Lo scorso giovedì 13 novembre, nello suggestivo scenario della biblioteca di Santa Maria di Betlem a Sassari, è avvenuta la presentazione del volume dedicato a padre Michele Todde, frate francescano la cui vita, segnata da profonda fede e impegno verso la comunità, continua a essere fonte di ispirazione e impegno per molti.
Originario di Tonara, p. Michele si distinse per la sua umiltà, la vicinanza ai più deboli e la capacità di coniugare spiritualità e servizio concreto. La sua opera pastorale e il suo spirito di fraternità restano sempre vivi nella memoria di chi lo conobbe e ne condivise il suo cammino. L’incontro, coordinato dal padre guardiano del convento di Santa Maria, fra Salvatore Sanna, ha rappresentato un momento di piacevole dialogo tra il parroco di Tonara, don Michel Luisi, che è stato uno dei promotori dell’iniziativa editoriale e il curatore del libro, Costantino Floris.
Prendendo spunto dalle letture di alcuni brani del volume, interpretati e contestualizzati da Maria Loreta Soddu, lontana parente di padre Todde, è stata riassunta l’intensa vita del frate di Tonara. Le sue origini barbaricine, la prematura perdita della madre e del padre durante la sua infanzia e adolescenza, la vocazione spirituale, la sua permanenza prima a Oristano e poi proprio a Sassari nel convento di Santa Maria, per ben otto anni.
La sua disponibilità nel perseguire la missione evangelica in Turchia, in Brasile, l’esperienza della Grande Guerra, che lo vede in prima linea nell’assistere non solo spiritualmente, i militari della Brigata Sassari, la vicenda della prigionia in Germania, la gestione della parrocchia a Santa Teresa di Gallura, in quei tempi comunità che esprimeva un diffuso sentimento di lontananza verso i dettami evangelici, contribuisce a temprare l’uomo e il sacerdote che, seguendo la via tracciata da Francesco di Assisi, interpreta con cristiana coerenza la missione evangelica, sino a ricoprire un ruolo importante, durante gli anni bui che portano alla promulgazione delle leggi razziali discriminanti l’appartenenza a fedi e razze differenti, nella creazione di quella rete clandestina ad Assisi, voluta dalla Chiesa cattolica.
La rete si pose l’obiettivo di proteggere e salvare, tutti coloro, senza distinzioni di sorta, che in quel momento storico erano perseguitati dai regimi totalitari, avversi al regime, ebrei, zingari e tutti quelli che manifestavano a padre Michele il bisogno di protezione e di salvaguardia.
La figura di padre Michele è stata sintetizzata e riassunta da p. Salvatore Sanna, facendo riferimento a Francesco d’Assisi, che chiedeva ai suoi discepoli di divulgare il vangelo tra le genti, invitandoli a trasmettere quella conoscenza, se necessario, anche con le parole, a significare che non esiste metodo più potente dell’esempio di una vita vissuta con umiltà, al servizio dei più deboli, senza pregiudizi di sorta.
Così come lo descrisse anche la scrittrice Amalia Negretti Odescalchi, in arte Liala, sua figlia spirituale, nelle pagine del suo Diario vagabondo, congedandosi per l’ultima volta con p. Michele, voltandosi a guardarlo sul portale: le braccia aperte in croce, nel saluto caro a San Francesco, la figura alta, sottile, chiusa nell’abito nero dei frati minori conventuali, la breve mantella ricadente come ala a riposo, così lo vedo e lo vedrò sempre, pensando che a breve il suo venerato santo avrebbe accolto lui con quelle braccia aperte nella benedizione e nella accettazione, augurando a tutti che possiate avere quella pace e quel bene che padre Todde voleva per ogni creatura.
C.F.
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