Lunedì, 15 Dicembre 2025

 

Anche quest’anno si è tenuto il via il pellegrinaggio diocesano del 1° maggio, tanto caro a molti fedeli che amano e onorano la Madonna e che hanno voluto iniziare il mese a lei dedicato con questa iniziativa. Un centinaio di persone si sono ritrovate nella Basilica del Rimedio per la preghiera alle 6,30 del mattino.

* di Tiziana Tocchi

Ogni partecipante ha ricevuto un segno: una medaglia col logo del Giubileo. L’itinerario spirituale del pellegrinaggio aveva come tracce le beatitudini: ognuna era legata alla testimonianza di alcuni giovani che l'hanno incarnata. Nella Basilica del Rimedio, la beatitudine su cui si è riflettuto è stata quella dei poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli e aveva come testimone Carlo Acutis. A Massama, Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati e per testimone Pier Giorgio Frassati.

A Zeddiani, Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati, con Rosario Livatino come testimone.

Poi a San Vero Milis, dove la Beata Antonia Mesina ha fatto da testimone a Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

A Milis, Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio, e testimone è stato don Giuseppe Diana.

Infine, a Bonarcado, si è riflettuto su Beati i perseguitati per la giustizia perché di essi è il regno dei cieli la cui figura di riferimento è stato Salvo D’Acquisto.

È stata una gioia pregare tanto insieme, camminare e condividere con persone di Bonarcado, Busachi, Samugheo, Oristano, Sardara, Tramatza, Ghilarza, Bauladu. Meravigliosa l’accoglienza dei paesi, in cui si è snodato il cammino, con le campane a festa, qualcosa da mangiare e da bere per rifocillarsi, ma ancor più bello è stato aver pregato insieme alle varie comunità parrocchiali. Entrando a Bonarcado, il caldo, reso ancor più faticoso dalla salita verso il paese, è stato meravigliosamente sostenuto da una infiorata sulla strada con la scritta speranza.

17 08 01 pellegrinaggio 1 maggio 2025 19

Un momento del pellegrinaggio


Dai cento della partenza si è passati a tre volte di più man mano che si attraversavano i paesi. Grande partecipazione, poi, alla Celebrazione Eucaristica (presenti il Prefetto e altre autorità civili) presieduta da mons. Roberto Caria che ha portato il saluto dell’Arcivescovo.

Nell’omelia, il Vicario generale ha spiegato come il cammino intrapreso nel pellegrinaggio sia una rappresentazione della vita cristiana. Per noi cristiani è ben chiaro il punto di partenza: la volontà di Dio di metterci al mondo, di darci l’opportunità di essere artefici della nostra vita, di metterci insieme. Ed è chiaro l’orizzonte verso il quale ci muoviamo che è non solo l’orizzonte terreno: noi siamo pellegrini di speranza, perché la nostra speranza è la vita eterna. Aprire l’orizzonte della nostra vita alla realtà della resurrezione della carne, ha spiegato mons. Caria, è una realtà di cui noi cristiani parliamo poco, perché parliamo molto di organizzazione, di pastorale, della vita delle nostre comunità come è giusto che sia, ma senza dimenticare qual è la nostra speranza più grande che non è semplicemente riuscire a fare qualcosa in questa vita terrena anche di bello e di grande, ma la nostra speranza è, per grazia di Dio e per i nostri meriti, arrivare alla vita eterna. Questo è l’orizzonte ampio del nostro pellegrinare e voi oggi avete dato testimonianza importantissima non solo per voi, ma per tutta l’Arcidiocesi, per tutta la Chiesa, di credere in questo orizzonte della nostra speranza attraverso questo segno che avete voluto compiere: diverse ore di cammino sotto il sole. Avete voluto compiere questo gesto di pietà e di fede che davanti agli occhi di Dio è un gesto bellissimo e profondo, carico di significato e di merito e ne avete dato testimonianza a tutti noi, ci avete ricordato che noi tutti siamo in cammino verso la Patria eterna, ci avete ricordato anche con quel segno importante della fatica che avete attraversato, che la vita terrena, se vissuta nella fede, è croce, è fatica, ma unita alla croce di Cristo è il cammino verso la salvezza, è il cammino verso il porto sicuro. Siamo tutti pellegrini verso la mèta più grande. La mèta più importante è la nostra vita eterna e allora ci avete ricordato che noi siamo in cammino e dobbiamo con coraggio affrontare le croci di tutti i giorni; lasciamoci portare dalla Croce di Cristo. Grazie per questo gesto, per questo segno, per questo ricordo. Continuiamo a pregare tuniti, perché la Madonna ci protegga, continui a proteggere la Chiesa del Figlio suo perché possa affrontare anche in questi tempi storici, per certi versi molto complicati, ma anche carichi di speranza, possa benedirci e accompagnarci. Ci affidiamo anche a San Giuseppe perché più delle tante parole o chiacchiere che a volte anche noi come cristiani spendiamo nella nostra vita ecclesiale San Giuseppe ci ricorda che nel silenzio bisogna lavorare per la Chiesa senza fare troppe discussioni o pregiudizi, per il bene di tutti, per la conversione di tutti, per il bene dei più deboli. Ci affidiamo anche a lui in questo giorno particolare.


E' sempre tempo per abbonarsi a L'ARBORENSE

Approfitta delle nostre promozioni: con soli 5 euro il giornale a casa tua, tutte le settimane, sino a dicembre 2025.

CLICCA QUI per sapere come fare

 

Pin It

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon