Martedì, 12 Maggio 2026

 

L’immunoterapia e i vaccini terapeutici sono terapie innovative utilizzate in campo oncologico per migliorare e affiancare le terapie tradizionali: chemioterapia e radioterapia.

* di Alessandro Cabiddu

In cosa consiste l’immunoterapia?

L’immunoterapia (o terapia biologica) è un approccio terapeutico che consiste nel trattare una malattia mediante l’attivazione (nel caso dei tumori) o la soppressione (malattie autoimmuni, trapianti) del sistema immunitario del paziente. Nel caso dei tumori (e quindi dell’attivazione), essa non agisce direttamente contro le cellule tumorali, come avviene con la chemioterapia e la radioterapia, ma indirettamente mediante il potenziamento delle difese immunitarie che poi agiranno contro il tumore. Essa è una carta importante da utilizzare contro i tumori resistenti alle terapie tradizionali, ma è fondamentale anche nel combattere le recidive, quindi una ripresentazione di un tumore precedente in quanto il sistema immunitario, già entrato in contatto con le cellule tumorali, potrebbe riconoscere molto precocemente le stesse, eliminandole sul nascere.

Perché si parla di vaccino terapeutico?

Il vaccino terapeutico è chiamato così perché ha un meccanismo d’azione simile a quello dei vaccini utilizzati per le infezioni (per es. l’influenza): mediante la sua somministrazione viene stimolata la risposta difensiva del nostro sistema immunitario aumentandone l’efficacia e consentendo a questo di riconoscere un bersaglio (antigene) contro cui mettere in atto una risposta specifica. Nei comuni vaccini il bersaglio è un microrganismo (virus, batteri, ecc.), mentre nel vaccino terapeutico sono le cellule tumorali. Inoltre, a differenza dei vaccini classici, quelli terapeutici non vengono utilizzati per prevenire una malattia ma per trattarla e curarla, adiuvando o sostituendo altre terapie come chemio-radioterapia e la chirurgia che magari non sono risultate efficaci. I vaccini terapeutici possono essere personalizzati, in quanto si può prelevare parte del tessuto tumorale dal paziente, studiarlo e identificare bersagli specifici per quel tumore in quel determinato paziente, evocando risposte immunitarie più efficaci e riducendo gli effetti collaterali. Talvolta l’antigene tumorale è presente anche nelle cellule sane ma solo in piccola parte, quindi gli effetti collaterali saranno minimi anche in questi casi.

Quali sono le tipologie di vaccini terapeutici?

Essenzialmente abbiamo tre tipologie di vaccino: un vaccino contiene direttamente l’antigene-bersaglio contro cui poi agirà il sistema immunitario una volta attivato dallo stesso; un altro vaccino contiene una molecola chiamata RNA messaggero che fornisce alle nostre cellule le istruzioni per produrre l’antigene; un altro ancora prevede il prelievo, dal paziente stesso, di particolari cellule chiamate dendritiche che vengono messe a contatto con l’antigene o con l’RNA messaggero e nuovamente introdotte nel paziente. Le cellule dendritiche sono specializzate nel presentare il bersaglio alle cellule del nostro sistema immunitario, attivandolo.

Quali sono i tumori in cui l’immunoterapia ha un maggiore utilizzo?

Sicuramente il melanoma, poco responsivo alle cure tradizionali ma, al contrario, ben responsivo all’immunoterapia. Questo perché esso va incontro a molteplici mutazioni con una produzione elevata di antigeni che consente di essere sottoposto anche alle terapie personalizzate dei vaccini terapeutici. Ci sono studi in corso anche su altri tumori in sedi difficili da curare: pancreas, testa e collo.

L’immunoterapia può beneficiare di altre terapie?

Sì, faccio l'esempio della radioterapia. In presenza di un tumore si attiva il sistema immunitario e la radioterapia ha la capacità di potenziarne gli effetti. Quando il tumore è irradiato rilascia detriti cellulari che vanno in circolo e consentono alle cellule del sistema immunitario di riconoscerli come estranei e di agire, un po’ come succede quando si effettua una vaccinazione. Con l'utilizzo dell’immunoterapia, la radioterapia consente a essa di arrivare fino al sistema nervoso centrale mediante la cosiddetta barriera ematoencefalica, altrimenti impenetrabile.

Quali sono gli svantaggi di queste terapie?

Lo svantaggio principale è costituito dai costi, molto elevati soprattutto per i vaccini. Per questo si sta cercando di studiare gli antigeni condivisi da più tumori su cui poter intervenire, evitando di dover sempre effettuare una valutazione genetica sul tumore del singolo paziente, riducendo così le spese.


 

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