Sabato, 02 Maggio 2026

 

Biofilia: termine che deriva dal greco vita (bio) e amore (filia); cioè amore per la vita e, in senso più ampio, amore per la natura. Questo termine sembra stridere con i temi che in questo periodo si stanno affrontando in tutte le scuole, di ogni ordine e grado. Ma è proprio da qui che si parte perché è questo che bisogna apprendere, insegnare e imparare a vivere.

* di Daniela Dalia

Per dare ragione e senso a una Giornata che, ormai da ottanta anni, induce a ripercorrere i sentieri bui di atrocità e orrori che gli esseri umani sono stati capaci di compiere in preda a un delirio di potenza e disumanizzazione. Il 27 gennaio si è celebrata la Giornata della Memoria.

Si ripetono in ogni scuola, in ogni classe le attività che più si ritengono adatte ai bambini e alle bambine delle diverse età. Non è facile, non è scontato e ogni anno sembra che le parole non bastino più visto che l’umanità non impara mai dai suoi errori.

Le guerre si consumano in diverse parti del mondo, vicine o più lontane, ma pur sempre capaci di ferire e uccidere il rispetto e la pietà, ciò che rende nobile e unico l’essere umano. E intanto che le guerre si consumano è stridente raccontare che bisogna ricordare per non commettere più gli stessi errori. Ma, d’altro canto, sarebbe forse meglio far finta di niente e ancora una volta girarsi dall’altra parte? Evidentemente no, dato che anche il più piccolo sforzo può contribuire a renderci migliori.

I bambini e le bambine hanno ascoltato storie che raccontano con parole semplici, e prevalentemente con metafore per i più piccoli, vissuti che aiutano a comprendere le ingiustizie, la follia della prevaricazione e della discriminazione. Il compito che spetta alla scuola non è certo semplice e per niente scontato: insegnare a essere cittadini responsabili e rispettosi, tolleranti e accoglienti capaci di superare il senso di impotenza e di indifferenza che sembra spesso avere la meglio sul senso di altruismo, generosità e un normale senso di umanità.

E qui si innescano le storie dei Giusti tra le Nazioni, termine che va fatto risalire al Talmud, testo fondamentale della religione ebraica e a Yad Vashem, l'Ente nazionale per la Memoria della Shoah, istituito nel 1953 con un atto del Parlamento Israeliano per commemorare gli uomini e le donne che rischiarono la propria vita per salvare quella degli ebrei. A loro è stato dedicato un giardino nel quale per ogni Giusto veniva piantato un albero. I Giusti riconosciuti al 1 gennaio 2021 sono circa 28mila di cui circa 700 italiani.

I Giusti tra le Nazioni sono coloro che hanno scelto e agito lasciandosi invadere e guidare dall’amore per la vita, ovvero l'orientamento psicologico a essere attratti da tutto ciò che è vivo e vitale, Biofilia, che si contrappone alla necrofilia che, secondo Erich Fromm, forma l’aspetto più deviato e pericoloso dell’orientamento dell’uomo: amore per la morte. E questo sembra essere accaduto: distruggere per amore della distruzione. Tanto tempo è trascorso ma la voce dei sopravvissuti fa ancora tremare e ancora provoca un cupo smarrimento.

I numeri impressi nelle braccia con il fuoco non si lavano con il sapone ma rimangono lì impressi per sempre e per sempre costringeranno a ricordare che questo è stato. Allora, per non rendere vana quell’infamia, è necessario orientare i comportamenti dei bambini e delle bambine, sin dai primi anni di scuola, verso il rispetto, verso l’amore per la vita e per la natura.

Uno dei simboli che prevale sugli altri è la stella di David simbolo della civiltà e della religione ebraica. È bello e rassicurante pensare che la stella cucita sugli indumenti sia rimasta lì, ma chi li indossava è arrivato fin lassù e da lì è monito, faro e guida per chiunque voglia scegliere di essere Giusto. E libero amante della vita e della natura.


 

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