Venerdì, 15 Novembre 2019

Progetto1

Unitamente al caro titolo del Rimedio la nostra comunità arborense è storicamente e profondamente legata anche al titolo di Bonacatu...

di Tonino Zedda

Questo appellativo designa anzitutto una piccola chiesa paleocristiana eretta, entro il perimetro di un insediamento romano tardo imperiale, nelle pendici del Montiferru, probabilmente già nella seconda metà del 500. La Sardegna gravitava allora entro i confini del grande impero di Bisanzio. L’insediamento romano venne costruito, dicono gli storici, su un impianto di epoca nuragica, forse un luogo termale dedicato al culto delle acque.Quando i monaci bizantini giunsero nell’Oristanese si stabilirono, dunque,nell’entroterra su un luogo boscoso pieno di acque sorgive, particolarmente adatto per condurre una vita cenobitica. Con essi portarono quanto di più caro avessero: la tenera venerazione per la Vergine Madre di Dio, che in Oriente si concretizza con titoli specialissimi come l’Odighitria (la Madonna che indica la Strada), la Theotokos (la Donna che ha partorito Dio) e la Eleusa (La Vergine che offre la tenerezza): in tutte le ikone mariane la Vergine è sempre raffigurata nell’atto di presentare il suo bambino: Gesù è Dio, Strada e Tenerezza. La costruzione del piccolo santuario è dunque da ascrivere a questo antichissimo periodo bizantino. Il titolo Bonacattu (o anche Bonacatu), in sardo significa certamente buona accoglienza, da cui deriverebbe anche il toponimo Bonarcado, secondo alcuni studiosi potrebbe derivare da una prima intitolazione della chiesa alla Vergine Maria Panákhrantos (Immacolata). Un Condaghe del 1110, redatto nella chiesa di Santa Maria di Bonarcado, dichiara che il santuario fu assegnato dal giudice arborense Costantino I al monastero camaldolese di San Zeno in Pisa: i monaci pisani, giunti a Bonarcado, ristabilirono il culto alla Vergine fondando, nei pressi dell’antico santuario, un nuovo monastero più grande e capace e una nuova e maestosa basilica romanico-pisana. Il piccolo santuario, a pianta cruciforme, con abside semicircolare rivolta a nordest, possiede una graziosa cupola semisferica, visibile solo all'interno, è racchiusa entro un tiburio quadrangolare con copertura piramidale. La facciata occidentale, in stile romanico, eretta nella seconda metà del XIII in conci di basalto e trachite, presenta una decorazione ad archetti pensili trilobati, di gusto arabeggiante, e alloggi circolari per bacini ceramici. All'interno i quattro bracci, tutti di lunghezze diverse, presentano volta a botte; nel braccio orientale si può vedere una vasca, risalente al precedente insediamento romano, probabilmente un edificio termale. Nel braccio sud si trova il presbiterio, chiuso da una cancellata in ferro battuto. Al centro dell’Altare campeggia la meravigliosa immagine di Nostra Signora di Bonacatu che accarezza teneramente e riceve l’affetto del suo Bambino. Si tratta di un bassorilievo in terracotta policroma, databile agli inizi del 1400, secondo alcuni di scuola senese, forse della cerchia di Donatello. Un altro dato storico molto significativo è il fatto che alla dedicazione della grande basilica avvenuta nel 1147, parteciparono i quattro Giudici sardi, fu presente anche come legato pontificio l’arcivescovo di Pisa. Non solo i bonarcadesi, ma anche i fedeli dei paesi del circondario e da tutta la diocesi per due volte all’anno tributano onori e feste a questo caro titolo mariano. Nel 1977, Paolo VI inviò un suo Legato pontificio, il cardinale Angelo Rossi, che incoronò solennemente il bassorilievo mariano con un meraviglioso diadema aureo, alla presenza dell’arcivescovo Fraghì e dell’episcopato sardo. Grazie all’interessamento degli arcivescovi Tiddia e Sanna nel 2011 la Santa Sede ha annoverato la chiesa di Santa Maria di Bonarcado nel ristretto numero delle Basiliche Minori. Il 1º gennaio 2016, lo stesso mons. Ignazio Sanna aprì solennemente la Porta Santa della Basilica in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia. Questi due titoli, le basiliche corrispondenti, le venerate immagini incoronate, sono state nel cuore anche dell’Arcivescovo Ignazio che ha istituito un vero pellegrinaggio diocesano a piedi che, il primo maggio di ogni anno, partendo dalla Basilica del Rimedio conduce tantissimi fedeli verso la Basilica della Madonna di Bonacatu.

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