Lunedì, 13 Luglio 2020

Progetto1

Credendo di fare cosa gradita, non solo al nuovo Arcivescovo mons. Roberto Carboni, ma anche ai nostri lettori, in questo intervento ho pensato di presentare altre due figure ecclesiali che il passato ci ha consegnato...

di Tonino Zedda

Come per gli altri contributi di questa rubrica, attingo a piene mani dai preziosi e rarissimi volumi, frutto di particolari ricerche fatte e pubblicate dal nostro illustre storico il canonico Raimondo Bonu. Ho preso in considerazione soprattutto due saggi: Serie Cronologica degli arcivescovi di Oristano, edita nel 1959 a Sassari coi tipi di Galizzi e Diocesi di Ales-Usellus-Terralba, aspetti e valori, edito, nel 1975, con i tipi dell'Editrice Sarda Fossataro di Cagliari.

Dalla lunga teoria dei vescovi di Usellus, Ales e Terralba, i cui vescovadi furono autonomi dagli inizi della fede cristiana nell'Isola fino all’8 dicembre 1503 quando il papa Giulio II, per definire una nuova struttura delle diocesi sarde, dispose l’unione di quelle di Usellus con Terralba, con sede in Ales. Si trattava di un provvedimento deciso poco prima di morire dal papa Alessandro VI, anche in conseguenza delle continue suppliche rivoltegli dai reali di Spagna Ferdinando e Isabella, in modo da consentire una migliore e più equa utilizzazione delle modeste rendite di cui godevano le diocesi isolane. Al governo della nuova Diocesi fu confermato Giovanni Sanna, già vescovo di Usellus dal 1493 e in precedenza vescovo di Castro. Dall’unificazione delle due diocesi emerge un dato interessante: ben due sacerdoti di Oristano furono elevati alla dignità episcopale e poterono operare per il bene della Chiesa alerense: il tonarese mons. Antonio Raimondo Tore e l'isilese mons. Pietro Vargiu. Antonio Raimondo Tore, nacque a Tonara il 21 dicembre del 1781, figlio di un medico, Giovanni, laureatosi all'Università di Cagliari e di Anna Cabras. Dopo aver frequentato la “scoletta” di Tonara, gli zii materni Vincenzo Cabras, che fu anche presidente della Corte dei Conti a Torino, e il canonico Antonio, vollero che il nipotino frequentasse gli studi nella città regia di Cagliari: qui entrò ben presto nel Seminario Tridentino dove frequentò brillantemente la scuola di retorica per due anni, per altri due anni la Filosofia e, per un triennio, gli studi di Teologia. Si laureò a soli 17 anni. Essendo troppo giovane per ricevere l'ordinazione sacerdotale si diede alla predicazione e, a detta del citato dott. Bonu, divenne ben presto uno dei primi predicatori del Regno. Per queste sue grandi doti gli fu affidato l'incarico di stendere l'elogio funebre per la morte della regina Maria Adelaide nel 1802 (aveva solo 21 anni), qualche anno più tardi scrisse anche gli elogi funebri del Re Carlo Emanuele IV e e di Vittorio Emanuele I. Nel 1803, raggiunta l'età di 22 anni, fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo Sisternes, nella cattedrale di Oristano. Nominato viceparroco di Atzara; fu poi nominato parroco prima di Aritzo e poi di Sorgono. Nel 1820, a soli 39 anni, l'arcivescovo Azzei lo volle come Canonico teologale e Vicario generale. Nel 1821, fu nominato Vicario capitolare. Nel 1828 fu nominato, a 47 anni, vescovo di Ales, ricevette l’ordinazione episcopale a Bosa. Fu tenace e instancabile predicatore e pastore e - racconta il Bonu – per nove anni girò nella sua diocesi, dai monti al mare con quei ristretti mezzi che poche volte gli permettevano il lusso di una carrozzella e l’obbligavano a viaggiare a dorso di cavallo. Nel 1837 fu traslato alla sede arcivescovile di Cagliari conservando però l’incarico di Amministratore Apostolico di Ales. Il 9 marzo 1840, a soli 59 anni di età, morì a Cagliari. A Tonara è ancora venerato e ricordato per aver lasciato a quella parrocchia la sua ricca biblioteca. Del vescovo Pietro Vargiu, nativo di Isili, abbiamo pochissime notizie: restaurò l'episcopio di Ales e visitò più volte la diocesi. Morì ad Ales il 3 agosto 1866 dopo aver governato la diocesi alerese per 23 anni. Speriamo che qualcuno faccia una ricerca profonda per riportare alla luce un vescovo che certamente operò da vero evangelizzatore della Sardegna centrale.

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