Giovedì, 16 Aprile 2026

 

Rispetto della vita e della libertà personale anche quando può sembrare necessario ricorrere al suicidio assistito: deve essere questo l’obiettivo della legge in discussione in Consiglio Regionale.

Conservare la dignità della vita nel momento in cui il malato si prepara alla morte assistita sarà il segno della sensibilità dell’Assemblea regionale sarda che ha deciso di avventurarsi nei misteri dell’esistenza umana. È anche per questo che il MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) chiede che il provvedimento sul fine vita risponda esclusivamente alla libertà di coscienza dei singoli consiglieri. E sia collocato all’interno della riforma della Sanità e dell’assistenza in Sardegna.

Vera finalità di questo provvedimento, infatti, non dovrà essere la proposta di una normativa sul suicidio assistito, forse anche sul modello della legge 14 marzo 2025, n.16 Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024, varata dalla Regione Toscana. Neppure limitarsi a consentire e verificare che il malato si identifichi nella persona delineata dalla sentenza della Corte Costituzionale, cioè affetta da una patologia irreversibile e fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, che trova assolutamente intollerabili, la quale sia tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale, ma resti capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Un’applicazione meccanica, amministrativa, burocratica e regolamentare, della sentenza della Consulta non garantisce, infatti, il rispetto automatico della dignità umana. Perché, secondo il MEIC, la vita umana, anche nella condizione dolente, è portatrice di una dignità che va sempre rispettata, che non può essere perduta e il cui rispetto rimane incondizionato. Non esistono infatti condizioni mancando le quali la vita umana smette di essere degnamente tale e perciò può essere soppressa (Dichiarazione Dignitas infinita, marzo 2024).

Vero obiettivo politico dovrà essere collocare la legge regionale sul fine vita all’interno della riforma della Sanità e dell’assistenza in Sardegna. Perché la dignità del malato in condizioni critiche o terminali chiede primariamente azioni per la vita non azioni per la morte, cioè sforzi adeguati e necessari per alleviare la sua sofferenza con efficaci cure palliative, evitando ogni accanimento terapeutico o intervento sproporzionato. Queste cure rispondono al dovere costante di comprensione dei bisogni del malato: bisogni di assistenza, sollievo dal dolore, bisogni emotivi, affettivi e spirituali (Lettera Samaritanus bonus, 2020).

Il MEIC indica e proclama la prioritaria scelta del Vangelo della vita, ma è anche rispettoso delle attese e delle speranze di quanti chiedono liberamente e consapevolmente la cessazione di particolari, estenuanti sofferenze in situazioni irrimediabili di salute compromessa. La norma sul suicidio assistito, in Sardegna, non deve avere i connotati di una legge dell’ultimo miglio, avulsa dai percorsi tormentati della vita e da storie di pazienti compromesse da servizi sanitari carenti, inadeguati se non tardivi, dal sovrapporsi nel corso del tempo di pluripatologie, soprattutto negli anziani, che creano stanchezza di vivere.

Il MEIC chiede di rivedere, in Sardegna, gli scopi perseguiti dalla medicina e ricostruire, per la tutela della salute e la terapia del dolore, il rapporto fra trattamento delle malattie e prevenzione, tra ospedale e territorio, tra settori sanitario e sociale. Di monitorare tutto il sistema dell’assistenza ai malati terminali, per verificare efficienza e modernità, adeguatezza e tempestività delle cure palliative, possibilità e condizioni dell’assistenza familiare.

Il MEIC ribadisce altresì la necessità di un’urgente approvazione di una legge nazionale sulla materia, che tenga conto della sentenza della Corte Costituzionale, ormai risalente a sei anni fa, e dell’evoluzione del dibattito culturale sul tema. Davanti a situazioni drammatiche, che devastano l’esistenza degli individui e delle loro famiglie, spesso lasciate sole nella gestione di situazioni al confine della vita, è opportuno che il legislatore regionale si esprima compassionevolmente verso il malato e lo sostenga e supporti nel corpo e nello spirito nel passo decisivo della vita, evitando il pendio scivoloso che parte dai casi eccezionali e arriva poi a comprendere nel sistema del suicidio assistito situazioni più frequenti.

MEIC, delegazione delle Diocesi di Cagliari, Nuoro e Oristano


 

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