Il Monastero di Santa Chiara è, da secoli, un luogo di spiritualità e raccoglimento per gli oristanesi, e non solo. Le Clarisse, con la loro vita di preghiera e servizio, incarnano una testimonianza di fede silenziosa ma potente, capace di dialogare con chiunque varchi la soglia del monastero alla ricerca di conforto e serenità.
* di Alessandro Pilloni
Le clarisse, insieme alle Sacramentine e alle Servidoras, sono un punto di riferimento per la città, rappresentando un pilastro di preghiera e di vita contemplativa nel territorio. A fine mese, il 30 e il 31 gennaio, alla presenza dell’Arcivescovo, la comunità delle clarisse ha celebrato il Capitolo: due giorni di incontro e di confronto, di verifica e di programmazione rispetto al cammino fatto negli ultimi quattro anni e a quello che si prospetta per il prossimo quadriennio. Durante la due giorni, è stata eletta la nuova abbadessa: Madre Maria Caterina Quartu, di Abbasanta, l’abbiamo raggiunta per rivolgerle qualche domanda.
Può raccontarci il percorso che l'ha portata a diventare Clarissa e poi Madre Superiora del Monastero?
Non avrei mai immaginato di entrare in clausura. La mia vita era scandita da impegni lavorativi e dalla parrocchia, ma sentivo un vuoto. La ricerca della felicità mi ha portata a interrogarmi sul senso profondo della mia esistenza. È stato l’incontro con il monastero e con le monache a farmi comprendere che questa era la mia strada. In loro ho visto una serenità e una pienezza che desideravo anche per me.
Quali sono le attività principali che scandiscono la giornata delle sorelle Clarisse?
La nostra vita è cadenzata dalla preghiera, che rappresenta il cuore di tutto. Iniziamo con le Lodi e l’Ufficio delle Letture, partecipiamo all’Eucaristia e ci dedichiamo alla meditazione personale. Durante la giornata, ci occupiamo anche di lavori manuali e di accoglienza. La clausura non ci isola: accogliamo chiunque bussi alla nostra porta, che cerchi conforto spirituale, un consiglio o un aiuto concreto.
Il Monastero è stato eletto Luogo del Cuore della Sardegna nel 2022. Che significato ha per voi questa testimonianza?
È una gioia immensa, ma anche un richiamo alla responsabilità. Gli oristanesi ci hanno sempre considerato un punto di riferimento, anche quando forse non ci pensavano consapevolmente. Essere riconosciute come un luogo del cuore ci sprona a continuare a essere una presenza viva e accogliente per tutti.
In un mondo sempre più frenetico e tecnologico, quale messaggio di speranza possono offrire le Clarisse?
Gesù Cristo è il centro della nostra vita, e il nostro invito è di non perderlo mai di vista. Anche nella frenesia quotidiana, è fondamentale ritagliarsi momenti di silenzio, riflessione e preghiera. Utilizziamo i mezzi tecnologici per condividere meditazioni sul Vangelo e piccoli spunti spirituali, per far sapere che ci siamo e che la spiritualità può ancora dare risposte profonde.
I giovani sono ancora attratti dalla vita religiosa?
Sì, anche se non sempre riescono a rispondere alla chiamata. Spesso sono travolti da mille impegni e pressioni. Quando le scuole o le associazioni ci chiedono di visitare il monastero, siamo felici di accoglierli. Cerchiamo di trasmettere loro l’importanza di fermarsi e riflettere, perché solo così si può davvero comprendere cosa si vuole fare della propria vita.
Quali sono i progetti per mantenere vivo il carisma di S. Chiara?
Organizziamo incontri su temi attuali, come la famiglia o il senso della vita. Inoltre, grazie al FAI, abbiamo realizzato un totem informativo nella nostra chiesa, che racconta la storia del monastero. Nella nostra foresteria accogliamo chi desidera trascorrere giorni di raccoglimento e silenzio, un’esperienza che molti trovano rigenerante.
Qual è il suo desiderio come Madre Superiora per il futuro del Monastero?
Vogliamo continuare a vivere nella carità, come ci insegna Santa Chiara. La carità tra sorelle e verso chiunque incontriamo è il nostro obiettivo quotidiano. Desidero anche ringraziare Suor Chiara, che mi ha preceduta: è stata un esempio straordinario di dedizione e amore per la comunità.
Il Monastero di Santa Chiara rimane un luogo di pace e fede, un faro spirituale in un mondo che ha sempre più bisogno di silenzio, preghiera e riflessione. A suor Caterina e alla comunità che ora guida i nostri più affettuosi auguri di fraternità.

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