Martedì, 23 Luglio 2019

Progetto1

Ales. Dopo la conferenza stampa del 3 luglio scorso, il nuovo arcivescovo di Oristano si è dedicato a rispondere alle domande dei giornalisti...

di Alessia Andreon

Il primo tema affrontato è stato quello della disoccupazione giovanile e dello spopolamento, temi che accomunano entrambe le diocesi. Mons. Carboni ha evidenziato quel che si è cercato di fare ad Ales, cioè lavorare in sinergia con i sindaci, i sindacalisti, gli imprenditori e le cooperative.

L’unione dei comuni - ha detto - cerca di risolvere questo problema, ma manca la propulsione creativa, si parla ma non si agisce. La gente ha bisogno di risposte concrete e la Chiesa può essere la vedova importuna che chiede, dialoga e cerca di andare incontro alle esigenze.

Per quanto riguarda le notizie che parlano di accorpamento delle diocesi di Oristano e di Ales-Terralba, ha tenuto a precisare:

Il Papa e il Nunzio mi hanno incaricato di servire la diocesi di Oristano e contemporaneamente quella di Ales, non voglio parlare di accorpamento o fusione, ma di servire e far collaborare le due diocesi e poi Il cammino si fa camminando, dice il poeta spagnolo Machado. In questo momento posso dire che le due diocesi rimarranno indipendenti con due curie autonome. Anche la Santa Sede probabilmente vuole capire cosa succederà.

Sul rapporto tra i laici e la chiesa  l'arcivescovo ha  risposto così:

Il rapporto con i laici è fondamentale, la chiesa è di tutti i battezzati e credo che il futuro della chiesa siano i laici, che devono essere più attivi e corresponsabili; forse una forma di passività è stata anche colpa del clero. I laici devono essere stimolati a collaborare ed è necessario lasciare loro spazio concretamente. Ho due obiettivi: favorire la fraternità, il dialogo e la collaborazione tra i presbiteri e i laici. Il paradigma del clericalismo è ormai lontano nel tempo.

Mons. Carboni ha poi illustrato lo stemma arcivescovile:

Il mio stemma è quello che ho già adottato per Ales: ha un riferimento francescano, con le braccia incrociate di Cristo e San Francesco, ha un riferimento al mio cognome e anche un messaggio per i preti, perché il fuoco illumina, riscalda e qualche volta brucia; poi ci sono i riferimenti territoriali al Montiferru, dove sono le mie origini, al mare di Sardegna e alla stella dell’Immacolata (Stella Maris). Come Arcivescovo verranno aggiunti alcuni fiocchi verdi, che diventeranno dieci, e il pallio, l’elemento liturgico che il vescovo indossa per le celebrazioni e che ricorda la pecorella, tessuto dalle suore con la lana di pecora. Non cambierà il motto, che rimane: Servitevi a vicenda attraverso la carità.

Ha poi proseguito facendo un breve bilancio della sua esperienza come Vescovo di Ales, in particolar modo il rapporto con i giovani:

Non conoscevo il territorio di Ales, sono stato infatti dodici anni a Cuba sotto Fidel Castro. Quello che ho trovato ad Ales è un popolo con valori profondi, una religiosità che ha grande importanza, generosa ma con quella malattia che si chiama campanilismo che talvolta impedisce di collaborare. C’è da lavorare sul tema dei laici e su una fede più autentica. Un tema che mi sta molto a cuore sono i giovani, che incontro ogni qualvolta vado a fare le visite pastorali. Penso che i giovani vengano lasciati troppo soli e gli adulti sono scappati dal loro ruolo di guida. Gli oratori sono forse la risposta, perché sono un luogo di incontro. Bisogna stimolare i giovani e stare loro vicino.

Poi, privatamente ha voluto aggiungere:

Nessuno mi chiede mai perché sono vestito da frate; anche oggi indosso l’abito francescano da missionario (grigio ndR) per tre motivi: perché è il mio abito, perché prima di essere vescovo sono frate e perché mi ricorda l’esperienza a Cuba, fondamentale. Trovo che l’abito francescano mi avvicini maggiormente alla gente e mi ispiro al cardinale di Boston O’Malley.

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