Martedì, 23 Luglio 2019

Progetto1

È noto che all'indomani della traslazione della diocesi da Tharros a Oristano (Aristanei) avvenuta nella seconda metà dell'XI secolo, la nostra Ecclesia cambia denominazione: non più diocesi Tharrense (di Tharros) ma arcidiocesi Arboren o Arborensis...

di Tonino Zedda

Come mai da quel giorno si adottò un nuovo appellativo non è un dato certo. Gli storici devono ancora investigare e indagare, formulare ipotesi e cercare fondamenti nelle pietre del nostro territorio e nelle pagine della storia. Quando si decise di traslare la sede episcopale certamente esisteva, da diversi secoli, un'affermata cittadina con chiese e monasteri bizantini, le tombe scoperte nel largo sagrato dell'attuale cattedrale, ne sono una chiara prova. Il nostro storico can. Raimondo Bonu, nel suo libro Oristano nel suo Duomo e nelle sue chiese, cita alcuni scarni documenti che riportano il nome di una cattedrale, forse dedicata alla Vergine Assunta, chiamata Sante Mariae de Arestano, in basilica videlicet Sancti Michaelis qui dicitur paradisus. Se la città e la chiesa sono denominate sempre Aristanei o Aristiane non si comprende perché invece di chiamare la diocesi più propriamente aristanese, l'appellativo da subito fu Arborense. Questo nome, in seguito, designò non solo l'arcivescovo ma anche il sovrano del luogo e il suo regno (Giudice arborense e il corrispondente Giudicato di Arborea). Il Giudice Pietro III di Arborea, e dopo di lui tutti i sovrani del giudicato, scelsero di usare come simbolo, nei sigilli, negli stendardi e nei monumenti un albero poderoso, di solito una quercia, con evidenti alcuni dettagli: un grosso tronco con una forte corteccia, una chioma folta e frondosa e radici profonde ma all'aria (un vero albero deradicato ma vivo). Questo simbolo, sopravvissuto fin a oggi, contraddistingue la vera identità dei pastori e dei fedeli dell'Arcidiocesi di Oristano: detti appunto arborensi. La domanda però permane: perché segno identitario di questo territorio nei suoi principi e nei suoi pastori è l'albero deradicato possente e frondoso? Alcuni ipotizzano che, anticamente, i monti che circondano Oristano fossero pieni di intricate foreste: ancora oggi nei boschi del monte Arci e del Montiferru possiamo ammirare lussureggianti e maestose foreste di querce e di altri alberi frondosi. Ma basta questo a identificare una zona che pur circondata da monti è, in buona sostanza una pianura fertile?

albero deradicato seminario

Nel mio piccolo oso proporre un ipotesi meno legata al territorio e più alla simbologia biblica. Come noto gli alberi occupano un grande spazio nella Parola di Dio: nel solo libro della Genesi si parla di sette alberi, oltre a quelli misteriosi (l’albero della conoscenza del bene e del male e l’albero della vita). Essi sono: il fico con le cui foglie Adamo ed Eva si coprirono dopo la disubbidienza. Nella Bibbia viene ricordato 41 volte, e il suo frutto 23 volte. Il suo frutto era considerato un alimento dolce e sano e possedeva anche proprietà terapeutiche. Il fico è pure un emblema d’Israele. Il legno di Gofer (cioè il cipresso) usato per la costruzione dell'Arca di Noè; l’ulivo (la colomba ritornò sull’arca con alcune foglie di ulivo); La vite. Duecento passi nella Bibbia ci parlano della vite che produce il delizioso frutto dell'uva, dal quale deriva la bevanda più importante dell'umanità, dopo l'acqua, cioè il vino. Assumendo per se quest'albero, Gesù ricorda ai discepoli la necessità per il tralcio di portare frutto, cioè di dimorare in Lui. La quercia (nel noto episodio di Genesi Abramo abitava presso le querce: dalle querce di More a quelle di Mamre; e ancora il terebinto e il tamarindo; e successivamente la palma e il cedro del Libano. In ebraico si trova una parola sola per indicare l’albero e il legno. Molte volte l’albero viene chiamato legno e il legno viene chiamato albero, poiché è la stessa parola. Nel Nuovo Testamento viene poi la designazione della croce di Gesù, resa anche con il termine poetico il legno, il che dimostra che il legno e la croce indicano la stessa cosa. Infine gli alberi di palma e il cedro. Questi due alberi vengono citati insieme nel salmo 92, per simboleggiare le benedizioni che sono elargite ai giusti, ai giustificati mediante la fede in Cristo. La palma sorge in luoghi isolati, e possiamo ritrovare le palme in gruppi abbastanza numerosi, ma il terreno deve essere umido. Affinché la palma viva bisogna che la fronda superiore sia al sole e le radici nell’acqua. Gli arabi chiamano la palma il re delle pianure  per il suo fogliame sempreverde e la vitalità sempre rinnovata è definita anche l’albero benedetto. È facile allora intuire perché i nostri padri abbiano scelto un albero a rappresentare la Chiesa di Oristano. Come l'albero per essere forte e rigoglioso deve avere radici profonde e tenaci, così la chiesa Arborense potrà sfidare le asprezze del tempo e della storia e portare fructus in tempore.

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