Venerdì, 15 Novembre 2019

Progetto1

Un altro simbolo identitario della nostra Chiesa Arborense è il Pallio metropolitano. Anticamente era un'insegna riservata al Pontefice, come ci ricorda il Righetti nel suo Manuale di Storia Liturgica...

di Tonino Zedda

È certo che, fin dal 336, il Papa lo conferiva anche ad alcuni vescovi suburbicari, come a quello di Ostia. La storia dell'arte ci riporta, nel famoso avorio di Treviri (metà del V sec.), due arcivescovi che recano in mano un reliquiario e sono chiaramente fregiati da un pallio. Nel 513 il papa Simmaco conferì il pallio al vescovo di Arles, san Cesario. Il Righetti ci racconta le origini e il significato di questa insegna: sarebbe nata da un famigerato mantello appartenente a San Pietro dal quale, mano mano, vennero tagliate delle strisce per confezionare reliquie, fino a che, esaurite le autentiche, ne furono fatte altre con la stessa foggia e col medesimo valore simbolico. Benedetto dal Papa veniva attribuito, per particolari motivi di rappresentanza e di onore, a eminenti membri del collegio cardinalizio. In origine era una semplice striscia di lana aperta e veniva indossato durante le celebrazioni, solo il papa lo indossava sempre: cingeva il collo con due strisce che ricadevano sul petto e sulle spalle. Per maggior praticità veniva fissato, dapprima con una fibbia, poi con tre spilloni, detti acicule, con un chiaro riferimento simbolico: il pallio era di lana di pecora e veniva contrassegnato da 4 o 6 oppure da 8 croci, anticamente rosse, oggi nere. Tradizionalmente veniva confezionato dalle monache di Torre de' Specchi in Roma, queste suore si servivano della lana di due agnelle benedette ogni anno nella festa di santa Agnese, nell'omonima Basilica romana chiamata in Agone. Secondo alcune interpretazioni, il pallio rappresenta (per la forma e i materiali usati) la pecorella smarrita portata sulle spalle da Gesù, come simbolo del vescovo in quanto Buon Pastore (le due strisce terminali di seta nera simboleggiano gli zoccoli della pecora) e, insieme, l'agnello immolato per la salvezza dell'umanità; questo spiegherebbe anche l'uso della lana e delle sei croci decorative trapassate dalle tre acicule gemmate (che raffigurerebbero i tre chiodi della croce di Cristo). Il cerimoniale correlato alla preparazione del pallio e la sua imposizione sul Papa, durante la sua investitura, suggerisce questo tipo di simbolismo. Il pallio è divenuto successivamente il simbolo di un legame speciale con il Papa ed esprime inoltre la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, l'arcivescovo acquista di diritto nella propria Arcidiocesi Metropolitana: il Cerimoniale dei Vescovi lo dice chiaramente: Segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo è il pallio... I metropoliti devono ricevere il pallio prima di poter esercitare il loro ufficio nella diocesi a cui sono inviati, anche se sono stati nominati in precedenza in un'altra sede ecclesiastica. Secondo il Codice di diritto canonico, un metropolita deve richiedere il pallio entro tre mesi dalla sua nomina ed è autorizzato a indossarlo solo nel territorio della propria diocesi e nelle altre diocesi della sua Provincia Ecclesiastica (Diocesi suffraganee).

pallio

I vescovi e gli arcivescovi non metropoliti non possono indossarlo. Solo il Papa può indossare il pallio in qualsiasi occasione e in qualsiasi luogo della Chiesa Cattolica. La cerimonia della consegna ai metropoliti era perciò l'unica occasione in cui si potevano vedere due o più arcivescovi indossare il pallio nello stesso luogo e nello stesso momento. Fino a qualche anno fa ciò avveniva durante la festa degli apostoli Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana. La concessione del pallio è riservata ai metropoliti. Tuttavia il papa può eccezionalmente concedere il pallio ad altri vescovi. Nel 2008 l'arcivescovo di Trnava Jan Sokol ha potuto conservare il pallio anche dopo che la sua diocesi ha perso la dignità metropolitica a seguito dell'erezione dell'arcidiocesi di Bratislava. Il Papa Giovanni Paolo II concesse il pallio al cardinal Ratzinger nella sua qualità di Decano del Collegio cardinalizio. Divenuto papa, Benedetto XVI ha ripreso questa prassi conferendo il pallio al cardinale decano Angelo Sodano. Il pallio non può essere trasferito ad altri e, quando un metropolita muore, deve essere sepolto con lui, piegato sotto il capo. Quando un arcivescovo metropolita diventa emerito non può più usare il pallio ricevuto. L'Italia è storicamente la nazione che ha più arcivescovi metropoliti della Chiesa intera, ben 43 Arcivescovi Metropoliti: in Piemonte: 2; in Lombardia: 1; nel Triveneto: 4; in Liguria: 1; in Emilia-Romagna: 3; in Toscana: 3; nelle Marche: 3; in Umbria: 1; nel Lazio: 1, a Roma; in Abruzzo-Molise: 4; in Campania: 3; in 4; in Basilicata: 1; in Calabria: 3; in Sicilia: 5; in Sardegna: 3: Cagliari, Sassari e Oristano. Al giorno d'oggi gli agnelli la cui lana è destinata alla fattura dei pallii, vengono allevati dai monaci trappisti dell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Dal 1644 essi vengono benedetti dall'Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi nella Basilica sulla Via Nomentana il 21 gennaio e poi portati al Papa nel Palazzo Apostolico. Oggi il pallio viene tessuto e cucito dalle monache di clausura di Santa Cecilia in Trastevere. I pallii, così confezionati, vengono conservati nella Basilica di San Pietro, in una teca posta ai piedi dell'altare della Confessione, sopra la tomba dell'apostolo Pietro. La cerimonia di consegna del pallio si svolge il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo. La consegna ufficiale è collegata al giuramento di fedeltà al Papa e ai suoi successori da parte dei metropoliti. Il pallio può essere indossato solo durante il ministero episcopale nella propria sede metropolitana, se l'insignito viene trasferito ad altra sede metropolitana deve ricevere nuovamente il pallio dal Pontefice, se rinuncia al governo dell'arcidiocesi o l'arcidiocesi cessa di essere sede metropolitana, l'insignito perde la facoltà di indossare il pallio. Raramente l'imposizione del pallio può avvenire fuori dalla data prevista del 29 giugno. Il Papa imponeva, sino al 2014, il pallio sulle spalle dei metropoliti e scambiava con essi un segno di pace. Il Segretario della Congregazione per i vescovi riceveva dal Papa i palli destinati ai metropoliti assenti alla cerimonia del 29 giugno. Dal 2015 il Papa consegna il pallio, senza imporlo, a ogni Metropolita a cui sarà imposto, nella propria sede, dal Nunzio apostolico della nazione. Anche l'arcivescovo Roberto dovrà, quindi, recarsi a Roma il 29 giugno prossimo per ricevere da Papa Francesco la preziosa insegna arcivescovile che potrà usare solo dopo che il Nunzio Apostolico d'Italia gliela imporrà in una celebrazione particolare che si svolgerà nella nostra Cattedrale, forse nel mese di settembre.

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