Il linguaggio del corpo per parlare con Dio
* di Tonino Zedda
È ormai definitivamente archiviato, ma solo a livello giornalistico e di cronaca, il Giubileo Ordinario 2025, indetto da papa Francesco e concluso, il giorno dell’Epifania, da papa Leone.
Dopo aver accompagnato i nostri lettori tutte le settimane, nell’Anno Santo, con una serie di articoli indirizzati non solo a chi poteva compiere un pellegrinaggio a Roma o ai luoghi giubilari diocesani ma anche a chi voleva approfondire le tematiche del Giubileo, abbiamo pensato di proseguire con l’obiettivo di offrire spunti di riflessione e formazione nell’ambito dell’esperienza comunitaria.
Con questo primo numero del nuovo anno, inauguriamo una nuova rubrica che, partendo dai principali gesti e atteggiamenti, cercherà di offrire un approfondimento per vivere celebrazioni pienamente attive e consapevoli.
Il primo passo che desideriamo fare è quello di cercare di descrivere i gesti principali e i conseguenti atteggiamenti dei fedeli durante le varie celebrazioni. Tra questi, analizziamo i segni e i gesti che si vivono durante la Messa. Quest’insieme di momenti rituali durante la comune liturgia tendono a far sì che tutta la celebrazione risplenda per decoro e per nobile semplicità.
Si deve cogliere, da parte di tutti, il vero e pieno significato delle cose che accadono e favorirle con la personale partecipazione, piena, attiva e consapevole. L’atteggiamento comune del corpo, da parte di tutti i partecipanti, è segno della loro comunione e partecipazione alla sacra Liturgia: manifesta e favorisce i loro comuni sentimenti.
Ogni celebrazione liturgica è fondamentalmente un atto della persona, anima e corpo. Infatti, la prima legge della liturgia è il radunarsi, fare un corpo solo e un’anima sola. L'assemblea è la realtà che ogni battezzato contribuisce a comporre, anche con il proprio corpo.
Per questo è importante la presenza fisica e non solo la vicinanza spirituale e morale. Bisogna esserci, per realizzare qui e ora l’evento pasquale: senza questa presenza si rischia di fare solo teatro. Partiamo, dunque, con l’analisi delle principali posizioni del corpo.
Durante la liturgia i credenti assumono diverse posizioni a seconda dei momenti: una è quella in piedi, pronti a ricevere i doni di Dio. Stare in piedi è la posizione dell'uomo nella sua dignità: i piedi ben piantati a terra, i cuori invece verso l’alto, verso il cielo.
Nei momenti di gioia si sta e ci si alza in piedi. Si prega in piedi perché siamo vivi, siamo risorti. Scendiamo nel dettaglio e domandiamoci: In quali momenti i fedeli devono rimanere in piedi? Durante i riti iniziali o di introduzione, finché il presidente (vescovo o presbitero) giunge all’Altare, ancora durante l’atto penitenziale o, se proclamato, il Gloria e la preghiera che conclude questo primo rito, cioè la Colletta.
Mentre si proclama la Parola di Dio non si sta mai in piedi. Ci si alza al canto dell’Alleluia, che precede la proclamazione del vangelo. Si rimane in piedi durante la Professione di Fede e la Preghiera universale (chiamata comunemente dei fedeli); per tutti i riti che seguono e cioè dal Prefazio alla Comunione; infine durante la preghiera dopo la Comunione e la Benedizione finale.
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