della fede e la tutela della vita dal concepimento alla morte. Nostra Signora di Bonacatu benedica la Chiesa diocesana, l’Arcivescovo Roberto, tutto il clero arborense, i bonarcadesi, i pellegrini e i devoti dell’intera Isola e tutti coloro che, a vario titolo, hanno collaborato con grande impegno per la buona riuscita della festa! 



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